LA FONTANA A CICLO CONTINUO

Il paese si stava spopolando. I giovani cercavano lavoro in città. Gli anziani morivano. La giunta comunale si arrovellava in cerca di idee per riportare il paese all’attenzione dei turisti. Tra tutte le proposte bizzarre di una coalizione bizzarra, si scelse quella più stravagante: la fontana a ciclo continuo. La stramberia era tutta per l’inverno visto che la temperatura scendeva fino a quindici gradi sotto zero. Il sindaco disse di non preoccuparsi, in fondo si era nell’anno duemilaventuno e gli scienziati avrebbero inventato qualche cosa per eludere il ghiaccio. Siccome il primo cittadino era un politico vero, che sapeva convincere gli altri, non gli fu difficile persuadere tutto il consiglio comunale, opposizione compresa.

La fontana a ciclo continuo fu inaugurata a settembre, con banda musicale, trombette da stadio, porchetta, salsiccia e la parata dei militari della vicina caserma. Insomma, il trionfo fu nell’organizzazione più che nell’evento. Infatti parteciparono in pochi; qualche vecchio sdentato che preferiva il semolino alla porchetta, e la giunta comunale. Ma tutte le testate giornalistiche nazionali furono invitate, perché come si diceva prima, il sindaco era un abile persuasore, e nessuna si lasciò scappare il servizio sulla fontana a ciclo continuo.

Ne parlarono anche i telegiornali e persino il Presidente della Repubblica ne fece un accenno durante il discorso di fine anno, affermando che in quei tre mesi il paese aveva aumentato a dismisura il turismo, soprattutto in dicembre, grazie ai mercatini di natale. Ma il parere dei turisti era più che negativo e la paura che il passaparola tornasse indietro come la falce della morte, obbligò il consiglio comunale ad una riunione straordinaria. C’era da inventarsi qualcosa. L’aiuto arrivò dalla natura, appena l’inverno strinse la borsa e il ghiaccio si impossessò di tutto. Anche la fontana ghiacciò e lo fece di notte, quando la temperatura scese come un aereo in picchiata. Si formò una stramba figura di ghiaccio: due mani giunte come se stessero pregando. Si gridò subito al miracolo e questa volta arrivarono le televisioni di tutto il mondo. La gente accorreva per pregare e nacquero negozietti di gadget religiosi. Il sindaco si assunse il merito; qualcuno lo propose come premier: “È l’uomo dei miracoli!”

Ma a marzo il miracolo svanì, i turisti si stancarono di osservare un evento che non era altro che uno spruzzo di acqua che si arrampicava nell’aria per poi ricadere verso terra. Il paese fu abbandonato dagli ultimi ragazzi, i vecchi morirono. Rimasero il sindaco e la sua giunta, che non avendo cittadini si sciolse come il ghiaccio a primavera.

di Stefano Re

  1. Mi sembra di leggere una cronaca attuale coi nostri politici di carta, capaci solo di blaterare al vento.
    Una bella metafora che rappresenta l’attuale.
    O.T. per luglio è pronta la data del 4 luglio. Cosa ne dici?

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