Racconti impossibili – una storia di Canterbury – parte undicesima

Dopo un bel po’ di silenzio torna a parlare di sé frate Ethan e la sua indagine. Per chi volesse rinfrescarsi la memoria aggiungerò che il nostro frate dopo essere partito da Canterbury per indagare sui motivi per i quali Sir Percival non è più ammesso alla corte di King James, parte per Maidstone, la capitale del regno di Kent, per incontrare Glovine il bibliotecario cieco. Non è facile avvicinarlo ma si sa che gli scudi d’argento possono aprire tutte le porte.

Eccomi con la nuova parte di questo fueuilleton non troppo brillante. Se volete leggere anche le altre le trovate qui.

Come aveva supposto il paggio lo squadrò dall’alto in basso come se fosse un pezzente che chiede la questua.

«King James, il nostro amato sire, è molto impegnato con le questioni di stato. Se…».

Frate Ethan lo fulminò con lo sguardo e lo interruppe senza prestare attenzione a quello che diceva.

«Dica a King James di non affaticarsi troppo con le questioni di stato. Frate Ethan, l’ambasciatore di Sir Prince John Percival, porge i suoi ossequi. Quando troverà un istante di tempo mi chiami. Sa dove trovarmi».

Detto questo si girò e si diresse verso l’uscita del castello reale, lasciando interdetto il paggio per simile sfrontatezza. Non era abituato a essere trattato come una nullità, specialmente da un frate. Aprì la bocca per formulare un qualsiasi pensiero ma questi gli morirono in gola, perché frate Ethan era già scomparso dalla sua vista.

Ethan ripresa la sua cavalcatura si diresse Al cervo d’oro. Questa discussione gli aveva fatto venir fame. Osservando la posizione del sole, visto che splendeva pallido tra nuvole veloci, dedusse che era l’ora sesta. “Giusto il tempo per un bel pasticcio di pesci di fiume con fichi, uva passa e mela agra e per concludere formaggio di pecora stagionato”. Sorrise a questo pensiero, mentre rientrava in città.

Mentre pranzava provò a ricapitolare le domande da porre domani a Glovine, ma il pranzo innaffiato di birra era troppo gustoso per rimanere concentrato sull’incontro dell’indomani.

Visto che dopo settimane di pioggia e freddo la giornata prometteva di essere tiepida, decise di cercare un posto per meditare e formulare i quesiti. Dopo aver vagabondato senza trovare quello che faceva al caso suo, optò per Saint George, dove di certo c’era l’atmosfera giusta.

Trovato una panca libera in una navata laterale defilata quasi nascosta, si sedette chiudendo gli occhi. La luce tremolante delle candele filtrava soffusa tra le palpebre. Adesso aveva la mente sgombra e pronta per formulare le domande. “Chissà se risponderà oppure mi caccerà in malo modo”. Tre erano i quesiti importanti: perché King James aveva allontanato Sir Percival dalla corte, chi ha ordinato la morte del cognato e infine cosa avrebbe dovuto fare il suo signore per tornare nelle grazie del re.

Si avvolse nel mantello di lana grezza per proteggersi dal freddo della Cattedrale e cominciò a pregare. “In questi giorni ho trascurato di rendere omaggio al Signore. Devo riparare se desidero raggiungere l’obiettivo richiesto dal mio principe”.

Cominciò con le litanie delle preghiere del mattino. Sembravano inopportune visto che era pomeriggio avanzato, mentre più correttamente doveva recitare quelle del Vespro. “Stamani non ho pregato e ora faccio ammenda” mormorò con un filo di voce, quando udì lo scalpiccio leggero di passi femminili. La panca era avvolta nella penombra a malapena rischiarata da tremule candele. “Se qualcuno viene verso di me” penso, stringendo gli occhi che non si erano abituati al buio della navata, “cerca di sicuro la mia persona”.

Il rumore veniva dalle sue spalle ma non si volse per conoscere chi osava rompere la sua meditazione.

«Sono Gwen, frate Ethan» sussurrò una voce nota. Anche se non si fosse presentata l’avrebbe riconosciuta tra mille. “Cosa vuole questa ragazza?” pensò in una frazione di tempo.

Continuò a voltarle le spalle ma con la mano le indicò di sedersi accanto a lui. Doveva dare l’impressione di un incontro casuale.

«Ditemi». Il tono della voce era spiccio nonostante avesse sussurrato la domanda.

«Volevo chiedervi se domani mi prendete con voi».

Frate Ethan rimase sorpreso dalla richiesta della ragazza. Non si capacitava dei motivi per i quali Gwen desiderava entrare nel palazzo.

«Perché dovrei?»

Passata la sorpresa ebbe un moto di stizza che cercò di non manifestare attraverso la voce. Aggrottò la fronte in attesa di una spiegazione.

«Quei pochi denari che Robert mi dava mi facevano comodo. Quindi voglio chiedere se mi assume al suo servizio».

Poi rimase in silenzio in attesa di una risposta positiva.

Frate Ethan sgranò gli occhi sotto il cappuccio che copriva il suo volto. Aprì la bocca per chiuderla rapidamente. Lo sconcerto era troppo forte per rispondere subito. Doveva riflettere e calibrare le parole. “Non credo che Maria Agnes sara felice di vedere me insieme a Gwen”.

«Ma Maria Agnes che dirà, vedendovi?»

Un leggero risolino subito represso usci dalla bocca della ragazza.

«Ma lei non lo saprà».

Il frate era sempre più sconcertato. “Vuole venire con me e nessuna la vede. Forse si tramuta in fantasma?” Doveva chiarire bene questo punto. Maria Agnes era troppo importante per lui per inimicarsela.

Gwen intuì i pensieri di Frtate Ethan e gli spiegò il piano escogitato.

«Domani all’ora terza, anzi prima, mi nasconderò qui in chiesa per vedere dove Maria Agnes vi conduce per passare nel palazzo di Glovine. Io vi seguirò silenziosa fino alla meta».

Il frate annuì. Aveva compreso il piano di Gwen ma restavano ancora dei dettagli da chiarire.

«D’accordo ma poi nel palazzo come pensate di agire?» Era curioso di conoscere il resto.

Nuovo risolino sommesso da parte della ragazza.

«Sono piccola e passo inosservata nella penombra della stanza. Aspetterò paziente che voi e Maria Agnes ve ne andiate per uscire e implorare Glovine».

Adesso era il frate a ridacchiare. “Furba la ragazza. Aspetta solo che Glovine rimanga solo prima di uscire dal suo nascondiglio”. Stava per chiedere cosa avrebbe ottenuto in permuta, quando cambiò idea. Doveva dire solo un sì oppure un no senza scambiare nulla.

«Se voi mi aiutate nell’esecuzione del piano, io…»

Frate Ethan la interruppe subito. Niente scambi ma solo una risposta positiva o negativa.

«D’accordo. Io fingerò di nono conoscere i vostri piani e di ignorare che voi mi avete seguita nel passaggio segreto, se qualcosa…».

«Non avrete di che pentirvi. Andrà tutto bene».

Silenziosa come una gatta si alzò per andarsene lasciando il frate a rimuginare su quello che gli aveva raccontato.

Stay tuned for next Episode.

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