Racconti impossibili – una storia di Canterbury – parte decima

Dopo un bel po’ di silenzio torna a parlare di sé frate Ethan e la sua indagine. Per chi volesse rinfrescarsi la memoria aggiungerò che il nostro frate dopo essere partito da Canterbury per indagare sui motivi per i quali Sir Percival non è più ammesso alla corte di King James, parte per Maidstone, la capitale del regno di Kent, per incontrare Glovine il bibliotecario cieco. Non è facile avvicinarlo ma si sa che gli scudi d’argento possono aprire tutte le porte.

Eccomi con la nuova parte di questo fueuilleton non troppo brillante. Se volete leggere anche le altre le trovate qui.

Un paese rinasce

 

Frate Ethan era euforico quando uscì dalla taverna dove aveva pranzato a base di pesce di fiume. “Un eccellente pranzo e un aggancio per vedere il bibliotecario cieco”. Gongolava e si avviò verso la locanda Al tabarro dove alloggiava. Era presto ma la giornata cruda nonostante si fosse a maggio gli consigliava la lettura della Bibbia accanto al fuoco.

Continuava a pensare a Maria Agnes e non procedeva nella lettura delle lettere di San Paolo ai romani. Era distratto dal pensiero d’incontrare Glovine.

Era sempre fermo sul capitolo uno della lettera ai Corinzi.

Paolo, chiamato a essere apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, e il fratello, Sòstene, alla Chiesa di Dio che è a Corinto, a coloro che sono stati santificati in Cristo Gesù, santi per chiamata, insieme a tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo, Signore nostro e loro: grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo!…

Non c’era verso di distoglierlo dal pensiero del prossimo incontro con Glovine. Si immaginava il bibliotecario come un ometto smilzo con radi capelli o forse pelato con la testa a uovo.

Sceso in sala per cenare notò l’assenza di Gwen. Avrebbe potuto chiedere a Robert perché non c’era ma non volle creare problemi. Aveva notato come l’oste seguisse con gli occhi le mosse della ragazza pronto a intervenire se indugiava troppo presso un tavolo. Se poi era il suo, lo sguardo era ancor più indagatore. “Probabilmente non sta bene”e si accomodò al solito posto d’angolo che gli permetteva la panoramica completa dell’intera sala.

Come un folletto comparve dal nulla una servetta dal viso sconosciuto. Forse si era distratto cercando con gli occhi Gwen senza accorgersi del suo arrivo. Frate Ethan inarcò il sopracciglio destro. Gli apparve strano che fosse nuova. Per qualche sera Gwen non l’aveva servito ma erano tutti volti noti. Questa era la prima volta che la vedeva. Si accorse solo in quel momento che anche le altre serve erano tutte nuove.

«Buona sera. Come vi chiamate?» Il frate voleva indagare sui motivi dell’assenza di Gwen senza dare troppo nell’occhio.

La nuova aveva una corporatura robusta e il volto rubizzo come quando si sta troppo vicino al fuoco. Al contrario di Gwen sembrava più matura dell’età che presupponeva avesse. Se Gwen dimostrava tutti i suoi sedici anni dal viso infantile butterato dai foruncoli al fisico da adolescente, la nuova ne aveva almeno una decina in più. Il viso era segnato da profonde rughe e il corpo era prosperoso.

«Paula, per servirvi» e fece un mezzo inchino.

«Sostituite Gwendaline?»

«Non saprei. Oggi è il primo giorni servizio. Cosa ordinate per cena?»

Frate Ethan stava per replicare quando comparve Robert silenzioso come un gatto.

«C’è qualcosa che non va?» Il tono era ruvido e dagli occhi trapelava una certa irritazione. Quel frate non gli garbava molto e l’avrebbe volentieri allontanato se non avesse pagato con degli scudi d’argento pernottamenti e cene. Era un periodo magro e le stanze erano praticamente vuote. Scacciò l’astio e tentò di assumere un atteggiamento più conciliante.

«Paula vi ha mancato di rispetto?»

Frate Ethan scosse il capo prima di negare con le parole. «No. Era pura curiosità non vedendo le solite facce».

