Il gran finale

Troppe cose e il tempo che vola, mentre tu resti sempre la stessa, infondo non dispiace, sta diventando una questione di punti di vista. Situazioni, eventi, circostanze che tornano alle mente e di nuove, che poi di nuovo alla fine non hanno molto. Volti nuovi, ma vecchi pensieri. Con la sensazione che i giorni stiano scorrendo alla meno peggio, da che parte stavi, quando tutto poteva andare al meglio? Situazioni, eventi, circostanze che tornano alla mente e di nuove, che di nuovo hanno poco. Poi di nuovo i turni, il lavoro, macinare km a qualsiasi ora del giorno. Per cambiare strada, per perdersi. Ricordi che si fissano fin dentro le ossa e frasi che vorresti dimenticare, chi ha mai detto che il tempo può tutto? Discorsi che sembravano un copione di vecchia annata, un vino di qualità invecchiato male. Ubriacati ancora se puoi. Con la sensazione che i giorni stiano scorrendo alla meno peggio, da che parte stavi, quando tutto poteva andare al meglio?
Avevi dei pensieri, sì. E sai. Va quasi bene così. Situazioni, eventi, circostanze che tornano alle mente e di nuove, che poi di nuovo alla fine hanno poco.
Niente di imprevedibile, così è per tutti. Per non ricominciare, per non ripetere. Con la sensazione che i giorni stiano scorrendo alla meno peggio. Un compito di algebra che non ho completato. 
La sigaretta persa in macchina, il volume alto. La strada che è notte inoltrata. Finestrini abbassati, persa la voglia di parlare. La silente voglia di abbandonarsi al niente, ..il gran finale.

camerieri e caffè

Siamo in uno dei bar del centro più frequentati, clienti viziati, gente che si è messa dietro a fare il cameriere.
“Il suo caffè lungo signora” passa il primo di questi; lasciando la tazzina al centro del tavolino. Un pezzo di legno laccato nero che fa angolo. Appoggiato alla parete dove ha lasciato un impertinente segno. “Grazie” è una voce femminile, cliente fissa. “In caso desiderasse altro…” è una voce maschile dai toni cordiali. “No, sono apposto cosi”. La voce femminile si trasforma in occhi, occhi che hanno rivolto l’attenzione verso una coppia a distanza di qualche tavolo. Occhi che si trasformano in pensieri, se stessa. Pensieri che si trasformano in una quiete stanchezza.
Impossibile ignorare i segnali, stava nuovamente cambiando tutto. Una nuova fase di assestamento. Difficile fare previsioni. 
I camerieri ondeggiano tra i tavoli, sembra una coreografia senza sceneggiatura e regista. Pensieri che si trasformano in una linea rigida delle labbra “sposato? Avrà una famiglia? Figli? Divorziato?” Tutti noi abbiamo divorziato da un impegno importante almeno una volta. Porta alle labbra quel liquido aromatico amaro e dolce che sia. Perfino le cattive abitudini sono salutari.
Qualcosa cattura l’attenzione. Un uomo di media statura seduto affianco, davanti ad un paio di brioche ed un caffè doppio. Colazione da campioni?
Incuriosita finge di controllare dei messaggi sullo smarthphone, IG, whatsapp, facebook…
L’uomo se ne accorge e fissa lo sguardo per nulla intimidito. Afferrando con le dita della mano destra il bordo del tavolo.
Lei abbassa lo sguardo con fare annoiato, cercando chissà nelle pagine di internet. Passa qualche minuto. La coppia s’alza e lascia il resto sul tavolo, un bambino si lamenta del latte troppo caldo, un anziano fa cadere il quotidiano per terra, …
“E’ libero?” solleva lo sguardo, una brioche si presenta vicino al suo caffè. “E’ da qualche tempo che volevo chiederle di uscire, ma l’unico modo che ho trovato e aspettarla qua”
La voce femminile vince il momento che ha creato “sono una compagnia silenziosa”. Ora quel tavolo sembra più stretto e completo allo stesso tempo.  “Potrebbe andare bene anche così”
“Dopo di lei” fa, prima di dare un morso alla brioche.
Lei spegne lo smarthphone e lo ripone nella borsa accanto alla sedia, riprendendo a sorseggiare il suo caffè ormai tiepido. Il cioccolatino è ancora intatto.

