In attesa

scaltra eloquenza

leggiadra speranza

tra fili d’erba bagnati

carezze

davanti ad una me stessa nuda

una pausa

non c’è stato limite di tempo

addosso altre consapevolezze

un passaggio che ha interrotto un mix mortale

soppessando

pensieri incoerenti

e

struggenti

malinconici

il corpo al riparo

altrove

semplicemente altrove

vivido e palpitante

calda.

In attesa di un tiepido inverno

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ApiediscalzI – musa

Ubriaca di sconfitta

Sobria di disincanto

Resta ancora con me

Aggrappata all’idea che sia possibile

Che tutto può cambiare

Immagine presa dai media su WordPress

Cocci dorati

Ho riaccolto cocci e sembrava un po’ come i vasi cinesi

Di quelli che usano colate d’oro per riempire crepe

Non ne avevo forse abbastanza e non ne ero convinta, non avevo tecnica

E

Ho barattato metri di profondità per una personale sicurezza

non sento più il bisogno di riempire vuoti

Li lascio a se stessi, sbircio attraverso

Come un bambino con una lente di ingrandimento, che gioca con file di formiche , per poi lasciarle al loro corso

Un po’ come

Dopo aver analizzato ciò che di negativo …

..

strozzava il fiato

impari a lasciare andare e a non trattenere

Lasciando che i dolori scorrano fluidi e confluiscano nel posto che gli appartiene

Al passato

E così come ogni giorno

La stessa preghiera che mi ha forgiato nuova, ma sempre la stessa.

Musa 🌞

 

Goccia di fiamma

È la mia goccia di rugiada, vista fuori solitaria dall’interno

.. la mia più fragile e robusta speranza

Trasparente specchio di una vita di vissuti

Ti osservano sotto la lente di ingrandimento

Oppure dietro un caleidoscopico

Le parole si mettono in fila e le immagini scorrono a cortometraggi

La mia lei ha il mio nome e il mio viso

La mia più fragile e robusta speranza

… che sia tutto ciò che avevano detto non sarebbe stata.

La mia fiamma che scoppietta sotto le ceneri di un passato da dimenticare

La mia totale devozione e l’unica mia ragione

Tutto ciò per cui ho sempre lottato

Nel mio nome e nel mio credo

Nei confini di una limitata Vita

Potenzialmente libera

E

.. priva di catene.

Se saprai..

Se saprai mantenere la testa quando tutti intorno a te
la perdono, e te ne fanno colpa.
Se saprai avere fiducia in te stesso quando tutti ne dubitano,
tenendo però considerazione anche del loro dubbio.
Se saprai aspettare senza stancarti di aspettare,
O essendo calunniato, non rispondere con calunnia,
O essendo odiato, non dare spazio all’odio,
Senza tuttavia sembrare troppo buono, né parlare troppo saggio;

Se saprai sognare, senza fare del sogno il tuo padrone;
Se saprai pensare, senza fare del pensiero il tuo scopo,
Se saprai confrontarti con Trionfo e Rovina
E trattare allo stesso modo questi due impostori.
Se riuscirai a sopportare di sentire le verità che hai detto
Distorte dai furfanti per abbindolare gli sciocchi,
O a guardare le cose per le quali hai dato la vita, distrutte,
E piegarti a ricostruirle con i tuoi logori arnesi.

Se saprai fare un solo mucchio di tutte le tue fortune
E rischiarlo in un unico lancio a testa e croce,
E perdere, e ricominciare di nuovo dal principio
senza mai far parola della tua perdita.
Se saprai serrare il tuo cuore, tendini e nervi
nel servire il tuo scopo quando sono da tempo sfiniti,
E a tenere duro quando in te non c’è più nulla
Se non la Volontà che dice loro: “Tenete duro!”

Se saprai parlare alle folle senza perdere la tua virtù,
O passeggiare con i Re, rimanendo te stesso,
Se né i nemici né gli amici più cari potranno ferirti,
Se per te ogni persona conterà, ma nessuno troppo.
Se saprai riempire ogni inesorabile minuto
Dando valore ad ognuno dei sessanta secondi,
Tua sarà la Terra e tutto ciò che è in essa,
E — quel che più conta — sarai un Uomo, figlio mio!

Se, Rudyard Kipling

…Se saprai serrare il tuo cuore, tendini e nervi
nel servire il tuo scopo quando sono da tempo sfiniti,
E a tenere duro quando in te non c’è più nulla..

Prospettive

Avevo la solitudine in tasca

A volte l’ho lasciata fuori casa

Stavolta me la sono portata appresso

Come un gingillo da poco che tiri fuori

Per passatempo

Però,

Non lo era del tutto

Così oggi

Mi pesava un po’ di più

Così l’ho guardato come da lontano e poi l’ho visto farsi più vicino

Adesso mi sta accanto

E mi sovrastata

6 gennaio 2019

Tempo di cambiare;

cambiamento.

