Happy Hour

Il signor Mattia Pilcher iniziò a raccontare della giornata mentre indossava le pantofole in finto camoscio e mai avrebbe potuto immaginare che l’ingegner Felice Masini, proprio in quel preciso momento, stesse riaprendo gli occhi perplesso di trovarsi tutta la sua rapace famiglia intorno. E ancor più strano per lui sarebbe stato apprendere come un sentimento di odio fosse stato indirizzato verso le sue salvifiche conoscenze sul massaggio cardiaco dal miracolato ingegnere.
La signora Grazia De Michelis provò a mettere in scena la faccia più interessata del suo ormai decennale repertorio, per dissimulare la noia per l’ennesimo racconto eroico dei salvamenti del marito; tra poco meno di mezz’ora sarebbe iniziato “Mai troppo tardi”, il fortunato e triste talent per signori e signore di mezz’età in forte ritardo sulla loro personalissima tabella di marcia verso il sospirato successo artistico.
Quello della signora Grazia giaceva per esempio nella mailbox dell’aiuto segretario alla produzione Omar Franchetti, più interessato al momento al talento pelvico di tal Alessandro, cognome non pervenuto, che provava a suo modo a farsi strada nella vita alleviando le solitudini di collaboratori e collaboratrici della signora e padrona dei Talent show, Piera Savasta, la procace conduttrice di “Mai troppo tardi”, detentrice del record mondiale di interventi chirurgici anti invecchiamento.
Pare poi che improvvisamente la signora Grazia fu colpita da un dettaglio del racconto e che fece ripetere ben tre volte il cognome del fortunato ingegnere, accusando una improvvisa fitta al cuore, magistralmente simulata dall’alzarsi di scatto dalla sedia e provare a passeggiare lentamente intorno alla tavola apparecchiata per cena. Voci social bene informate davano infatti per certa la relazione tra la plastica Piera e l’ingegnere fondatore della “Masini succhi genuini”, assurto ai clamori delle cronache per alcuni video erotici trafugati dal suo pc, che lo ritraevano insieme a svariate meteore dei reality procurate ad arte dall’astuta Piera. La gente italica infatti ama visceralmente i marchi dei presunti viveures immortalati nei rotocalchi. E tutto questo avevo triplicato le vendite di succhi Masini e le entrate della clinica Mater Dei che la Savasta frequentava assiduamente.
Si dovrebbe però specificare che era stato Lorenzo Pesci, social media manager del gruppo Masini, a realizzare i video utilizzando alcuni programmini per deep fake, con l’unica finalità di imporre il succo di frutta pera e basilico come simbolo di machismo suprematista, raddoppiando così le vendite di un prodotto di pessima qualità e per lui imbevibile. Più d’una volta aveva dovuto dissimulare in pubblico la sua avversità al liquido giallastro, con una sbandierata allergia alle pere che le malelingue sottolineavano non essere per sfortuna quelle in vena.
Pare infine che sia l’ingegner Masini che la signora De Michelis avessero nel medesimo istante espresso l’auspicio di una visita del buon Mattia in quella stanza d’ospedale, sebbene per motivi molto diversi.
Piera Savasta a questa richiesta aveva a dir il vero già pensato in chiave commerciale allertando il Franchetti per gestire la produzione dell’evento. Questi, molto contrariato dal dover interrompere l’interessante discorso con il citato Alessandro, si ritrovò dall’altro capo del telefono la voce tremante della De Michelis praticamente in lacrime per la notizia, ma piuttosto lucida da citare il mail famoso con il curriculum artistico e che il contrariato Omar finse di aver letto per tagliare corto e tornare a mettere la sua attenzione e le sue mani sul modello ancora nudo sul divanetto dello studio.
Il giorno dopo, l’arrivo a Villa Esperia dei coniugi Pilcher ricordò molto quella di due star sulla Croisette. In realtà il nugolo di fotografi che li accolse era formato da figuranti reclutati tra i possibili partecipanti a La spiaggia, reality autunnale sugli amori estivi. La notizia così confezionata, avrebbe fruttato molto, grazie alla precipitosa valanga di richieste dei rotocalchi disperati dello studiato riserbo che rischiava di escluderli dal lauto festino mediatico.
La signora De Michelis finalmente sentì che quel mondo, che tanto aveva agognato, la stava per accogliere tra le morbide braccia della Savasta che, con enfasi studiata a favore di camera, li aveva accolti nella hall della lussuosa clinica delle Pie Opere di Santa Esperia Martire. Piera fu inoltre molto eccitata dal contatto stretto e prolungato con la aspirante concorrente di Mai troppo tardi. Ada De Michelis aveva infatti vinto in gioventù parecchie edizioni del Miss Maglietta Bagnata di Trellaggio e Piera apprezzava molto il genere milf, nonostante continuasse ad accompagnarsi a ricchi imprenditori. Complice il caro chirurgia estetica sul tema non poteva infatti dichiarare la sua preferenza femminile: una serie di tagli al budget dovuti ai ridicoli ascolti e molti investimenti sbagliati avevano peraltro intaccato il magro patrimonio della conduttrice e solo la visibilità televisiva consentiva ancora di accedere ai ricchi patrimoni degli anziani capitani d’impresa ancora in circolazione.
