L’anima gemella

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L’amava da quando l’aveva conosciuto, forse dal giorno dopo avergli chiesto un favore relativamente a un lavoro d’ufficio. Subito era scattata l’attrazione tra di loro. La primavera era meravigliosa quell’anno e fu galeotta. Uscivano dall’ufficio e facevano lunghe camminate nei parchi cittadini, parlando di sé e dimentichi di tutto. Erano felici, ma c’era un ma nella loro storia: lui, Claudio, era sposato e aveva anche un figlio, mentre lei, Alessandra, viveva ancora coi genitori ed era più giovane di lui.

«Non possiamo continuare… Io amo mia moglie», disse lui in inverno, dopo che la loro relazione era diventata intima, durante l’estate.

Alessandra soffriva, perché percepiva in lui un forte conflitto che lo portava a essere costantemente in contraddizione. Un giorno dichiarava che non poteva fare a meno di lei, un altro diceva che dovevano lasciarsi. Per lei questi alti e bassi erano laceranti. Continuarono la loro relazione faticosamente, finché non fu Claudio a decidere per la rottura. Questo, però, non pose termine alla loro frequentazione in ufficio e lui continuò con le sue contraddizioni, mostrando, a tratti, la sua attrazione per Alessandra, per poi sottrarsi a ogni decisione. Lei andava in ufficio speranzosa per tornarsene a casa col cuore sotto i tacchi.

Finalmente, un giorno, il capufficio la chiamò per proporgli un avanzamento di carriera, ma doveva cambiare sede, anche se nella stessa città. Alessandra colse al volo quell’opportunità, che si presentava come una boccata d’aria nuova per lei. I mesi che seguirono furono di partecipazione a corsi di aggiornamento molto interessanti e imparò materie nuove. Si sentì rinascere, anche se una parte di sé rimaneva legata a Claudio.

Alessandra iniziò un periodo interessante per la sua carriera. Il lavoro era stimolante e i colleghi simpatici e collaborativi e cominciava a essere serena e soddisfatta, finché un giorno lui la chiamò dicendo che aveva nostalgia e voleva vederla. Alessandra non si sottrasse a questa richiesta e lo incontrò un pomeriggio al bar sotto l’ufficio.

Quando lo vide ripiombò in quell’angoscia che la loro relazione le procurava. Lui stette lì a sussurrarle parole vuote e inconcludenti. Per Alessandra solo la magra consolazione che comunque l’aveva cercata. Da quell’incontro non scaturì altro che rimpianto e frustrazione per lei.

Passò del tempo, Alessandra si era rassegnata, anche se dentro di sé sapeva che Claudio era adatto a lei, era come se combaciassero alla perfezione, anche se non ne capiva bene il perché. Fisicamente erano simili, tutt’e due alti, magri e a detta di molti belli; scuri di capelli, un po’ ribelli, che lei portava ricci e selvaggi com’era di moda, e ambedue avevano occhi dorati, che tradivano l’origine meridionale. Alessandra, pensando a loro due, pensava al detto “chi si somiglia si piglia”. Lui le calzava a pennello, come Platone descriveva le due parti dell’ermafrodita nel mito relativo; per ognuno esiste la propria metà: non ce n’è un’altra al mondo.

La vita continuava e Alessandra decise di fare un nuovo passo nella sua vita: comprò casa. Era così felice! Era un passo importante per lei, per la sua autonomia, ma era anche stanca fisicamente per ciò che aveva comportato quel cambiamento.

Tornò qualche giorno al suo vecchio ufficio e Claudio si mostrò palesemente emozionato. Cercò di stare da solo con lei per chiederle della nuova casa e alla fine le propose di usarla per un incontro tra loro. Per Alessandra fu una doccia fredda: era dunque questo il problema, la pigrizia di cercare un posto per loro, per stare insieme. Questo era il grande amore che nutriva per lei. Vari anni senza più frequentarsi, ma era bastata la disponibilità di quattro mura e la passione si era riaccesa.

«Scusa, Claudio, ma in questo periodo sono molto stanca», disse Alessandra e si allontanò da lui per tornare tra i suoi colleghi. Ora era tutto chiaro per lei e un grande vuoto s’impossessò del suo cuore. Quanto tempo perso e quante opportunità gettate alle ortiche.

Passarono altri anni e Alessandra si era rifatta una vita con un bravo ragazzo che l’amava molto, ma lei sapeva che non era la sua anima gemella. Malgrado tutto continuava a pensare che Claudio era il suo grande amore. A volte lo sognava e tutto era come prima, le sembrava che quella fosse la realtà e il resto un brutto sogno.

Di anni ne trascorsero davvero tanti, dal giorno in cui si era innamorata di Claudio, e Alessandra ormai aveva più di sessant’anni. Non era invecchiata male e pensava che forse anche con Claudio il tempo fosse stato clemente. Non l’aveva cercato più e neanche lui l’aveva fatto. A volte si chiedeva se fosse ancora vivo: se fosse morto lei non l’avrebbe saputo mai. Finché un giorno cominciarono delle telefonate anonime, ma lei, invece di preoccuparsi, pensò che fosse lui che, come al solito, era dotato di scarso coraggio. Mai una volta pensò che si stesse illudendo: lo sapeva e basta. Solo con la propria anima gemella poteva accadere di avere una tale consapevolezza. Alessandra non aveva torto. Dopo mesi di strane telefonate mute, finalmente lui parlò. Non era un buon momento per lei: aveva una bruttissima influenza e il marito era in ospedale per problemi cardiaci.

«Ciao, sono io», esordì lui.

«Io chi?», disse Alessandra, infastidita dal fatto che lui pensasse di essere così importante al punto da riconoscerlo dopo più di trent’anni.

«Sono Claudio… Volevo dirti che non voglio ripetere gli stessi sbagli di anni fa».

«Che cosa vuoi adesso? Lascia perdere… Non voglio ascoltarti. Dopo così tanto tempo non mi interessa». Come avesse avuto il suo numero di cellulare neanche le importava. Non voleva ascoltarlo e basta.

Claudio cercò ancora di pregarla, facendole intendere di voler ricominciare con lei su basi nuove, ma Alessandra non riattaccò per pura cortesia.

«Vedo che non sei ben disposta».

«Ecco, bravo».

«Allora, ciao».

«Sì, ciao».

La telefonata terminò. Alessandra era infuriata. Ma con quale faccia tornava a cercarla dopo tanto… Mentre formulava questo pensiero si rese anche conto di una cosa incredibile e che mai avrebbe creduto potesse capitarle: ormai non l’amava più.

  1. Un bel pezzo su un amore clandestino. Sembra realtà quello che scrivi, perché succede spesso. Alessandra ci ha messo trent’anni per capire che non solo non era la sua anima gemella ma che anche non l’amava più.
    Bravissima.
    O.T. per aprile ti propongo la data del 21 aprile. Va bene?

  2. Una storia d’amore che mi è piaciuta nelle sue varie fasi, compresa l’ultima la quale segna improvvisamente la fine del nobile sentimento. Questo taglio netto dopo un lungo percorso durato moltissimi anni mi ha colpito ma allo stesso tempo l’ho apprezzato, siccome i sentimenti hanno molteplici ed imprevedibili dinamiche. Buona serata. 🙂

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