Settembre

Strano mese tra dolcezza e rimpianto,
l’incertezza d’esser fine
o inizio.
L’ aria si terge,
preparando i cieli puliti d’autunno,
dimentica che sei ancora estate.
Nessun mese, fin da fanciulla,
mi ferisce tanto.
L’ estate muore, a nord,
senza consolarmi ancora di colore.
Sei il mio capodanno.
Resta la fiducia
in qualcosa di nuovo,
che profuma di buono.

Lucia Lorenzon, settembre 2020

Foto da web

La mascherina

Mi scuso Gian Paolo per il ritardo. Ecco questo scritto in rima, tra l’ironico e l’amaro.

Ho la fissa delle rime, non so se si era capito, e, certe parole, sono per me un invito.
In questi giorni ci ho pensato spesso, a crear una filastrocca, con un poco di successo.
La volevo fare con un termine che è vezzeggiativo, eppure, da un bel po’, lo si pensa in negativo.
Non lo sto scrivendo, ancora, in modo palese, ma l’avete già capito, certo non scrivo in politichese.
Sembra sia diventata un’ insopportabile tortura, “imposta” da non ho chiaro quale dittatura.
Chi ancora la porta al chiuso, o dove c’è tanta gente, oramai è considerato solo un deficente.
Una pecora senza cervello, un sacrificabile agnello, una sorta di beota che non crede che tutto gira solo intorno alla banconota.
Una strategia mondiale ha finto un virus micidiale, anzi, no, peggio, proprio lo ha creato, per fare un po’ di spazio in questo pianeta sovraffollato.
Via i vecchi, via i malati, via
i fragili e gli indifesi. Sono zavorre al piede, sono soltanto pesi.
Un po’ di pulizia come una derattizzazione, ogni nazione ha scelto, la sua via di elezione.
Se Bolsonaro dice che tanto tutti si muore,
Trump risponde di bere candeggina ogni tot ore.
Pure Johnson ci ha provato, a ripulire il Regno Unito, peccato che poi, lui stesso si è ammalato.
Magari la via giusta l’ha seguita la Svezia: “non c’è problema, vivete pure tranquilli, pazienza a chi cade, come cadono i birilli”.
Ma sì, importante é, alla fine, l’economia salvare, che cosa state lì a contar le bare.
E poi ancora credete ai numeri della Lombardia? Ai tanti morti senza accanto nessuna compagnia?
Alle zone rosse, alla val Seriana? Ma niente di più di una stagional buriana!
In Italia tutto quanto lo ha pensato Conte, il peggior genio del male, rispetto a lui, è un dilettante, il suo unico obbiettivo: un popolo ubbidiente.
Eh no, ma quelli svegli qui si stan ribellando,
lo dicono a gran voce Salvini e la Meloni, per non parlare poi dei gilet arancioni.
Diciamocela tutta, questa verità brutta, tutto quanto non è a caso partito dalla Cina, che a tutto quanto il mondo voleva vender la mascherina.

Lucia Lorenzon, 14 luglio 2020

Lucia Lorenzon

Il mangiatore di sonno

Soffro da molto tempo di insonnia, e conosco molti che ne soffrono, dedico a me stessa e a tutti costoro (magari ce n’è qualcuno anche qui fra voi) questa filastrocca “sdramatizzante”.

Questa è la filastrocca del mangiatore di sonno,
e qui ardua è la rima, mi viene sol “tonno”.
E allor me la cavo con un colpo geniale:
questa è la filastrocca del ladro seriale
di quel sonno che, se si perde, fa male.
Una notte, poi due, poi non tieni più il conto
però ti senti sempre più affranto.
Il sonno rubato
ti lascia spossato,
che sian notti in bianco,
o risvegli precoci,
diventano, a volte, ore feroci.
Non sai cosa fare,
nè cosa pensare,
ti trovi a mattina
più stanco di prima.
Quel losco tipaccio continua spietato,
a nutrirsi del sonno del malcapitato.
Bisogna fregarlo, con un piano preciso,
coltivar pensieri che portan sorriso,
o, meglio ancora, se ce la si fa,
coltivar oasi di serenità.
Sará confuso, l’ingordo mangiatore,
nel veder l’insonnia calar le sue ore.
Ripiegherá allora, il mangiatore di sonno,
magari proprio su una scatoletta di tonno.

Lucia Lorenzon, 18 giugno 2020

Girasoli

Vorrei regalarti un girasole.
Sono coraggiosi i girasoli,
innamorati del Sole,
lo cercano, sempre,
anche nei giorni più scuri,
quando imperversa il temporale.
Chinano il capo un attimo,
ma mai domi,
per risollevarlo, poi,
pazienti e fieri,
al riapparir di quella amata luce,
perché il Sole,
(lo sanno i girasoli),
torna, torna sempre.

Lucia Lorenzon, 4 giugno 2020

Aspetterò

Ho fatto un patto col desiderio,
che il mio corpo urla.
Aspetterà i tuoi occhi
per leggercelo dentro,
e sperando che le tue mani
segnino il mio lunare candore.
Aspetterò la tua voce
parlarmi a fior di labbra,
e morirne,
mentre già ora, lontana,
sa invadermi di brividi,
accedendo irripetibili pensieri.
Aspetterò,
prigioniera di questi tempi
che non avrei voluto vivere,
alfine, anche solo un momento,
per tener quel viso tra le mani;
sorriderti,
imbarazzata e felice,
e non dimenticarlo più.

