È QUASI NATALE.

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Scusate il ritardo, vediamo se riesco a farmi perdonare con questo piccolo spaccato tratto dal diario di una libraia esaurita. Ciao!

Scontrino. Tre confezioni regalo per tre libri dal formato apparentemente identico e realizzate con sacchettini metallizzati blu. Sono rimasti solo quelli.
“Vuole che le indichi a penna l’iniziale del nome del destinatario in modo da distinguerli?”
“Ah sì, grazie, non ci avevo proprio pensato”.
(Mumble mumble, …naturalmente un uomo)
“Va bene. Allora, su questo che lettera metto?”
“Scriva W, W di Walter”.
Eseguo, e poi confeziono il secondo libro.

“Ecco! Su quest’altro, che lettera metto?”
“Oh caspita, è vero! C’è un problema: sarebbe un’altra W, W di Wilma. Beh, allora mi faccia un favore, scriva l’iniziale del nome e anche quella del cognome (state attenti alla genialata😉), W-C”.
Io rido.
Rido tanto.
Tutte le persone che sono alla cassa ridono.
Lui, serio: “Ehm, Wilma Cattaneo, dunque W-C”.
Poi, forse, può essere che capisce.
Ride anche lui (e meno male!).
“Senta, meglio le prime due lettere del nome, segni WI, e… non se ne parla più!”
Ho davvero temuto per il terzo regalo. Ma, per fortuna, era una M di un certo signor Mario. Un nome più consono e più sobrio, decisamente.
Eppure, una volta a casa, davanti a una tisana fumante mentre agitavo i piedi ancora atrofizzati sotto al tavolo, mi è sorto un dubbio: e se il terzo pacco si fosse girato sottosopra?
Ops, che guaio! Meglio andare a dormire, e non pensarci più.
😂

Merry Christmas!
😉😊😊😊

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PIOVE.

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Scroscia la pioggia, gocce grandi poggiano, penetrano, scivolano. Palpitano le pozzanghere, si gonfiano i fiumi, si ingolfano i tombini, si inzuppano i campi, assorbe la terra, ribolle il lago, si agita il mare. Picchiettano i tetti, gorgogliano le grondaie, terrazze come specchi. Si riparano gli uccelli, dormono i gatti, si accucciano i cani abbassando le orecchie, le auto schizzano su strade lucide. Si nasconde la luna, si son spente anche le stelle, gli alberi si genuflettono e piangono, le foglie scappano via. Acqua veloce nel vento che sposta, che sbatte, che rabbrividisce, che spinge, che gioca, che ulula infilandosi tra gli antri, che sfiora, devasta, che punisce o carezza. Lampo, tuono, vibrazioni e energie, elettricità. Si ferisce di luce il cielo, poi si mostra più nero del nero. Sbattono le porte, si richiudono le persiane, i cortili sono deserti. C’è condensa sui vetri, poi sgocciola per terra. Acqua che lava, acqua che prende, acqua che porta. Si spera, si teme, si crede. Zitto, abbracciami, e guarda come piove!

L’ATTESA.

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(Scusate il ritardo, ero ancora in attesa!😉)

La piccola sala d’attesa è gremita, e ogni volta che l’uscio cigola e poi si apre, tutti si voltano per guardarlo nella speranza che, finalmente, lei possa apparire sulla soglia. Ha quasi un’ora di ritardo, e nessuno sa niente, nessuno sa il perché. E pensare che stavolta mi era andata pure bene: sono arrivato per secondo!
La porta si apre di nuovo, e ancora si richiude. Le persone, sedute e in piedi, sono sempre di più. Arriva Egidio, il salumiere; poi Emilia, la maestra. C’è anche Mario, sempre vispo come un grillo. Mezzo paese la attende: chi tossisce, chi grugnisce, chi ha un braccio ingessato, chi ha le gote arrossate per la febbre, chi ha le gambe gonfie, chi starnutisce. E c’è pure chi sta bene: le tre solite zitelle chiacchierano; a loro non importa un fico secco se quella non arriva.
E poi ci sono io, che, grazie a Dio, qui non vengo quasi mai. Vorrei delle vitamine. Mi sentivo un po’ stanco, ma, dopo queste due ore di attesa, ora lo sono anche di più. Mi sa che torno a casa mia. Ho tanto bisogno di fare una bella dormita!

LA RESA DEI CONTI.