Vaniglia

Non ci crederei, sono qui davanti che l’ascolto, ha qualcosa di distante, percepisco stia nascondendo qualcosa. Osservo il taglio delle sopracciglia, una scura linea netta. Il colore degli occhi, d’un tratto mi sento pervaso da un vago senso di disagio.
“Che cambiamento” sospiro.
“Nelle ultime settimane non ho avuto molto tempo di scriverti, stasera potremmo andare in quel locale? Vicino al negozio di fiori che fa angolo…”
Scorro gli occhi dal quadrato dell’orologio brillante al tacco alto “che cambiamento…”
Rivolge un largo sorriso “ci faremo compagnia” o quasi, continuo ad osservare “certo, come preferisci” ha qualcosa che impedisce di sentirmi a mio agio. “Ti chiamo poi, inizia a breve la riunione di consiglio” mi avvio verso la sala, sta sorridendo.
La testa vacilla, come dopo aver bevuto di troppo  “che cambiamento!”
Per qualche ora assorto dal lavoro. La progettazione di un nuovo brand mobilita diversi dei nostri colleghi. Il progetto dovrebbe essere, come tutti i nuovi progetti, innovativo, ricercato. Naturalmente a basso costo, la nuova sfida del dirigente dell’anno.
“Cosa ne pensi?”
La bozza scorre di mano in mano attorno al tavolo “di innovativo ha il colore verde” qualcuno dice ironico “potremmo ingrandire questi dettagli, far leva sui prodotti che intendiamo rivalorizzare sul mercato” aggiunge un altro.  “Potrebbe essere un punto di svolta!” il terzo; una frase che ho imparato in automatismo “col giusto impegno, si ottiene il massimo” ne sono convinto, essendo arrivato fino a sedermi a questo tavolo. Nel mentre, un paio di occhi dall’altra parte della vetrata incontrano i miei, cosa stava osservando?
Quanto cambiano le persone, i soldi.
“Credo che andrò a bere un sorso d’acqua” dico ai colleghi, c’è movimento oggi. Uscendo dalla seconda entrata, considero il fatto di volerla evitare di proposito.
“Vai di fretta?” riconosco la voce femminile, passandomi accanto. Il ticchettio dei tacchi mi provoca una certa sensazione. “E’ così, hai ottenuto la promozione” faccio; sorride compiaciuta “non è grandioso?”.
Faccio un gesto con la mano, siamo in una delle stanze inutilizzate del piano. Di chi è stata l’idea di mettere questa fontanella d’acqua, qui?!
“Ti trovo in forma, davvero” esprimo sincero.
“Periodo fortunato, non potrei chiedere di meglio” si osserva le unghie laccate di nero.
“Trovato la tua dolce metà?” un’altro dei suoi sorrisi
Bevo qualche sorso, riflettendo sulla risposta “sai com’è, se respira…”
“Oh, non credo. Non sei di questo genere”
“Hai ragione, ma sai. Le persone cambiato” accenno. Che abbia colto il nesso? Scuote la testa, lasciando ondeggiare i capelli. Mi arriva dritto al naso un odore intenso di vaniglia.
Fa un passo verso di me, tirandomi per un passante della cintura. Sorreggo la sguardo, ma infondo a quel paio di occhi scuri, non mi ritrovo.
“Non è il periodo”
Oltre al bianco delle pareti non so su quale dettaglio potrei soffermarmi per evitare il passo successivo. Da certe reti è difficile uscirne senza drastici tagli.
Alcune voci in corridoio risolvono la situazione.
C’è qualcosa nel suo modo di fare che lascia nell’incertezza. Si avvia verso il suo ufficio, resto ancora per qualche momento al mio posto, l’odore di vaniglia scomparso. L’unico lecito pensiero che vorrei non affiorasse alla coscienza; come si possa essere così commerciabili. Probabilmente, al giusto prezzo, avrei avuto anch’io una fetta della torta.

i vortici del tempo

Occhi velati di fumo

capisco che sei stato il mio veleno

nel profondo essere il tuo stesso marchio

ma con un difetto di prefabbricato

sei stato acido

e poi miele

un mix mortale e mai vitale

intossicata e poi amata

in quale ordine?

di te porto spine e pistole

puoi spararmi e farmi sanguinare

di te ne ho l’abisso nella carne

a te supplico un rinvio

ti reputavo il migliore, l’eroe dei miei mondi

adesso ti guardo e piango

quei viaggi

quelle promesse

ne ho tanto e quasi mi intossico

così presente e così dolente

mi chiedo se leggi in me ancora il tuo marchio

hai dimenticato

non l’hai mai cercato

e quei viaggi

e quelle promesse

mi hai strappato i miei anni migliori

hai calpestato i miei sogni

mi è solo rimasto l’amaro

non sapere se ne uscirò fuori

di te ho tanto e niente

del vuoto che hai e di quello che lascerai

dovrò convincermi che sono nel torto

per poterti perdonare.