Ali di figuranti in cerca di visibilità, accompagnarono la loro ascesa verso le suites della clinica, mentre fotografi ignoti scattavano centinaia di foto della scollatura vistosa della bella Ada. Giunti al piano una graziosa suorina in abito candido li accolse e preso in consegna il signor Pilcher le pregò di attendere in un salottino tranquillo proprio lì sulla destra. Le due rimasero quasi un’ora a parlare fitto fitto, mentre Mattia dietro la porta chiusa della stanza dell’ingegnere riceveva la sua dose di ringraziamenti.
Eppure quando l’infermiere tornò fuori nel lungo corridoio la sua faccia era tesa, incupita. Sarebbe stato ovvio accorgersi della sua espressione, ma né Ada, né Piera avevano molto interesse a queste cose e continuavano a sorridersi e a sfiorarsi come ragazzine.
Il tempo passò come passa veloce per tutti noi che lo misuriamo, coi nostri calendari, con i passi contati in fretta. L’ingegnere dopo qualche anno lasciò questa terra: questa volta a casa da solo non ci fu nessun Mattia a tirarlo per i capelli. E poi alla fine era giusto così, l’eternità non è roba umana e le vite, come le cose, devono avere una fine.
E un fine. Ada il suo l’aveva raggiunto e periodicamente tirava fuori le foto e i ritagli dei rotocalchi che la ritraevano in svariati sedicenti flirt con personaggi semisconosciuti che il Franchetti le incollava addosso per un po’. Con Piera si sentivano una volta a settimana. In fondo quella loro amicizia clandestina era stata l’unico vero regalo di quel periodo. Non era stato amore, sebbene una certa passione sessuale le avesse travolte. Il fatto è che nude sul grande letto della casa al mare, nei loro corpi imperfetti e in vari punti flaccidi, loro due si parlavano, si raccontavano la vita, quella di ogni giorno, fatta di code in tangenziale e carrelli della spesa. E di questa cosa qui erano felici; si carezzavano i fianchi che alla Mater Dei provavano disperatamente a modellare ed erano felici.
Ada come ultima esibizione del programma aveva fatto una poco probabile danza del ventre e il costume striminzito che aveva indossato lo custodiva in una scatola di paste di mandorle che le erano arrivate da un ammiratore siciliano. Ogni tanto lo tirava fuori e ricordava con nostalgia il momento che aveva suscitato le ire delle strutture della rete, scandalizzate dal cedimento del reggiseno a fascia in prima serata. Tutta una roba studiata a tavolino per tirare su qualche interazione social della desolata pagina Facebook.
Negli ultimi giorni Ada varcava l’ingresso dell’ex Santa Esperia Martire pensando con nostalgia a quel lontano arrivo teatralmente ordito dalla macchina del Franchetti. Adesso un annoiato custode la degnava appena di uno sguardo svogliato, mentre provava a finire il cruciverba sulla penultima pagina di un quotidiano. Al secondo piano Mattia Pilcher stava terminando la degenza per un piccolo intervento di ernia e provava a finire il triste pasto dai piatti di plastica giallastra. Accolse la moglie con un piccolo sorriso e mandò giù due sorsi dalla bottiglietta di plastica.
Si scambiarono qualche convenevole e parlarono un po’ di casa e del tempo. Poi di colpo Mattia disse: «Era stanco Masini.»
Ada lo guardò perplesso.
«Quella volta che rimasi con lui nella stanza mi disse che non poteva ringraziarmi. Che se era ancora vivo il motivo stava nel fatto che non aveva le palle per farla finita. Disse, sai che significa ogni giorno alzarsi e sperare che ti venga un colpo? E quando ti capita finalmente quel giorno lì, uno stronzo ti rimette in giro.»
Ada gli prese la mano, «ma tu hai fatto solo il tuo dovere.»
Mattia guardò fuori dalla finestra: «già, ma da quel giorno ho pensato davvero che in fondo sono uno stronzo. Anche di te, del tuo successo non me n’è fregato poi granché.»
Ada gli scosse la mano abbozzando un sorriso: «ma se sei stato sempre il mio più grande fan.»
Rimasero un po’ in silenzio, poi ripresero a parlare di robe futili e delle prossime vacanze. Prima di andare via finalmente gli chiese come si sentisse.
Mattia sembrò contrariato dalla domanda, quasi non volesse parlare di quel corpo che non sembrava volerlo accompagnare ancora per molto tempo in giro. Disse, «bene» e «ce la faremo». Disse così e mai e poi mai Ada avrebbe immaginato che quelle sarebbero state le ultime parole che avrebbe sentito da lui.
In chiesa Piera arrivò con un tailleur pantalone molto adatto al momento. Si sedette accanto ad Ada e per tutto il rito le tenne stretta la mano.
Finito tutto rimasero per un po’ a camminare sul vialetto di ghiaia bianca del cimitero.
«Tu sapevi?», chiese Ada con un filo di voce.
«Sì, mi aveva chiamato tre settimane fa. Non sapeva quanto sarebbe durata e allora s’è inventata la faccenda dell’ernia.»
Ada fece altri due passi, poi si fermò a guardare un grande albero sulla destra. «E ora?», chiese.
Piera le mise una mano sulla spalla: «Mi ha chiesto di non lasciarti sola. Vedrai, ce la faremo?»

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