06/05

Ho perso di vista
alcune percezioni di casa,
ho smarrito il sentiero delle mie origini
perchè avrò rubato troppe storie altrui
e infine non è rimasto altro
che dei granelli di tempo e casualità.

Non respiro speranza
in assenza del tuo sguardo,
non prendo energia
se non esiste il tuo interesse,
non chiedo una sola notte
se non torni con il tuo domani.

E tu puoi girare un mondo
soltanto misurando l’ambizione
talmente fascinosa
da divenire persino mia.

Leggera
(sospeso)
senza fretta
(inquieto)

Noi rinsaldiamo il cuore avvincente
di quest’attesa ammantata di equilibri.

 

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04/07

Incastro frammenti di tempo
che sopravvive alle manie di controllo,
i miei muscoli guizzano di ansia
e regolano l’efficenza,
ma continuo a osservare la notte
per afferrare l’ultima parola cercata.
E poi mi specchio nella tua devozione
accarezzandone i limiti esterni,
tra disordini e aspettative,
al braccio di una incredibile fiducia
e al suono della meravigliosa arte
di semplificare e animarmi.

02/06

Noi siamo nati nel ventre del suono
per diventare animali dell’ipocrisia
e per succhiare via il gelo della farsa
mescolandolo alla durezza di un’euforia.

Dove e quando
udirò i rintocchi
del mondo che mi spetta?

Voglio librarmi
tra gli angoli
dello spettacolo
col mio onore.

TOUCH & TASTE

Dovrò pronunciare il tuo nome.
Dovrò rinunciare alla categoria.
Dovrò saldare il conto.
Dovrò assicurarmi che l’acqua scorra dentro me.
Dovrò barattare l’alba con la notte.
Dovrò giocare a nascondino con il demonio.
Dovrò risarcire la vittima.
Dovrò fumare la pipa.
Dovrò sprecare la mia ansia.
Dovrò offuscare le gioie.
Dovrò limitare i limiti stessi.
Dovrò sapere di miti e leggende.
Dovrò suonare il blues di ubriachi.
Dovrò mangiare alle spalle degli stolti.
Dovrò tutto e niente.

Ebbro.
In vena.
Geniale.
Testardo.
Generoso.
Egoista.
Parsimonioso.
Prega per noi.
Perdonaci.
Scivola.
Non cadere.
Spara il colpo finale.
Fa silenzio.

Tocca & assapora.

WARM

La donna si voltò nella luce opprimente di mezzogiorno ad osservare la tavola apparecchiata. Suo marito era ancora fermo lì, seduto davanti al suo piatto di pasta fumante, senza far nulla. Aspettava come intontito. Sintonizzato chissà su quale lontana frequenza. Gli occhi della donna guizzarono febbrilmente in pochi istanti per squadrare quell’inetto con la barba nera. Occhi furiosi, accecati dal nero odio. Tornò ad occuparsi alle faccende in cucina, scuotendo decisamente la testa. “Puoi mangiare adesso.” disse, scandendo le parole in tono perentorio. Il volume della tv non era eccessivamente alto e la moglie non sentì alcun tintinnio di posate. Passarono secondi come frustate violente alla sua schiena, senza nessun chiaro segnale dal tavolo del soggiorno. Sbirciò all’altezza della sua spalla destra e gli colò un rivolo di sudore dalla tempia. Caldo. Insopportabile. Senza tregua. “Mangia! Ho detto mangia!” Nessuna risposta provenne da laggiù.
D’un tratto la voce del giornalista perse irrimediabilmente potere fino a sciogliersi come zucchero nell’acqua. La sua mano ghermì il coltello giusto, dal manico nero e lucido. Scivoloso. Caldo. Insopportabile. Senza scampo. I suoi occhi si spensero, perdendo lucidità. Il volto si deturpò di un ghigno storto. “Mangiaaa!” urlò rabbiosamente, mentre tutta sudata raggiunse con uno scatto l’uomo che aveva sposato seduto alla sedia, colpendolo ripetutamente al collo, al petto, alle braccia. Il sangue si mescolò al sugo nel piatto e sporcò le posate e i tovaglioli.
I due coniugi proiettarono in quei pochi secondi molte diverse ombre, davanti alla finestra spalancata. Tristi ombre in movimento sotto la calda luce di agosto. Calda. Insopportabile. Senza alternativa. Da un mondo lontano, l’elegante giornalista riprese ad annunciare lentamente un’altra notizia: “Nuovo caso di apparente follia omicida nella calda provincia di…”

08/08

Estate di sete e colori assurdi,
porzioni in dolce armonia
e respiri condizionati per incanti vissuti.

Una parentesi d’occasione
me la racconti con una nota,
mi accerchi e non mi perdi di vista
mi conduci per inflessioni mai ascoltate.
E fotografi irriconoscibili crocevie,
sfami vuoti di preludio,
ricrei sensi perduti tra rinunce.

Estate di conferme e concezioni,
discioglie granelli di energia
nei cassetti di tempo altrui.

06/06

Fammi godere i confini della tua speranza
quando il mio sangue inacidito dalle regole
delinea vortici inconsapevoli
che stropicciano i simboli delle nostre mappe.

Adoro la tua grazia di lenta costanza
e faccio collimare brandelli di ogni sera
con il pensiero intimo di quei riccioli
soffici come sbuffi di borotalco.

La mia resistenza procura fame,
la tua attesa silente dichiara fedeltà
e a bordo di questa trama onirica
osserviamo lo sbocciare degli eventi
come timide ali di crisalide.

04/04

Invocate questo pervertito adulatore
che si regge sul piedistallo stanco
e che va in cerca della possibilità di una spiaggia
in una intricata, torturata confusione.

Cosa ci si aspetta da me?
Il regno nei cieli e la coperta sulle spalle?
Qualunque cosa sia progettata
non sono l’adepto prescelto.

Un appetito maligno
mi visita ogni notte
ma non sarà suggellato.

Un dolore suscettibile
sta forando la mia testa
ma non sarà illuso.

Avreste desiderio di qualcosa da me?
Vi sto forse deludendo?
Non sono mai stato d’accordo
sull’ormeggiare alla riva dei santi.

Qualunque delitto abbia commesso
è perchè ho fissato il foro di una pistola.

02/07

Sono lo scheletro danzerino
se chiudo gli occhi rimiro onde trasparenti
che indicano i tuoi prossimi passi.

Ho venduto i gusti della vita
per non temere la morte
ma inevitabilmente bisogna inchinarsi.

Trasformare l’attimo in universo
volare come un angelo nero
leggero, insolente e dal cuore bianco.

Che qualcuno salvi la pioggia,
le preghiere, le vicissitudini,
il senso della corsa e del traguardo.

Mordo.
Poi desisto.
Convinco.
Pignolo e furbo.
Bellissima agonia.
Esaltante mistero.

Un incubo da ricordare.

12/6

Incollare momenti
come schegge di follia
ma pulsanti di ragioni.

Bruciare attimi vitali
nell’arco di una domanda spezzata
e nel soffio di sentenze mai pronunciate.

Colorare suoni,
odorare pensieri,
disegnare frasi.

Galleggiamo in un equivoco,
in assenza del mai,
in presenza del forse.