Se anche dopo capisci

se senti che hai trovato il tallone d’achille

se avverti fin dove hai iniziato a sanguinare

distillazione

Immagine tratta liberamente dal web

 

“Qualcosa da bere?”
rientriamo da poco da una cena fuori fra amici, si direbbe di me che sia il quadro della tranquillità al contrario di lei. Chiudo la porta e accendo il quadro luminoso della sala, qualche angolo rimane in penombra, va bene così.
“Non ho preferenze, basta che aggiungi un paio di cubetti di ghiaccio e andrà bene qualsiasi alcolico” dice sedendosi, allunga entrambe le gambe sul divano, sfilandosi i tacchi bordeaux, il tacco picchietta sul pavimento, prima l’uno e poi l’altro. L’abito da sera prende la piega sull’interno delle cosce.
Verso un paio di bicchieri di scotch “ho come la sensazione che sia il momento di parlare, non trovi. Questa cosa di vivere le situazioni e gli avvenimenti a modo tuo. come se fossi il regista della sceneggiatura, eppure vedo che continui ad andare contro la tua personalità”
Soppesa le parole, mordendosi il labbro “Mi conosci ormai. Ho addosso la terribile sensazione di essere al punto di partenza. Ovunque sia, in qualche modo. Ciò che sono prima o poi ritorna in superficie e distrugge il copione. E’ avvilente in un certo senso, gli sforzi che faccio per essere diversa, nei momenti più critici sono vanificati”.
Allontano dal divano il tavolino in vetro che impreca per l’insulto. Creo giusto lo spazio per me. “Cosa vuoi dire?” chiedo sedendomi ai piedi del divano bianco in finta pelle.  Penso distratto allo spreco di soldi, sfilandomi le scarpe lucide.
Rivolge lo sguardo al soffitto, lo sguardo annoiato “dico che nonostante i buoni propositi, una parte di me riesce a vincerli e qualcosa va perso, qualcosa perdo come fosse inevitabile”
Poggio la testa sulla parte libera, il bicchiere di scotch per terra “la tua parte che non vuoi ascoltare, continui a metterla a tacere. La soffochi. Andando contro corrente più verso te stessa che verso altri” risento la voce nella sala, siamo noi e le nostre parole, i nostri discorsi. Chi ha conosciuto qualcosa di più intimo e riservato?
Beve un lungo sorso di scotch, tossendo un poco.
“Vorrei che seguire me stessa fosse la strada giusta, credo che potrei essere felice. Non sono come te. Sembra la vita ti scivoli addosso, nella tua tranquillità mi ritrovo a guardarti con incredulità misto a stupore. Come una bambina messa davanti ad un trucco di magia che non conosce” si gira sul fianco, mi ritrovo all’altezza della piega del vestito sulle cosce, qualcosa mi distrae.
“Non c’è il trucco. Sono me stesso, sono ciò che voglio essere. Accontentarsi di tutto ciò che passa, essere passivi. E’ la strada giusta se vuoi renderti infelice. Non so quanto tu possa ancora resistere, rendendo infelice te stessa e infastidendo gli altri con il tuo comportamento da sofferente”
“Sei sempre così diretto” disse finendo di bere, nei suoi occhi si leggeva che stava soppesando ogni ultima parola.

15 Marzo 

Abbiamo parlato,

non succedeva da diverso tempo. Lo so per certo.

Quel parlare, giusto quel parlare, quando apri la valvola e le parole sbuffano fuori, come una moka che ha finito il suo dovere e sbollisce placida.

Ha ascoltato,  quante persone che conosci ascoltano? Poche, non trovi? Quanto è curioso che le persone ascoltino così, senza preavviso, proprio quelle verso cui non ti saresti rivolto, fino a poco prima?

