06/06

Fammi godere i confini della tua speranza
quando il mio sangue inacidito dalle regole
delinea vortici inconsapevoli
che stropicciano i simboli delle nostre mappe.

Adoro la tua grazia di lenta costanza
e faccio collimare brandelli di ogni sera
con il pensiero intimo di quei riccioli
soffici come sbuffi di borotalco.

La mia resistenza procura fame,
la tua attesa silente dichiara fedeltà
e a bordo di questa trama onirica
osserviamo lo sbocciare degli eventi
come timide ali di crisalide.

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04/04

Invocate questo pervertito adulatore
che si regge sul piedistallo stanco
e che va in cerca della possibilità di una spiaggia
in una intricata, torturata confusione.

Cosa ci si aspetta da me?
Il regno nei cieli e la coperta sulle spalle?
Qualunque cosa sia progettata
non sono l’adepto prescelto.

Un appetito maligno
mi visita ogni notte
ma non sarà suggellato.

Un dolore suscettibile
sta forando la mia testa
ma non sarà illuso.

Avreste desiderio di qualcosa da me?
Vi sto forse deludendo?
Non sono mai stato d’accordo
sull’ormeggiare alla riva dei santi.

Qualunque delitto abbia commesso
è perchè ho fissato il foro di una pistola.

02/07

Sono lo scheletro danzerino
se chiudo gli occhi rimiro onde trasparenti
che indicano i tuoi prossimi passi.

Ho venduto i gusti della vita
per non temere la morte
ma inevitabilmente bisogna inchinarsi.

Trasformare l’attimo in universo
volare come un angelo nero
leggero, insolente e dal cuore bianco.

Che qualcuno salvi la pioggia,
le preghiere, le vicissitudini,
il senso della corsa e del traguardo.

Mordo.
Poi desisto.
Convinco.
Pignolo e furbo.
Bellissima agonia.
Esaltante mistero.

Un incubo da ricordare.

12/6

Incollare momenti
come schegge di follia
ma pulsanti di ragioni.

Bruciare attimi vitali
nell’arco di una domanda spezzata
e nel soffio di sentenze mai pronunciate.

Colorare suoni,
odorare pensieri,
disegnare frasi.

Galleggiamo in un equivoco,
in assenza del mai,
in presenza del forse.

10/4

Vogliamo cambiare stile
vogliamo ribaltare ruoli
vogliamo ispirare qualcosa di diverso.

Io amo ricadere in certi circoli
scolpisco statue di propositi contorti
indico l’entrata di sudici bordelli.

La savana ci attende
vigliacca e immorale
non siamo che i suoi saggi selvaggi.

Un uomo da buttare
che risparmia fino alla briciola
per riscattare una marea.

Analfabeta della vita
sono un iniquo bollore.

Prendimi.

NOCTURNAL GHOST

Come quasi sempre, la donna andò a letto prima dell’uomo. Scostò le tende alla finestra e contemplò i raggi di luna sul metallo della ringhiera. Luna piena di una notte calma e fredda. Si distese tra le lenzuola, pensierosa. Troppo silenzio in quella casa. Non le piaceva, lo detestava. Si rigirò nervosa sul materasso, mentre l’uomo continuava a ubriacarsi davanti alla tv in salotto. Il ticchettio delle lancette proveniente dal comodino scandiva un ossessivo ritmo nella sua mente. Poi provò un brivido per tutto il corpo. Un fruscio vicino, qualcuno si era appoggiato sul letto. Riconobbe la sua bambina. Anna. Quando lei entrava nella stanza matrimoniale, era una gioia per la donna. Niente più quel malinconico silenzio.
“Mamma…” La vocina risuonò innocente nell’oscurità.
“Dimmi, amore mio.”
“Ti sento triste.”
“Non sono triste. Ci sei tu qui con me.”
“Lo hai fatto?”
“Non ancora, bimba mia. Aspetto il momento giusto. Non è facile per me, lo sai.”
“E’ un uomo cattivo. E’ stato tanto cattivo con me. Come fai a vivere ancora con lui?” si lamentò la bambina.
“Lo so, Anna. Non temere.”
“Promettimi che lo farai… per non dimenticare quello che mi ha fatto. Ti prego. Fallo smettere. Per sempre.”
“Non preoccuparti, piccola. Te lo prometto. Lo farò per te.”
L’uomo spalancò bruscamente la porta. Trovò soltanto sua moglie rannicchiata e grugnì con disappunto.
“Che cazzo ti prende? Parli da sola?”
Lei non si mosse, facendo finta di dormire tranquilla. Lui la contemplò per un po’ e tornò a bere alla sua poltrona.
Un caldo alito di vento soffiò sulla sua guancia. Nel buio, le labbra della donna disegnarono un sorrisetto sornione.
“Buonanotte, mamma. Ti voglio bene.” disse la sagoma della bambina, prima di dissolversi.
“Anch’io, Anna.” mormorò la donna con gli occhi chiusi.