«State parlando di Gwendaline?»

«No. Vedo altre facce nuove».

Robert emise una risata roca appena accennata. «Ho pensato di cambiare qualcosa. Voglio rinfrescare l’ambiente». Detto questo come era venuto se ne andò silenzioso.

«Gwendaline conosceva a memoria i miei gusti ma imparerete presto anche voi».

Frate Ethan ordinò in fretta una zuppa di cipolle con montone arrosto e verdure di stagione. Si appoggiò contrariato allo schienale. Doveva trovare il modo di contattare la ragazza, perché era l’unico legame con Maria Agnes. Chiuse gli occhi per concentrarsi sul come e il profumo della zuppa lo distolsero dai suoi pensieri.

Terminato velocemente il pasto si ritirò nella sua stanza. Leggere qualche passo della Bibbia prima di coricarsi, nemmeno parlarne. Sarebbe stata fatica inutile. Si mise accanto al fuoco a riflettere. Di Gwen non sapeva nulla a parte il nome e l’età. Chiedere in giro non ne valeva la pena. “A chi?” Si interrogò, perché a parte quell’odioso Robert non aveva altri contatti a Maidstone. “Un bel rebus” ammise a malincuore. L’unica speranza era che lei si facesse viva. “Ma come? Non sa scrivere. Quindi niente messaggi”.

Con tutti questi dubbi si coricò e sognò che Gwen fosse un folletto che non riusciva ad acchiappare.

La mattina seguente dopo le preghiere del mattutino e una rapida colazione a base di latte di capra e pane dolce si recò nella Cattedrale con la speranza che la ragazza fosse lì ad aspettarlo.

La chiesa Saint George era vuota a parte un officiante che teneva messa al nulla. Oltre al prete c’era solo lui. Frate Ethan fece una smorfia di disappunto. Aveva sperato che Gwen fosse lì ad aspettarlo vicino al confessionale. Se ne stava andando deluso del mancato incontro, quando udì la campanella dell’ora terza. “Forse ero troppo in anticipo. L’altra volta è arrivata più tardi” e si sistemò nel confessionale a pregare. Era immerso nel Confiteor, quando percepì un leggero rumore proveniente dalla grata che lo separava dal penitente. Aprì lo sportellino pronto a mandare via l’eventuale persona disposta a confessarsi.

Incontrò gli occhi blu di Gwen.

«Padre mi potete confessare?». La ragazza emise un leggero riso a sottolineare l’ironia della frase.

«Quanto avete peccato?» Frate Ethan stava al gioco di Gwen. «Volete andare in paradiso?»

«Sì. Domani all’ora terza nella cripta di Saint George».

Il frate sorrise. “Dunque Maria Agnes ha fretta d’incassare i suoi scudi d’argento”. Questo annuncio lo mise di buon umore.

«Ego te absolvo a peccatis tuis in nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti.» e fece tintinnare un paio di scudi d’argento.

«Amen» rispose la ragazza.

Però Frate Ethan voleva togliersi l’ultima curiosità adesso che sapeva che domani avrebbe incontrato Glovine.

«In cosa avete peccato per farvi cacciare da Robert?»

«Non saprei» rispose con voce amareggiata. Quei pochi pezzi di rame le servivano come l’aria che respirava. Non sarebbe stato facile trovare qualcosa d’altro. «Ieri sera al vespro ci ha radunate nella sala e ci ha dato il benservito».

Il frate rifletté se era in caso di raddoppiare il pattuito. “Forse le faranno comodo”.

Uscito dal confessionale allungò alla ragazza dieci scudi d’argento. «Se siete disponibile, potete venire con me a Canterbury. Riflettete con calma. A dopodomani all’ora terza».

Frate Ethan reputò che fosse giunto il momento di tornare al castello di King James, anche riteneva improbabile che l’avrebbe ricevuto. Era anche l’occasione per controllare se la sua scorta avesse necessità di qualcosa. Si sentiva in colpa di averli abbandonati in tutti questi giorni.

Un bel sole ravvivò la giornata spazzando via il grigiore della mattinata.

Stay tuned for next Episode.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...