Sai, ti sto cercando, vorrei tu sapessi. E’ il desiderio del “non ancora” come se fossi ad un passo da te. Di quando vorresti prendere quel nuovo smartphone solo per comporre un vecchio numero, ed infine finire in qualche post di facebook, oppure una notifica su instagram, un messaggio dalla Vodafon. Ecco la nostra ricca realtà virtuale.

Siamo la generazione della sterilità sentimentale.

Ha ascoltato, quante persone che conosci  ascoltano? Poche, lo so. Mi domando a chi ti rivolgi, quando la tua nave sta per girare il timone, hai ancora una stella da guardare di buon auspicio?

Credo di aver perso di vista la mia, so che c’è, da qualche parte  indicherà la cosa migliore o forse la meno peggiore.

Stavamo parlando, un fresco primo mattino. Ascoltava sì, con vivo interesse ed una stanchezza evidente sugli occhi e sulla lingua. Parlavamo, come se il tempo fosse tutto lì, come se tutto potesse aspettare la fine della nostra conversazione.

Stringendomi nella mia finta giacca di pelle, qualche brivido per il freddo e la stanchezza addosso “e così, tutto come deve andare, non trovi?” “si, trovo, e sai… a volte penso che tutto possa essere realizzato, delle altre maledico il giorno in cui ho iniziato, ridicolo, non trovi?”

Non ho composto nessun numero, non ne avevo modo. Quel nuovo smartphone sembrava così inutile, in mezzo al sedile del passeggero, mentre me ne tornavo a casa in macchina. Accendo lo stereo e lascio ripetere la stessa canzone. L’unica compagnia di questo periodo.

Mi domando verso chi, tu ti stia rivolgendo. Forse mi pongo un pensiero in più e forse scorri sulle tue acque, con l’unico pensiero di cosa portare al porto a fine giornata.

Volevo essere fatto diversamente, pensare ad altro o non pensare affatto, ma sai, stavamo parlando, un fresco primo mattino. Ed il suo interesse nell’ascoltarmi, ha riportato a te, chiedendomi se mai e quando ti potrò…

 

Ambizione

E’ lei è soltanto lei, il sogno di un disastro inatteso.
Magari se o magari forse…

Brillante, in pieno corso di impegni oltre la sua portata, chi l’avrebbe mai detto? Dal più basso gradino fino ad una discreta ascesa, fino a dove? Quanti passi si devono fare prima di sentire di valere qualcosa, prima di poter solo pensare “sono vivo”. Se non fosse per quel malessere mal celato, hai scelto tu questa vita? Un sottofondo che guasta l’atmosfera. Hai scelto? Quanto di quello che stai vivendo ti appartiene. Quanto di ciò che ti circonda hai scelto? Un sottofondo che guasta l’atmosfera, chi l’avrebbe detto, dal gradino più piccolo fino ad una discreta ascesa…in pieno corso di impegni oltre la sua portata, hai davvero le carte in regola per batterli tutti?

Magari se o…forse.

Eppure sai, qualcosa manca. Un pezzo di puzzle che non hai. Perso lungo il cammino, oppure ancora tutto da cercare

“Che cosa hai fatto per te, soltanto?”.

Al di là della carriera o dello studio, degli affetti, delle aspettative e delle responsabilità.

Dove sei veramente? Quella parte che continua a farsi sentire e che non riesci ad ignorare. Un richiamo di coscienza come una morsa nei momenti più inaspettati. Una cena di lavoro, un’uscita fra amici, una pranzo col tuo compagno.

Un tuffo nell’animo è la sensazione. Un dettaglio. Fosse un colore, una scena di vita quotidiana, un film trovato per caso, un taglio di capelli, una frase.

Il libero arbitrio è un dono che non si sa mai come utilizzare, per troppa gente scrivere il proprio destino è sinonimo di paura. Per altre, una pressante e torturante ambizione.

La ”Lei” 

E’ lei e soltanto lei, il disastro d’un sogno inatteso, magari poi o magari se. Potrebbe cambiare o tormentare un’altra ciocca di capelli. Ci fosse il momento per di qua il cambiamento. Chi potrebbe dirlo? ”Qui, sei molto più eloquente” indicando con un dito  la sua testa. Da cornice un mezzo sorriso. Chi avrebbe potuto dirlo o ipotizzarlo, una notizia, una frase, un augurio. Progettando. La radio nella testa senza poter staccare la spina. Sei, devi, fai, costruisci. Per chi stai combattendo i mulini a vento?  Credi ancora che scalando la montagna tu possa trovare una meritata pace, intoccabile? Stai riguardando eventi del passato. Riviste e spolverate sotto una vivida luce di esecuzione.