Lucia Lorenzon, 8 maggio 2020

Un tempo nuovo

Foto di Lucia Lorenzon

Sto cercando sorrisi negli occhi, dietro a maschere di paura. Mi rincuorano piccole rughe che si accendono quando si allarga il sorriso celato.
Cerco luci in fondo allo smarrimento, mentre attendo, poggiata ad un carrello che diventa quasi scudo, segna distanze che nell’attesa  allentiamo in chiacchiere lievi, coltivando la leggerezza come un impegno.
La primavera esplode, assolata, regalandoci una bellezza che reca in sé consolazione e nostalgia, forse la notiamo fino in fondo, davvero, per la prima volta.
Il futuro é sospeso.
La speranza gioca a volte con l’illusione.
La paura é ora compagna di ogni battito di cuore.
Cerco i bambini, creature tanto forti da dover tener nascoste, inconsapevoli vincitori di un nemico che non sa radicarsi laddove il tempo non ha ancora lasciato tracce.
Scorrono i giorni.
Verrà il domani, mentre l’amore, senza curarsi di nulla, semina nel cuore il desiderio di un bacio, di un odore ancora sconosciuto, di uno sguardo in cui cercarsi.
Verrà il tempo delle lacrime non piante, di carezze a volti perduti, rimasti fermi dentro cellulari che hanno portato voci, saluti, sorrisi ed addii.
Verrà il tempo di chieder perdono, di ringraziare chi ha combattuto, chi ha vinto, chi ha perso.

Verrà il tempo.

Lucia Lorenzon, 10 aprile 2020

Tornerà il tempo

Tornerà il tempo
di sudore e grida,
di peccati capitali
da scontare insieme,
rubandosi,
ingordi,
le carni;
Il tempo
d’indecenti desideri.
Torneranno le mani
ad appiccare incontenibili incendi,
ad arcuare la schiena,
che chiederà di più,
che chiederà ancora,
e il ventre implorerà possesso.
Allora incollerò le labbra alle tue,
a ridirti,
dentro, in gola,
in un soffio gemente,
quanto amore
può stare
in un “ti voglio”.

Lucia Lorenzon, 11 marzo 2020

L’età dell’amore

Mi sarà concesso
adire a nuovi sogni,
a poesie con rime sconosciute
sentire risuonare
su altri selciati i miei passi?

Ci sarà una mano calda
da stringere lungo la restante via
e baci da poggiare, ancora timidi,
su una pelle dall’odore buono,
e ora sconosciuto?

Avrà un cuore nuovo
dove abitare
questo cuore che anela tepore,
e sa battere, inesausto,
d’emozione?

Troverà brividi e sudore,
grida da soffocare,
in una insaziabile bocca,
un corpo addosso,
cui farsi prendere,
urgente di desiderio?
Un volto, con tanti segni di vita
da carezzare?

Giochi da adulti
e risate complici
liti e silenzi
da risolvere perché “ti amo” ?

Che età ha l’amore?

Lucia Lorenzon 19 febbraio 2020

Lettera di Gioia ad un amore lontano…

Una immaginaria lettera ad un amore grande e lontano

Amore mio,

Sai… Il coraggio non era lasciarsi, ribadisci sempre che ho voluto io, pervicacemente,continuare, anche se tu sei troppo grande, anche se sei lontano.
Sì, io, con tutta me stessa, perché dovevo poterti dire e sentire l’amore fino all’ultimo momento possibile. L’amore stava nelle ore a far l’amore la sera, un tempo, ma l’amore sta in un bacio, in un cuoricino, in un ti voglio bene, in una foto, una canzone cantata a squarciagola , un abbraccio scritto, un “dammi la mano amore”, sta in un solo cuore che pulsa su WhatsApp , nelle confidenze sulle pene e sulla salute, nei ti amo al telefono, quando si può. Non so contenerlo nel cuore, tesoro, é tanto grande come un tempo, come se mai il tempo fosse passato, straripa e se non lo manifesto, soffro. È lì, intatto, adattato ai tempi possibili, ai momenti, racchiuso nelle foto, nelle poesie, nel buongiorno e nella buonanotte.
Nel tuo mancarmi sempre.
É così che ti amo. Riempiendo di tutto l’amore possibile l’attimo che ho a dispozizione, con la dolcezza nella voce, e un amore che non si contiene ma si adatta, perché l’immenso può stare anche in una faccina coi cuori, mandata perché, anche se la vita è più complicata, ha momenti di grande sofferenza (per me soprattutto in questi ultimi mesi è davvero difficile ) tu sei la luce sempre accesa, la stella guida, l’unico amore che sento scaldarmi da dentro, perché è l’unico che è entrato dentro nei meandri più nascosti di me.
Mi adatteró a quel che accade, al tempo che si ridurrà, ma ti dirò il mio amore sempre; perché sei il mio primo pensiero il mattino e l’ultimo la sera e quello che mi accompagna in ogni cosa che faccio, sempre lì, perché io sono cosí. Io so amare così. E se fossi diversa non sarei la Gioia che hai amato, e devo dirtelo l’amore.
Devo dirtelo.
Per favore non aver fastidio per queste parole, non sentirlo troppo questo amore, è così bello per me amarti tanto, non sono parole che criticano te, sono solo una dichiarazione d’amore.
Solo una dichiarazione d’amore.
Ciao tesoro.
Tua, sempre e per sempre,

Gioia