Baciami la nuca

Rieccomi, una poesia un tantino “hot” questa volta, spero vi piaccia.

Baciami la nuca,
bagnata di piacere,
dopo ore d’amore
senza pietà,
nè mia,
nè tua.
Ci siamo persi,
dentro noi,
sentenziato,
con passione furente,
la reciproca appartenenza,
un possesso senza paure.
Mi consegno,
ti consegni.
Fusi in un mondo
che ci ha come soli abitanti,
ma creatori di nuove visioni,
di nuovi sogni,
nuove realtà.
Siamo nostri, Amore;
ma ora baciami la nuca,
a lieve sigillo
di un per sempre.

Lucia Lorenzon, luglio 2017

  

“Raccontami”, mia video poesia su YouTube

Raccontami
di luoghi lontani,
poesie mai sentite,
fruscii di farfalle.
Raccontami
di aquile e gabbiani,
cieli infuocati di tempesta
e notti di stelle cadenti.
Raccontami
di ciò che è stato,
di chi ti ha amato,
di chi ti ha potuto odiare.
Raccontami di ere antiche
e di futuri immaginifici.
Raccontami
la perfezione del blu
e la felicità di un giallo.
Raccontami
emozioni sconosciute,
paure segrete,
passioni che fan tremare.
Raccontami
la follia,
la magia,
il coraggio.
Raccontami
di quella ruga tra gli occhi.
Raccontami di te. 
Lucia Lorenzon 

Spero si veda perché ho avuto problemi di caricamento. Buona lettura e visione.

Lucia

Scrivere…scrivere…

A volte ci  provava a sublimare le brutture in poesia. Ci provava con gli occhi, ci provava con la voce docile e gentile. Ci provava con un sorriso.

Ci provava perdonando.

Ci provava scrivendo.

Scriveva, scriveva, su agende, diari, foglietti, PC, cellulari. 

Senza interlocutori se non quelle pagine bianche, prima, quegli schermi vuoti, poi.

Parole per raccontarsi, parole per spiegare a sé stessa ciò che era. Per fare ordine nel caos, per dare un senso a troppe cose che per gli altri non avevano senso, e lasciarlo a testimonianza di sè o, chissà come racconto a chi  sarebbe venuto. Un uomo, un figlio…qualcuno. 

Una infinita mole di parole, per non perdere ricordi, per non perdere nè il male nè il bene.

Per andare a cercarsi quando si smarriva.

Per capire che era diversa da chi la circondava, ma non peggiore, no, diversa, fragile, impaurita, spesso e allo stesso con una profonda forza.

I suoi scritti erano coordinate, suggerimenti, malinconie e tenerezza di sè. Erano sprone verso il meglio, erano lucida analisi, fino alla spietatezza.

Lucidità che, a volte, non le permetteva ugualmente il cambiamento, ma che la rendevano consapevole anche nei momenti disperati. Lacrime e consapevolezza.

La disperazione scemava scrivendo.

Le emozioni e le felicità, a volte così sue, da non essere da nessuno colte come possibili gioie, venivano fermate. Divenivano quadri.  Meravigliosi tocchi di colore. Carezze da ritrovare sempre. Profumi conosciuti. 

La sua vita scorreva su realtà vissuta e scritta.

La sfida e il rifugio. 

E quando riusciva provava a darsi anche ai versi.

No non sapeva “poetare”, ma provava a dare musicalità a qualcosa che aveva bisogno di uscire da dentro, prendendo vita e leggerezza.

Chè le poesie sanno essere lievi. 

Trasformare grida in sussurri.

Sfiorarti, parlarti, darti fiato.