24 Dicembre ’16

Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo. Lev Tolstoj

E’ un single trentenne al banco della frutta, ha in mente un’immagine distratta dell’ultima donna con cui è stato “con chi passerà il Natale” si chiede, mentre valuta il prezzo di un Iceberg e di una classica lattuga verde a foglie larghe. A chi rivolgerà le sue attenzioni? Butta dentro al carrello la lattuga, proseguendo a passo spedito. Sente qualcosa andargli storto dentro, un pezzo incrinato che vorrebbe ignorare. Bambini urlanti qualche metro più in là, una giovane coppia che discute sul menù della sera, una famiglia al completo che aspetta il turno alla cassa, un anzianotto col bastone a passi misurati va verso l’uscita.

Il nostro giovane ha deciso per l’insalata e per qualche fettina di carne, manca il contorno di lenticchie che sa dove trovare. Un abitudinario del punto vendita.

Il bambino ha scelto il pacchetto di caramelle dopo aver rovistato tra quelli esposti, ne ha fatti cadere diversi “Riccardo!” lo richiama la madre “quante volte ti devo dire ancora di non prendere le cose che non sono tue?” “voglio questo” i bambini se ne fregano delle regole, sanno come rendersi felici. E’ Natale, pensa la mamma, mentre ripone il pacchetto nel carrello, aggiungendo mentalmente alla somma che hanno raggiunto. Cerca con lo sguardo il marito, intento allo smartphone. Ecco una parte dei soldi della tredicesima, avrà un’altra? Soppesa. Il marito raccoglie lo sguardo e ripone in tasca il lucente nuovo gingillo, la raggiunge e le stampa un bacio sulla fronte “mi hanno chiesto un cambio turno al lavoro per questo Lunedì”, “vorrà dire che sfrutteremo il tempo a disposizione” sorride lei, rassicurando entrambi.

Il nostro giovane verso la cassa, aggiunge un pandoro in esposizione vicino al nastro della cassa. Rigorosamente senza canditi, come ogni anno a questa parte. Arriva il suo turno, saluta la cassiera “anche stasera sei di turno, gioia?” “Per poco, sei l’ ultimo, smonto tra dieci minuti” “oh, guarda…ho giusto tutto il tempo per aspettarti”. 

Passa il resto del tempo fuori dal market, fino a quando una giovane ragazza dal caschetto biondo si presenta davanti “ti piace proprio prendere freddo”, “no, mi piace sapere che sarai mia tra qualche minuto, dopo aver comprato le mie solite cose”. Andava avanti così da sei mesi, chi trovasse più agio in quel tira e molla, non è chiaro. 

Imbosca la macchina vicino al magazzino del market e lascia accesso il riscaldamento. I vetri della macchina sono del tutto appannati, mette le sicure alle portelle “non si sai mai…” ride lui, lei ha steso il sedile “allora? Ho freddo”.

La famiglia al completo è uscita, il bambino corre verso la macchina con la bocca piena “Riccardo, una caramella, non tutte, dopo ti viene male al pancino” fa un largo sorriso “vaaa beenee”,  riempiendosi la bocca “ssssshhoonnoo buuhhhone” “Riccardo insomma! Sputa fuori, subito!” non riesce a ridere “nhoo” si gusta il momento e va a sedersi in macchina. Il padre ripone la spesa “tesoro non prendere freddo, entra anche tu, si gela”. Entra e fa partire il riscaldamento, girandosi verso il figlio “ti ho detto di sputare fuori” il bambino indica una macchina bianca in lontananza, illuminata dal lampione “guarda quella macchina bianca, forse rotta, è accesa senza muoversi, che fumo fa!” i genitori si guardano in modo ammicchevole dallo specchietto retrovisore.

“Oh, … così” il nostro giovane ha puntato sulla sua serata migliore  “sempre, magnifica” ansima. Torna sul sedile del guidatore, bastano due minuti ed è pronto per ritornare a casa. “Rimani il più veloce di tutti i tempi” fa lei con una nota di delusione. Lei che come altre, forse spera di cambiarlo, in meglio? Si sistema a sua volta e scende dalla macchina “stammi bene, maratoneta” un veloce bacio umido. Il nostro giovane fa retromarcia e torna verso casa, la ragazza dal caschetto biondo ha un compagno che sta aspettando. Un compagno che probabilmente ha preparato uno dei suoi piatti preferiti e sta come una docile bestiola sul divano comprato insieme qualche mese fa all’IKEA.