SHAMPOO

Tarda sera. La luce biancastra del lampione lambiva i vetri del finestrino nel bagno. L’uomo vi entrò barcollando, con il volto corrucciato e lo sguardo perso. Era giunto puntuale il momento dello shampoo. Prese il flaconcino dall’armadietto e si sistemò in ginocchio sul tappetino persiano accanto alla vasca. Appoggiò subito i gomiti sui bordi reclinando dolcemente il capo e poi azionò distrattamente il rubinetto e il miscelatore della doccia che sembrava un sinuoso serpente d’argento. Rialzò brevemente la testa e guardò lo specchio appeso al muro di fronte a sé. C’era soltanto il resto della stanza dietro le sue spalle. Nessun essere orribile che ghignava con la bottiglia vuota in mano; solo il bagno e il suo fine arredamento. Chiuse gli occhi e si bagnò i capelli con l’acqua ormai tiepida. Vide delle facce sconvolte in quel microuniverso misterioso. Facce che articolavano parole senza suono. L’acqua scorreva in piccoli ruscelli rigando le sue tempie e ben presto si aggiunsero fiumiciattoli di profumato e denso shampoo. Le facce intanto continuavano a gridare nell’assurdo silenzio di quell’oscurità, terrorizzate ed incredule. Improvvisamente alcune bottiglie di Jack Daniel’s volteggiarono come streghe nel cielo cupo d’autunno. Erano luccicanti in quel profondo nero e scoppiarono in mille artigli di vetro. Dardi impazziti si scagliarono immediatamente contro di lui. Sentì subito un intenso bruciore alla nuca e spalancò con forza gli occhi. Cascate di sangue chiaro scivolarono sul fondo della vasca, mescolandosi all’acqua e allo shampoo, compiendo strani vortici di colori contrastanti. Provò il gusto del suo plasma mentre lo specchio rifletteva l’immagine del mostro. La sua bieca maschera deformata sghignazzava e respirava convulsamente. Osservò con apprensione il sangue sui capelli bruni, sul collo, sulle braccia, sui vestiti. Il mostro allora brandì con ferocia la bottiglia spaccata a metà. Un urlo acuto. Fine dello shampoo.

IN THE AIR TONIGHT

La mia notte ha il retrogusto dell’abbandono. Si insinua tra una frase di pianoforte a luci soffuse e  un respiro rallentato. E’ lo smarrimento di un filo dell’ordine causale. Il ribadire un’attesa che si tramuta in volontà di progredire. La mia notte è il tappeto emozionale per cui gli schemi mentali che ti legano a un modo di essere appreso da altri, per geni e generazioni, per abitudini di città e attraverso venti di montagna al confine, vengono frantumati in pulviscoli. La mia notte è il regno dell’inevitabilità e ha tanti volti. Un sotterfugio troppo spesso calpestato e incompreso, il pretesto per aprire gli argini, la fila di corpi emozionati a un evento comune senza qui e ora, l’osservare silente una bottiglia vuota in una camera di schiamazzi, il computo dell’essenza di sensualità senza regole rigide, l’antenna primordiale che direzioniamo al mondo magico e immaginario, la rivoluzione dell’imperfezione che si invoca senza saperla. La mia notte non è che il mistero dei vizi che si celano dietro a crimini senza autentiche colpe, l’abisso che più aggrada e meglio spaventa, l’abito segreto che il giorno indossa per poi disfarsene con vergogna. Si, ogni notte è l’incipit artistico di un uomo senza avventura, la cellula impazzita di un tessuto primordiale, il circuito tribale in cui avviene l’intima connessione con chi ha il fascino nelle vene.

E tu, che mi guardi vivere, raccontami la notte, sussurrala e alimentane la sua lenta discesa, finchè non giungerai alla coda di una notte altrui.

THROUGH A DREAM OF TRUTH

Dopo il crepuscolo la notte iniziò a disegnarsi, coprendo come un mantello scuro le colline a est. Dal parapetto della finestra, lei attese con calma. Gli occhi le brillavano intensi, piccoli smeraldi nell’ombra. Il desiderio iniziò a crescerle dentro, disperato e inesorabile. Il viso pallido e dolce non tradì però alcuna emozione. Ava assaporò quelle ore magiche, ammirando lo spettacolo del tempo che si fermava tra le stelle. Poi si accorse di qualcos’altro.
Una luce flebile risalì il viale che conduceva al castello tra i boschi, l’unica via di comunicazione esistente con il paese. Una lanterna, probabilmente. La giovane donna sorrise. La sua vestaglia di seta viola svolazzò via in un colpo morbido. Alla finestra non rimase che il buio.