L’ho atteso da molto ed ora che ci siamo quasi, guardo indietro per provare le vertigini.

Potessi parlare al me stesso qualche anno fa, a dirla tutta, non saprei cosa dire.

Solitamente sento dire “direi questo, non cambierei nulla o cambierei tutto”

– nulla o poco meno –

Penso che resterei a guardarmi

in un silenzio reciproco tra passato e futuro;

un senso di “se così non fosse, se così non esistesse”

cambiamento.

Tempo di cambiare;

ho invertito la rotta diverse molte

altrettante;

sono rimasto nel porto ad aspettare,

durante i miei soggiorni in acque torbide

non ho capito dove sto andando

non ho capito il motivo

non ho chiaro che cosa mi aspetta

non ho visto ciò che voglio vedere

forse il senso lo sto cercando e sta tutto in questo “non” che poi mi ha portato

– Qui

9 Dicembre 2018

Continuo a rifare lo stesso sogno

scappavo da qualcosa che non riuscivo a vedere

temo che un giorno possa vincermi e lasciarmi nel nulla che continuo a …

reprimere

Ho lasciato vie di mezzo

sovvertito pensieri

ritrovato pezzi

rinnegato incubi

Credi ancora ci sia una strada unica per il Domani?

11 novembre 2018

Seguo poco di quello che sceglie, qualcosa di morbido sotto la testa, un dolce torpore m’avvolge, sento un click che lascia la stanza alla luce del televisore. Al risveglio realizzo l’esito della serata guardando i bicchieri sul tavolo, guardo l’orologio in legno di cedro appeso al muro, sono le otto e mezzo del mattino, fortuna che oggi non devo recarmi in ufficio. Di Annie non c’è traccia, dove avrà passato la notte, se è rimasta fino al mattino. Una fitta dolorosa stringe il cuore, finisco con donne incasinate e senza speranza, stavolta ho sfiorato il tragicomico. Annie. Mi alzo dolorante, non passavo una notte sul divano da tempo, vado in direzione del bagno. Do un’occhiata in giro, per essere l’appartamento di un reduce ex marito è nell’ordinario, se non fosse per i piatti nel lavandino in acciaio e la gazzetta dello sport sulla penisola. Avevamo scelto insieme i colori dell’arredamento, tutto doveva accordarsi. Le mattonelle bianche con il beige del tavolo in legno, così come con il lavandino e il piano cottura in marmo. La posizione delle sedie mi rimanda ad una conclusione di serata del tutto inaspettata, sebbene non del tutto negativa, cosa l’ha spinta a venire fin al mio appartamento, dopo tutto il tempo che avevo passato nella sua galleria. Sapeva dove trovarmi per tutto questo tempo, curioso perfino per lei. Preso da questi pensieri noto solo in secondo tempo che la porta è socchiusa. La trovo intenta a sistemarsi i capelli. L’imbarazzo colora di un rosa acceso collo e viso “tranquilla, scusami tu” faccio per chiudere “no, entra , esco” la osservo, mi sono svegliato con una latente voglia di testare la sua libidine. Le passo accanto diretto all’altro lavandino del bagno. Nel passarle vicino sfioro in modo impercettibile con le dita la sua schiena che s’inarca leggermente, suggerisce che posso giocarmi la partita. Apro il rubinetto dell’acqua e sfilo la maglietta della sera prima, ha lasciato addosso tutta una serie di segni rossi, nottataccia. Lavandomi il viso vorrei avere l’angolazione giusta per spiare le sue reazioni, resterà al gioco o ritornerà in cucina? Nessuna reazione, ha accesso il phon per capelli, devo alzare la posta. Finito di lavarmi resto con il capo chino sul lavandino “mi passi l’asciugamano?” faccio per prenderlo e le sfioro il fianco “ci vuole una doccia, mi spiace essermi addormentato come un sasso, puoi scusarmi?”. Quando mi tiro su vedo che a stento si trattiene dal ridermi in faccia, il rosa che le aveva colorato il viso in un primo momento si è acceso di un rosso vivo. Mi tira a se per l’asciugamano, finiamo col fare l’amore in doccia. Ho addosso il getto dell’acqua tiepida, mentre le afferro i fianchi, la riscopro in tutto ciò che il suo quadro aveva raccontato. L’intensità dello sguardo, le labbra carnose, studiate nel dettaglio. Avevo imparato a menadito ogni piega per ogni centimetro di pelle immortalata su quel dipinto, tra quelle spennellate. Nel suo totale abbandono assaporavo la forza che aveva trattenuto e che mi si stava offrendo in tutta la sua energia. In anni di fedele matrimonio non mi ero sentito così vivo e consapevole della presenza di una donna. Non so bene quanto tempo sia passato, dopo un terzo apice ben