Sydney

Il ragazzo tremava, si era accovacciato dietro a un cassone dell’immondizia. Quei soldi, quelli che gli doveva, non li avrebbe mai potuti recuperare: per farlo non gli sarebbe bastata una vita intera. Dannata cocaina! E in quell’istante lo pensava davvero.
Ne udiva il respiro, quasi lo attendeva, desiderava solo farla finita. La sua esistenza, da sempre, era stata una merda.
L’asfalto, lucido di pioggia, rifletteva l’ombra di un omone ritto e fermo sotto a un lampione: era a un passo da lui.
“Uccidimi!”,  lo supplicò, con il poco fiato che quell’ultimo barlume di coraggio gli aveva ricacciato in gola. Il cuore pareva squarciare il suo petto. Tutt’intorno, in un silenzio surreale, solo il tintinnio di una grondaia che era così tanto forte da riuscire a spaccare i timpani.
L’omone, con flemma, si levò il berretto fradicio dal quale scendevano delle grosse gocce d’acqua che gli scivolavano negli occhi, e, sollevando anche l’altro braccio, gli puntò addosso ben dritta una pistola.
“Sono spiacente, tu vivrai invece, vivrai ancora per un po’. L’unica persona che hai amato davvero ha già pagato il conto al posto tuo. Morire, a confronto, per te sarebbe soltanto un sollievo. Stammi sempre bene, brutto pezzo di stronzo!”

UNA CALDA NOTTE D’AMORE. 😅

“Vi raccomando, state attenti all’espressione! Eva, socchiudi un po’ gli occhi quando lui si avvicina. E tu, stai più dritto e cerca di osservare intensamente il letto. Forza ragazzi, potete riuscirci, quasi ci siamo. Suvvia, fatela bene! E voi altri, occorre offuscare un po’ le luci. La musica di sottofondo è meglio bassa, e sistemate le lenzuola! Si deve poter vedere bene. Pronti? Tre, due, uno… Ciak numero dieci, si gira!”
“Rocco, ho tanto freddo”.
“Amore, te lo metto, così ti scaldi”.
“Dài, fai presto, non sto nella pelle!”
“Mmh, corro. Ti accontento subito”.
“Scommetto che sarà una goduria”.
“Puoi contarci, dolcezza. Però, avrei proprio bisogno di una mano. Tesoro, prendi, è bello grosso. Così, brava. Ora tira!”
“Voilà, fatto. Mmh, ma è anche bello da toccare, è così morbido… Ma, quando vieni?”
“Ah, sì, amore, ti piace? Vengo!”
“Piumone scaldasonno Imetec, il piacere di ogni notte”.
“Stooop! Perfetto, ci siamo. Molto bene, ragazzi. Grazie, rivestitevi pure. Qui abbiamo finito”.

(Ogni riferimento ai nomi utilizzati nel racconto e all’immagine qui sopra è puramente casuale).

Buona fine estate a tutti!

 

LA FOSSA (un breve racconto quasi thriller e per nulla allegro).

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E’ ancora afoso. Dicono che la temperatura di questi giorni sia sopra la media e, persino qui, all’ombra, pare che manchi l’ossigeno. Accidenti, sono sudato. Non sopporto più la maglietta, ma non posso toglierla: non ora, non qui. Ho il vomito, tuttavia devo riuscire a trattenerlo, non posso fermarmi. La terra è arida, è dura. La vanga non penetra come dovrebbe. Spero di finire prima che faccia buio. Vediamo: che ore sono? Se non è un po’ fresco qui, nel bosco, non immagino come possa esserlo altrove. Sono stanco, sfinito. Quasi ci sono. Roba da matti! Non doveva finire così.
Ha abitato con me, le ho voluto bene. Quindici anni sono parecchi. Tanti, forse troppi. Certe cose vanno così, e basta. Non si può tornare indietro.
Spero che nessuno mi sorprenda qui a scavare. Chissà che idea potrebbero farsi di me. Io non sono certo un assassino. Anzi, sono a pezzi, sporco. Mi tocca scavare una fossa! Ma, non sono mica stupido; di solito, da qui, non passa mai nessuno.
Forza! Devo farmi forza. Mi dispiace. Avrei voluto che le cose andassero diversamente. Basta! Lei non c’è più e devo smetterla di piangere.
Quando nella vita si compiono delle scelte bisognerebbe mettere in conto tutto; occorrerebbe saper restare lucidi fino all’ultimo giorno, fino all’ultimo e insignificante dettaglio.
Ecco, è diventato buio e qui io ho finito. Mi sembra abbastanza profonda.
Accidenti, Io non ti lascio, non ti lascio, sai? Scusa se ti ho dovuta infilare in questo brutto sacco nero di plastica, ma so che mi perdonerai. Ti bacio, per l’ultima volta, voglio sentire ancora il tuo odore che sa di buono e di casa. Sei ancora bella, nonostante tutto. Ti ringrazio per tutte le belle emozioni che mi hai donato nel corso degli anni. Eravamo io e te, nello stesso letto, sempre insieme. So che vivrai ancora, anzi, ne sono certo! Ora sei un angelo e sei passata dall’altra parte. Aspettami. Un giorno ci ritroveremo. E fino ad allora sarai nei miei pensieri. Non potrò sostituirti con nessun’altra. Non potrò mai scordarmi di te. Ti voglio un bene immenso. Fai i sogni più belli, ora riposerai in pace. Arrivederci Chicca, dolce cagnolina mia.