E allora scriveva, scriveva…
Lucia Lorenzon  8 aprile 2017

Cuore e cultura

immagine da web

C’è sempre chi ti informa che tu non hai cultura.
È gente assai gentile, che ti usa la premura, di dirti le lacune che hai in letteratura.
Che dire poi dell’arte di artisti assai importanti,
come puoi tu non sapere date, nomi, stili ed eventi?
E la storia, il nostro passato? Non merita attenzione chi lo ha trascurato. Lo devi ben sapere quello che è accaduto. Non essere
imprecisa, non perdere il dettaglio, non puoi giustificarti come candido giglio.
Ma dai non sai tutto di Mozart, di Bach e di Beethoven? E di Verdi, di  Vivaldi ? La cultura mica fa saldi!
E poi c’è matematica, fisica, astronomia; ma in che contesto vivi, che vergogna figlia mia.
Va bene, vi ringrazio di tutta la premura, son certa che son grave e mi serve una gran cura.
Nel tempo ci ho provato a costruirmi dentro, a leggere il possibile, a darmi nutrimento, a conoscer  brutto e  bello che fan crescere il cervello.
Ci provo ogni giorno, curiosa di ciò che ho intorno, non saprò come altra gente, ma chi non è ignorante?
Siamo tutti impreparati scoperti in qualche fronte. Magari non capiamo il dolore di chi ci è di fronte; o non sappiamo dare, a chi ci chiede amore, e fare una carezza per dare sicurezza. 
Se poi non allunghiamo la mano verso chi cade, a chi ci guarda zitto, cercando un po’ di bene, allora l’ignoranza ha colto il nostro cuore.
Se siete preparati, colti e risplendenti, ma non capite niente degli altrui sentimenti, allora non
vi guardo con muta ammirazione, e non merito da voi nessunissima lezione.

Lucia Lorenzon 22 marzo 2017

Il desiderio dei fiori (versi e immagini)

Stavolta dei versi nati per accompagnare la prima di queste mie immagini, che è stata ispiratrice delle successive. La rappresentazione, con questi fiori, di un desiderio che si sente, ma si può solo sfiorare.


Si sfiorano,

sensuali petali.

Come dita di seta,

cercano

l’amato fiore

sbocciato insieme.

E’ il desiderio

di un brivido,

un solo brivido,

nell’algido

bianco e nero.