Il bambino durante il tragitto verso casa ha finito il pacchetto “ultima!” esulta estasiato, nel mentre emette un terribile lamento e prova a tossire “Riccardo! Riccardo! Accosta! Accosta subito!” Frena di colpo ed una macchina bianca in corsa passa a suon di clacson e lampeggianti. Scende la madre in preda alla paura e all’ansia, d’istinto apre la bocca, ma non vede nulla. Mette in atto una manovra da primo soccorso insegnategli ai tempi dell’università. Il bambino spunta a getto la caramella intera. Finisce col piangere disperato, mentre la madre lo stringe al petto tremante “adesso basta caramelle per un mese intero!” “nono, basta sempre!”il padre guarda la scena sentendosi inerme.

Il nostro giovane ha steso le gambe, messo a cuocere il riso ed in ammollo la lattuga tagliata. Che pazzo quell’uomo in strada! Stavo per investirlo, ripensa arrabbiato all’evento della serata. La ragazza dal caschetto biondo non gli ha scritto come faceva di solito, potrebbe farlo lui, ma ricorda di non volere responsabilità. Controlla la cottura e accende la tv, danno una commedia romantica. Si ricorda di dover scrivere ai suoi genitori, ma non parla con loro da diversi anni, ogni anno pensa di doverlo fare, poi ogni scusa è valida per rimandare. Il riso è pronto, lo passa sotto l’acqua tiepida e riempie il piatto, aggiungendo il condimento che aveva preparato. Toglie la lattuga dall’acqua e strizza nella centrifuga. Suonano al campanello, chi sarà a quest’ora di cena? Che noia. Fa finta di non sentire e continua a girare l’insalata. Drriiinnn “lo so che sei qui, apri e non fare lo stronzo” una voce femminile gli trapassa il cranio. Perde dalle mani la centrifuga che sbatte rumorosamente per terra, pezzi verdi risaltano ovunque sul bianco del pavimento con quelli di plastica della centrifuga “porca miseria!” impreca al vuoto. 

Va verso la porta “che vuoi?!” è proprio lei, la ragazza dagli incredibili occhi scuri “hai sbagliato porta o serata”, vorrebbe fare il duro di turno, ma riesce difficile e sente le mani tremargli dall’emozione “va bene così…” fa lei, lo spinge dentro e richiude la porta lentamente. Raccoglie i pezzi per terra e trova della carta per asciugare il pavimento, conosce bene quella cucina. Lui rimane al centro della stanza, guardando, assaporando l’energia della sua vicinanza. 

“Dovresti chiamare i tuoi genitori è molto tempo che rimandi, almeno per queste feste”.

Lui ripensa, la guarda negli occhi, prende in mano il telefono e compone un numero che non faceva da diverso tempo, al secondo squillo risponde una voce femminile.

“mamma?”

La madre ha riposto la spesa ed apparecchiato la tavola, sente i postumi dell’adrenalina per lo spavento di qualche ora prima. 

“Tutto bene? Non parli da quando siamo ripartiti”chiede al marito. 

Il bambino scarta il regalo di Natale in anticipo, dalla saletta dei giochi sta cercando di capire cosa contiene.

“no, è solo che… sei stata incredibile”  risponde lui con un filo di voce.

“mamma!” 

Quel qualcuno che…

​Quanti passi hai fatto prima di retrocedere, li hai contati anche stavolta? Qualche metro in più e poi di nuovo la voglia di mollare la presa. Ti ricorda un poco la sensazione di un calcio per assettato contro un muro invisibile. Senza negare quanto possa sembrare un fatica vana. “Per chi combatti questi mulini a vento?” hai forse pensato che una volta arrivato, avresti avuto il nulla osta per ciò che più desideri? E’ una storia che abbiamo già sentito, puoi metterti in fila se lo gradisci. Tenendo presente che nulla è certo, se non una voce, una dei presenti che sappia più di quanto si possa immaginare.  Un passante che osserva distratto e si ferma il tempo di una chiacchiera. Nel coro di voci e nella massa di persone, fra tutte doveva pur esserci un cambiamento ed un proposito , quel qualcuno che…