Lui l’aveva vista. Era un sogno, certo, un altro stupido sogno, ma lei era così attraente e misteriosa. Stavano giocando a scacchi in un luogo senza nome. Lei sorrise mentre faceva la sua mossa. Lui invece non riusciva a concentrarsi alla partita, rapito dalla figura della donna. Poi allungò il braccio per muovere il pedone ma accadde tutto alla svelta, senza controllo.
La pedina della regina si ingigantì mentre un soffio di vento gelido scaraventò lontano la scacchiera. Lei rise con malizia. Tutto intorno tremava e la pedina si trasformò in un enorme pipistrello imbrattato di sangue. Lui gridò alle ombre, al pericolo, al buio soffocante. Ma il pipistrello, anzichè aggredirlo, spiccò il volo portando via la donna mentre ancora rideva. Lui cadde in una voragine, senza speranza, in preda al terrore. Al risveglio, ansimante, riflettè a lungo sull’ultima immagine del sogno, quel castello in fondo ai boschi illuminato dalla luna. Capì. E ghignò.

Un fruscio sommesso nella sala aperta. Ava ascoltò immobile, quasi fremendo dal piacere. Lui era arrivato, finalmente. Lo aveva aspettato con pazienza, fin dal termine della luce solare così invadente di quel giorno. Ne riuscì a distinguere soltanto la sagoma alta e consistente. Aveva spento la sua lanterna e rimasero entrambi in quella lugubre penombra, distanziati dal vuoto che parve eterno. Un lungo sospiro, poi la sua voce chiara strappò quel silenzio.
– Ho fatto un sogno, Ava.
Lei gli sorrise dolcemente e il bianco dei suoi incisivi scintillò come argento. Avanzò di un passo, silenziosa come una gatta. Lui strinse i palmi delle mani e sospirò ancora.
– E’ stato breve ma intenso. C’eri tu.
Ava mosse l’altro piede.
– I sogni possono essere lo specchio della vita. Sono come le emozioni che ci fanno assaporare ciò che facciamo.
Lui deglutì e sfilò lentamente qualcosa dalla cintura.
– E dimmi, mio caro… cosa è accaduto? Cosa hai potuto ammirare in quello specchio?
L’uomo le si avvicinò, senza rispondere. Ava fu più lesta e riuscì ad abbracciarlo. Il suo corpo era bollente come l’inferno.
– Ho visto quello che non riuscivo a intuire.
Ava continuava a tremare, stavolta per un alone di angoscia che bisbigliava un sospetto nella mente offuscata dalla sete.
– Allora ti è stato utile…
– Si, è così. Ma tu tremi, Ava. Perchè?
Lei scosse la testa e si strinse al suo petto. Poi avvicinò le labbra fredde e morbide sul collo, così pulsante di quella vita che lei voleva bere. La lama affilata del coltello dell’uomo intervenne fulminea. Straziò con violenza e precisione il petto di Ava, all’altezza del cuore. Lei si accasciò, coperta dal suo stesso sangue. Rantolò al buio con gli occhi colmi di sorpresa e dolore. Lui si inginocchiò e la baciò sulla fronte.
– Vuoi sapere cosa ho visto? La morte che è riuscita a vincere l’amore, il mio amore per te, Ava. La morte avrebbe dovuto colpirmi e invece ha portato via solo te. Dunque mi è stata concessa un’altra occasione per continuare a vivere…
La bella vampira rimase immobile, in agonia. L’uomo che aveva sognato di precipitare in un abisso infinito fissò quel corpo ormai anonimo.
Poi iniziò il suo nuovo pasto.

LULLABY

…Ghiaccio, sensazioni, qualcosa mi attira…

Nel buio intorno a me
un ragno qui appare,
lento sul mio corpo sotto questo fosco chiaro di luna,
sfiorando lievemente la pelle ruvida d’inverno,
cercando un nascondiglio, un rifugio
[nel desiderio…ineffabile].

Instaurando una paura imprigionata nel proibito,
sospiri e silenzi [fremiti] nell’attesa del suo avvento,
immagini enigmatiche, boschi neri, infinito senza sorprese
e quel ragno avanza così subdolo,
stanotte…

Lentamente, le mie membra tremanti
si chiudono alla volontà, si chiudono all’esterno,
dolcemente nello spazio in dissolvenza;
lui circonda me ormai e soffrono i miei occhi…

Ora è tempo di guardarsi vivere,
immerso tra questi rumori stridenti,
l’impazienza vince [sospiri] sull’ossessione [desideri],
molta parte tua non la darò via,
riaccendimi la luce,
il ragno [sospirando] mi ha immobilizzato anche stanotte [nella notte]…

Illusioni di paradiso, migliaia di ragioni svaniscono…
la luna è troppo lontana, svegliati con la vergogna suadente e poi sogna…
il ragno ti libera ed è crisi…

Il pedone mangia la regina…[sospiri]…chi lo mangerà a sua volta?…[desideri]…
…forse [in eterno] sarà così [così]…