SVOLTA A DESTRA, POI VAI SEMPRE DRITTO.

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Ally mi ha tradito.
“Svolta a destra!”
La accontento. Sterzo e proseguo in un prato, in prima, e sobbalzando ad ogni irregolarità del suolo. Continuo “sempre dritto”, proprio come desidera lei. L’auto non risponde, l’acceleratore è premuto a tavoletta; le gomme mancano la presa, turbinano a vuoto, slittano, sradicano l’erba, sputano fango. Io osservo tutto dal retrovisore. L’auto si inchioda, e come un albero resta ben radicata alla terra. Il baccano agita stormi di uccelli, che, spaventandosi, si levano in volo e disegnano nuvole nere nel cielo limpido di questa giornata fin troppo afosa.
Sferro un pugno, e faccio sul serio! Finalmente la voce petulante tace.
Il cruscotto si sfonda, si inarca, sembra fatto di cartapesta. Tic tac, batte la freccia.
Spengo il motore. Più avanti c’è un precipizio; il vento sibila, e la terra mi sostiene, ancora.
Mi hanno condotto qui. il navigatore è andato in frantumi. Nessuno riuscirà a farmi perdere, nessuno, mai più.
Mi occorre un carroattrezzi. Fanculo!

NON CREDETE ALLE FAVOLE!

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“Son proprio stufa! Voglio dire la verità a tutti i bambini. Voi mi avete soccorso, e vi ringrazio, ma sono rimasta zitta e buona fin troppo a lungo. Ora BASTA!”, tuonò la giovane, emettendo un interminabile sbuffo in grado di sollevare e far ondeggiare ogni singolo capello piantato su quelle piccole teste. Poi aggiunse: “Tu, Eolo, sei lunatico, e Brontolo, sei così petulante… Pisolo, tu dormiresti sempre. Mammolo, d’ora in poi, poco ma sicuro, la tua abbondante colazione la dovrai preparare da solo. Gongolo, non sei affatto divertente. Cucciolo, caro, tu non ascolti nessuno perché non desideri crescere. E, Dotto: la cultura è solo un difetto quando la si ostenta!” Mammolo, immobile, reggeva a mezz’aria un cucchiaio colmo di cereali; Cucciolo singhiozzava. Nessuno osò proferir parola. “Spero che giunga presto la strega, poi il principe mi salverà. Certo, in lui ritroverò gran parte dei vostri difetti, ma, almeno, non sarò costretta a lavare SETTE paia di mutande ogni santo giorno!”

SULLA NATURA DEL TEMPO, E DI ALTRI DEMONI CONTEMPORANEI.

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SULLA NATURA DEL TEMPO, E DI ALTRI DEMONI CONTEMPORANEI.

Nello stesso mare si confondono le acque, muta il fondale, si cancella ogni orma sulla battigia: le onde ingoiano o sputano, dipende. Nello stesso cielo le nuvole viaggiano, svaniscono, e ricompaiono un po’ più chiare, più grosse, grigie, o talvolta nere. Sulla stessa terra non un fiore resta al suo posto e non c’è un albero che, trasformandosi crescendo, riesca a offrire i medesimi frutti. Montagne che si accorciano, sguardi che si allungano. Varia il paesaggio, case nuove, strade all’occorrenza, e, sempre all’occorrenza, si fan nuove anche le scarpe. Industrie chiuse, negozi riaperti, forse bisogna, ma mai che serva davvero a qualcosa. Bambini che crescono, vecchi che diventano bambini, o che non ritornano più. Vento che allontana, lo stesso vento capace di scompigliare capelli lunghi, poi corti, anche più bianchi. Roba vecchia da buttar via per altre cose, solo diverse. Muri di casa ridipinti, graffi, segni, spifferi. Non son più buone neanche le fogne. Trillano le sveglie, dopo, pesanti silenzi seguono l’attimo della buonanotte.
Nemmeno il sole pare splendere bene, e sulla luna… chissà cosa si combina.
Tutto cambia, persino il nulla: si credeva fosse niente, e poi, un giorno, ci si accorge che è tutto ciò che rimane.
Il mondo negli occhi, il mondo sotto ai piedi.