Immagine digitale di Lucia Lorenzon

Immagine digitale di Lucia Lorenzon

Immagine digitale di Lucia Lorenzon

Immagine digitale di Lucia Lorenzon

Immagine digitale di Lucia Lorenzon

Lettera di Natale 

Caro Babbo Natale,

Scrivo a te seppur da piccolo mi avevano insegnato a scrivere a Gesù Bambino, mamma mi spiegava che il giorno di Natale si festeggia la nascita di un Bimbo che era venuto tra gli uomini per salvarli.
Mamma aveva molta fede e ha sempre cercato di trasmettercela, più col suo esempio di vita che con imposizioni.
Purtroppo io, crescendo, l’ho persa, e poi, anno dopo anno, i bambini, hanno cominciato a scrivere a te, Babbo, e forse Gesù è stato un po’ scordato.
Da bimbo in questo periodo uscivo a raccogliere il muschio, ricordo ancora il forte odore che emanava e che, finché non si seccava un poco, riempiva la stanza dove papà preparava un tavolo per il nostro presepe.
Papà era bravo a creare casette e capanne, io e mio fratello facevamo laghetti con la carta stagnola, dove posizionavamo le ochette di plastica. I pastori erano tanti, e qualcuno era molto improbabile, dato che lo sceglievamo fra i nostri soldatini, ma faceva la sua figura lo stesso, e poi perché un soldato non poteva andare a trovare Gesù Bambino?
Ora vedo tanti alberi di Natale in giro, all’aperto, sulle terrazze, qualcuno si intravede dalle finestre. I presepi li vedo nelle chiese, in cui ogni tanto entro, spero si continuino a fare anche nelle case. Magari con la Madonna, Giuseppe, il Bimbo appena nato, il bue e l’asinello…basta una famiglia, l’amore vero, ed è già “Presepe”.
Già…
Sai Babbo, io una famiglia ce l’avevo, avevo una casa, ogni anno insieme ai miei figli mi divertivo tanto a creare il presepe, ad addobbare l’albero, a cercare doni per i miei bambini e a perdermi nella felicità dei loro occhi.
Sono grandi oramai, non so più niente di loro, da tanto.
Mi mancano, vorrei cercarli, ma mi vergogno troppo.
Mi vergogno, Babbo, di vivere per strada, coperto di scatoloni e, quando va di lusso, con le coperte che mi danno i volontari, cerco di tenermi in ordine, di andarmi a fare doccia e barba ogni quindici giorni ( ma a volte passa anche un mese), presso un’Associazione che aiuta i senzatetto qui in città, ma non mi basta per sentirmi dignitoso.
Sono un barbone, un clochard, un disgraziato.
Ho perso il lavoro anni fa, Babbo, ho tanto cercato qualcos’altro, ma nessuno mi ha dato una possibilità e ad un certo punto sono entrato in depressione e non ho più cercato io.
E intanto le difficoltà economiche creavano una tensione sempre più insopportabile in famiglia, mia moglie ha chiesto il divorzio, sono dovuto andarmene di casa, e per me non non è rimasta che la strada.
Ho visto i miei cuccioli per un poco, ma era sempre più difficile frequentarli, senza avere un luogo per noi, e così, pian piano, si sono allontanati, fino a che non li ho visti più.
Che dura Babbo rinunciare ai miei amori più grandi!
Perché ti scrivo, Babbo? In fondo non so.
La speranza di una vita diversa l’ho persa da tanto, e forse una vita normale non la saprei vivere più.
Ma, magari, tu potresti aver pensato ad un regalo per me.
Io t’aspetto.
Mi trovi in periferia, all’angolo tra via Garibaldi e via delle Acacie, dove c’è una casa abbandonata da tanto, davanti al portone. C’è un poco di tetto sopra che mi ripara.
Ho fatto un albero…ne ho trovato uno tra i rifiuti e per gli addobbi mi sono ingegnato.
I pochi bambini che passano di lá lo guardano, e guardano me senza paura, è una gran cosa sai, non essere guardati con diffidenza.
Fa freddo…mi avvio. Stanotte ho una coperta, son fortunato.
Parlano sempre della “magia del Natale”…Lascio fare a te, ci voglio credere un’ultima volta.
Io ho fiducia.
Io aspetto.

A presto

“Sei…”: una mia video-poesia su YouTube 

Una proposta ancora diversa: da racconti a filastrocche, da immagini a “poesie” (virgoletto perché il titolo di poetessa non son così superba da attribuirmelo) a questo tentativo (provato già alcune volte sul mio blog) di accompagnare le mie parole con immagini e musica.

Buona lettura e visione

Lucia 
Sei
In ogni passo
In ogni respiro
In ogni lacrima
Sei l’alito caldo del vento
E l’impero del sole
La fresca carezza
Della luna
Il rosso lieve e prezioso
Dei papaveri
Che tremano.
Sei ovunque sia la bellezza,
Anche nel viso
_E nello stesso azzurro_
Degli occhi
Di una figlia non tua.
Sei l’Amore
.

“La strega”(filastrocca)

dipinto di A. MALINOWSKI

Tratti angelici
Capelli incandescenti


Dubbio amletico 

Su origini e ascendenti


Il volto da un pittor sognato

Un corpo che istiga al peccato


É fata, é angelo, é strega?

Forse una maga fattucchiera?


Non guardatela  negli occhi, per carità 

O di voi qualsiasi cosa farà 


Nessun segreto sarà più vostro

Lo leggerà come scritto da inchiostro


Poi se vi vuole

La fuga non vale


Se lei ha deciso di avervi con sé

Voi cadrete ammalati ai suoi piè 


Fugate ogni dubbio [anche se lei nega]

Siete caduti tra le braccia di una strega. 


Lucia Lorenzon