raggiunto da entrambi è lei a spegnere il getto dell’acqua “mi hai tolto le forze” sospira in un filo di voce “mi sembrava il minimo da fare, visto il tuo…slancio?” azzarda un debole pugno, un gesto che mi fa pensare che non stia del tutto scherzando e che abbia bisogno di riprendersi “lascia che ti lavi la schiena, poi ti lascio in pace” lascia fare, passo il bagnoschiuma accennando un lieve massaggio, noto delle macchie che virano al violaceo al centro delle spalle, avrei molte domande da farle, ma conosco le risposte, avrebbe senso? Usciamo dal box della doccia, il ticchettio dell’orologio nel corridoio annuncia che è mezzogiorno. Ha indosso l’accappatoio rosa della mia ex moglie “come si chiama, lei?” chiede mentre glielo lego in vita “Giorgia, si chiama Giorgia” mi chiedo se non provi fastidio nel mettere i panni di un’altra donna, cosa gli può provocare stare tra le cose di una vita che non è la sua. Cerca questo, la vita di un’altra donna? Apro lo stipite della cucina “ti va un caffè?” annuisce pensierosa, sedendosi al tavolo della cucina, rivolta verso di me “dopo ieri sera pensavo che mi avresti chiesto di andarmene il mattino stesso” le sue parole mi colgono di sorpresa, non ha tutti i torti, forse inizialmente poteva essere così, metto su la moka sulla piastra del piano cottura, mi appoggio al bancone “forse Annie, dopo Giorgia non ho voglia di vedere un’altra donna girare per queste stanze, per questi ricordi” lascio vagare lo sguardo sulle pareti di un verde chiaro e sulle tende sfumate sul giallo “puoi capirmi? Ogni cosa qui è stata scelta con lei. Col senno di poi non avrei fatto determinate scelte”. Si appoggia allo schienale della sedia guardandomi seria “col senno di poi molti potrebbero dire la stessa cosa, questo vuol dire tutto e niente” ha del risentimento nella voce, ma qualcosa mi dice che non si riferisce solo a ciò che dico. Restiamo nei nostri pensieri per un po’, di fondo il ticchettio dell’orologio in corridoio “saresti stata un ottima compagna” mi guarda meravigliata “come potresti dirlo Gabriel? Mi conosci appena” passo una mano tra i capelli “che importanza ha, dopo anni di matrimonio posso dire che non ho mai capito veramente mia moglie, non sento più il bisogno di conoscere a fondo una persona. Un bisogno che provavo qualche tempo indietro. Siamo pozzi senza fondo, le cose vanno bene se restiamo a guardarci dall’alto, quando inizia la discesa non sai mai se qualcuno ci sarà per riprenderti da te stesso o se dovrai usare le unghie”. Vedo che si alza per venirmi incontro, mi abbandono al suo abbraccio che pare durare un’eternità, non avevo più bisogno di conoscere ogni cosa, bastava che avesse voglia di esserci, nonostante quel pozzo senza fondo che ognuno di noi è.Seguo poco di quello che sceglie, qualcosa di morbido sotto la testa, un dolce torpore m’avvolge, sento un click che lascia la stanza alla luce del televisore. Al risveglio realizzo l’esito della serata guardando i bicchieri sul tavolo, guardo l’orologio in legno di cedro appeso al muro, sono le otto e mezzo del mattino, fortuna che oggi non devo recarmi in ufficio. Di Annie non c’è traccia, dove avrà passato la notte, se è rimasta fino al mattino. Una fitta dolorosa stringe il cuore, finisco con donne incasinate e senza speranza, stavolta ho sfiorato il tragicomico. Annie. Mi alzo dolorante, non passavo una notte sul divano da tempo, vado in direzione del bagno. Do un’occhiata in giro, per essere l’appartamento di un reduce ex marito è nell’ordinario, se non fosse per i piatti nel lavandino in acciaio e la gazzetta dello sport sulla penisola. Avevamo scelto insieme i colori dell’arredamento, tutto doveva accordarsi. Le mattonelle bianche con il beige del tavolo in legno, così come con il lavandino e il piano cottura in marmo. La posizione delle sedie mi rimanda ad una conclusione di serata del tutto inaspettata, sebbene non del tutto negativa, cosa l’ha spinta a venire fin al mio appartamento, dopo tutto il tempo che avevo passato nella sua galleria. Sapeva dove trovarmi per tutto questo tempo, curioso perfino per lei. Preso da questi pensieri noto solo in secondo tempo che la porta è socchiusa. La trovo intenta a sistemarsi i capelli. L’imbarazzo colora di un rosa acceso collo e viso “tranquilla, scusami tu” faccio per chiudere “no, entra , esco” la osservo, mi sono svegliato con