8 marzo, festa della donna

A tutte voi, buon 8 marzo 💛

Ad ogni donna ,
ad ogni madonna
ad ogni figlia di buona donna,
ad ogni bimba,
ad ogni ragazza,
ad ogni membro di questa “razza”,
che lotta,
che cresce,
che perde e subisce;
l’unica che partorisce.
A chi viene zittita,
a chi perde la vita
a chi viene oltraggiata,
a chi viene stuprata;
a chi viene amata e rispettata.
Ad ogni mamma
che ha concepito,
a chi questo dono
non è stato dato,
a chi vuole figli per istinto ancestrale,
e anche a chi figli proprio non vuole,
a chi li ha vicini,
a chi li ha lontani,
a chi li ha pianti ad un funerale.
A chi la mimosa
la vuole buttare,
a chi l’accetta,
con vero piacere.
Al giallo, all’azzurro
al rosa ed al nero,
ad ogni colore,
e ad ogni mistero,
di questa creatura,
di tosta fattura,
che di essere donna
ha l’immensa avventura.

Lucia Lorenzon, 8 marzo 2021

She

Arrivo un giorno in ritardo e, di nuovo, con miei disegni anziché scritti. Purtroppo oltre alla mia proverbiale distrazione il passaggio a nuovo operatore telefonico ha portato disservizi nella connessione, e pertanto nuovamente mi scuso con Gian Paolo.

Vi lascio con alcune mie figure femminili, disegni digitali, tra il minimal e l’astratto, e vi auguro, visto che l’anno è solo all’inizio, un 2021 come sperate.

Lucia Lorenzon, 7 gennaio 2021

Cartoline di Natale

Siccome in questi ultimi mesi non riesco a scrivere, se non di cose estremamente personali, vi lascio alcuni miei disegni digitali a tema invernale/natalizio, visto che Gian Paolo lascia la possibilità di esprimere la propria creatività anche in modi diversi dalla scrittura.

Con l’occasione auguro a tutti voi di poter trovare, nonostante il periodo così difficile, un momento di serenità e di tener stretta la speranza di un tempo migliore.

Buon Natale

Lucia Lorenzon, 9 dicembre 2020

Settembre

Strano mese tra dolcezza e rimpianto,
l’incertezza d’esser fine
o inizio.
L’ aria si terge,
preparando i cieli puliti d’autunno,
dimentica che sei ancora estate.
Nessun mese, fin da fanciulla,
mi ferisce tanto.
L’ estate muore, a nord,
senza consolarmi ancora di colore.
Sei il mio capodanno.
Resta la fiducia
in qualcosa di nuovo,
che profuma di buono.

Lucia Lorenzon, settembre 2020

Foto da web

La mascherina

Mi scuso Gian Paolo per il ritardo. Ecco questo scritto in rima, tra l’ironico e l’amaro.

Ho la fissa delle rime, non so se si era capito, e, certe parole, sono per me un invito.
In questi giorni ci ho pensato spesso, a crear una filastrocca, con un poco di successo.
La volevo fare con un termine che è vezzeggiativo, eppure, da un bel po’, lo si pensa in negativo.
Non lo sto scrivendo, ancora, in modo palese, ma l’avete già capito, certo non scrivo in politichese.
Sembra sia diventata un’ insopportabile tortura, “imposta” da non ho chiaro quale dittatura.
Chi ancora la porta al chiuso, o dove c’è tanta gente, oramai è considerato solo un deficente.
Una pecora senza cervello, un sacrificabile agnello, una sorta di beota che non crede che tutto gira solo intorno alla banconota.
Una strategia mondiale ha finto un virus micidiale, anzi, no, peggio, proprio lo ha creato, per fare un po’ di spazio in questo pianeta sovraffollato.
Via i vecchi, via i malati, via
i fragili e gli indifesi. Sono zavorre al piede, sono soltanto pesi.
Un po’ di pulizia come una derattizzazione, ogni nazione ha scelto, la sua via di elezione.
Se Bolsonaro dice che tanto tutti si muore,
Trump risponde di bere candeggina ogni tot ore.
Pure Johnson ci ha provato, a ripulire il Regno Unito, peccato che poi, lui stesso si è ammalato.
Magari la via giusta l’ha seguita la Svezia: “non c’è problema, vivete pure tranquilli, pazienza a chi cade, come cadono i birilli”.
Ma sì, importante é, alla fine, l’economia salvare, che cosa state lì a contar le bare.
E poi ancora credete ai numeri della Lombardia? Ai tanti morti senza accanto nessuna compagnia?
Alle zone rosse, alla val Seriana? Ma niente di più di una stagional buriana!
In Italia tutto quanto lo ha pensato Conte, il peggior genio del male, rispetto a lui, è un dilettante, il suo unico obbiettivo: un popolo ubbidiente.
Eh no, ma quelli svegli qui si stan ribellando,
lo dicono a gran voce Salvini e la Meloni, per non parlare poi dei gilet arancioni.
Diciamocela tutta, questa verità brutta, tutto quanto non è a caso partito dalla Cina, che a tutto quanto il mondo voleva vender la mascherina.

Lucia Lorenzon, 14 luglio 2020

Lucia Lorenzon

Il mangiatore di sonno

Soffro da molto tempo di insonnia, e conosco molti che ne soffrono, dedico a me stessa e a tutti costoro (magari ce n’è qualcuno anche qui fra voi) questa filastrocca “sdramatizzante”.

Questa è la filastrocca del mangiatore di sonno,
e qui ardua è la rima, mi viene sol “tonno”.
E allor me la cavo con un colpo geniale:
questa è la filastrocca del ladro seriale
di quel sonno che, se si perde, fa male.
Una notte, poi due, poi non tieni più il conto
però ti senti sempre più affranto.
Il sonno rubato
ti lascia spossato,
che sian notti in bianco,
o risvegli precoci,
diventano, a volte, ore feroci.
Non sai cosa fare,
nè cosa pensare,
ti trovi a mattina
più stanco di prima.
Quel losco tipaccio continua spietato,
a nutrirsi del sonno del malcapitato.
Bisogna fregarlo, con un piano preciso,
coltivar pensieri che portan sorriso,
o, meglio ancora, se ce la si fa,
coltivar oasi di serenità.
Sará confuso, l’ingordo mangiatore,
nel veder l’insonnia calar le sue ore.
Ripiegherá allora, il mangiatore di sonno,
magari proprio su una scatoletta di tonno.

Lucia Lorenzon, 18 giugno 2020

Girasoli

Vorrei regalarti un girasole.
Sono coraggiosi i girasoli,
innamorati del Sole,
lo cercano, sempre,
anche nei giorni più scuri,
quando imperversa il temporale.
Chinano il capo un attimo,
ma mai domi,
per risollevarlo, poi,
pazienti e fieri,
al riapparir di quella amata luce,
perché il Sole,
(lo sanno i girasoli),
torna, torna sempre.

Lucia Lorenzon, 4 giugno 2020

Aspetterò

Ho fatto un patto col desiderio,
che il mio corpo urla.
Aspetterà i tuoi occhi
per leggercelo dentro,
e sperando che le tue mani
segnino il mio lunare candore.
Aspetterò la tua voce
parlarmi a fior di labbra,
e morirne,
mentre già ora, lontana,
sa invadermi di brividi,
accedendo irripetibili pensieri.
Aspetterò,
prigioniera di questi tempi
che non avrei voluto vivere,
alfine, anche solo un momento,
per tener quel viso tra le mani;
sorriderti,
imbarazzata e felice,
e non dimenticarlo più.

Lucia Lorenzon, 8 maggio 2020