una latente voglia di testare la sua libidine. Le passo accanto diretto all’altro lavandino del bagno. Nel passarle vicino sfioro in modo impercettibile con le dita la sua schiena che s’inarca leggermente, suggerisce che posso giocarmi la partita. Apro il rubinetto dell’acqua e sfilo la maglietta della sera prima, ha lasciato addosso tutta una serie di segni rossi, nottataccia. Lavandomi il viso vorrei avere l’angolazione giusta per spiare le sue reazioni, resterà al gioco o ritornerà in cucina? Nessuna reazione, ha accesso il phon per capelli, devo alzare la posta. Finito di lavarmi resto con il capo chino sul lavandino “mi passi l’asciugamano?” faccio per prenderlo e le sfioro il fianco “ci vuole una doccia, mi spiace essermi addormentato come un sasso, puoi scusarmi?”. Quando mi tiro su vedo che a stento si trattiene dal ridermi in faccia, il rosa che le aveva colorato il viso in un primo momento si è acceso di un rosso vivo. Mi tira a se per l’asciugamano, finiamo col fare l’amore in doccia. Ho addosso il getto dell’acqua tiepida, mentre le afferro i fianchi, la riscopro in tutto ciò che il suo quadro aveva raccontato. L’intensità dello sguardo, le labbra carnose, studiate nel dettaglio. Avevo imparato a menadito ogni piega per ogni centimetro di pelle immortalata su quel dipinto, tra quelle spennellate. Nel suo totale abbandono assaporavo la forza che aveva trattenuto e che mi si stava offrendo in tutta la sua energia. In anni di fedele matrimonio non mi ero sentito così vivo e consapevole della presenza di una donna. Non so bene quanto tempo sia passato, dopo un terzo apice ben raggiunto da entrambi è lei a spegnere il getto dell’acqua “mi hai tolto le forze” sospira in un filo di voce “mi sembrava il minimo da fare, visto il tuo…slancio?” azzarda un debole pugno, un gesto che mi fa pensare che non stia del tutto scherzando e che abbia bisogno di riprendersi “lascia che ti lavi la schiena, poi ti lascio in pace” lascia fare, passo il bagnoschiuma accennando un lieve massaggio, noto delle macchie che virano al violaceo al centro delle spalle, avrei molte domande da farle, ma conosco le risposte, avrebbe senso? Usciamo dal box della doccia, il ticchettio dell’orologio nel corridoio annuncia che è mezzogiorno. Ha indosso l’accappatoio rosa della mia ex moglie “come si chiama, lei?” chiede mentre glielo lego in vita “Giorgia, si chiama Giorgia” mi chiedo se non provi fastidio nel mettere i panni di un’altra donna, cosa gli può provocare stare tra le cose di una vita che non è la sua. Cerca questo, la vita di un’altra donna? Apro lo stipite della cucina “ti va un caffè?” annuisce pensierosa, sedendosi al tavolo della cucina, rivolta verso di me “dopo ieri sera pensavo che mi avresti chiesto di andarmene il mattino stesso” le sue parole mi colgono di sorpresa, non ha tutti i torti, forse inizialmente poteva essere così, metto su la moka sulla piastra del piano cottura, mi appoggio al bancone “forse Annie, dopo Giorgia non ho voglia di vedere un’altra donna girare per queste stanze, per questi ricordi” lascio vagare lo sguardo sulle pareti di un verde chiaro e sulle tende sfumate sul giallo “puoi capirmi? Ogni cosa qui è stata scelta con lei. Col senno di poi non avrei fatto determinate scelte”. Si appoggia allo schienale della sedia guardandomi seria “col senno di poi molti potrebbero dire la stessa cosa, questo vuol dire tutto e niente” ha del risentimento nella voce, ma qualcosa mi dice che non si riferisce solo a ciò che dico. Restiamo nei nostri pensieri per un po’, di fondo il ticchettio dell’orologio in corridoio “saresti stata un ottima compagna” mi guarda meravigliata “come potresti dirlo Gabriel? Mi conosci appena” passo una mano tra i capelli “che importanza ha, dopo anni di matrimonio posso dire che non ho mai capito veramente mia moglie, non sento più il bisogno di conoscere a fondo una persona. Un bisogno che provavo qualche tempo indietro. Siamo pozzi senza fondo, le cose vanno bene se restiamo a guardarci dall’alto, quando inizia la discesa non sai mai se qualcuno ci sarà per riprenderti da te stesso o se dovrai usare le unghie”. Vedo che si alza per venirmi incontro, mi abbandono al suo abbraccio che pare durare un’eternità, non avevo più bisogno di conoscere ogni cosa, bastava che avesse voglia di esserci, nonostante quel pozzo senza fondo che ognuno di noi è.