02/06

Noi siamo nati nel ventre del suono
per diventare animali dell’ipocrisia
e per succhiare via il gelo della farsa
mescolandolo alla durezza di un’euforia.

Dove e quando
udirò i rintocchi
del mondo che mi spetta?

Voglio librarmi
tra gli angoli
dello spettacolo
col mio onore.

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TOUCH & TASTE

Dovrò pronunciare il tuo nome.
Dovrò rinunciare alla categoria.
Dovrò saldare il conto.
Dovrò assicurarmi che l’acqua scorra dentro me.
Dovrò barattare l’alba con la notte.
Dovrò giocare a nascondino con il demonio.
Dovrò risarcire la vittima.
Dovrò fumare la pipa.
Dovrò sprecare la mia ansia.
Dovrò offuscare le gioie.
Dovrò limitare i limiti stessi.
Dovrò sapere di miti e leggende.
Dovrò suonare il blues di ubriachi.
Dovrò mangiare alle spalle degli stolti.
Dovrò tutto e niente.

Ebbro.
In vena.
Geniale.
Testardo.
Generoso.
Egoista.
Parsimonioso.
Prega per noi.
Perdonaci.
Scivola.
Non cadere.
Spara il colpo finale.
Fa silenzio.

Tocca & assapora.

WARM

La donna si voltò nella luce opprimente di mezzogiorno ad osservare la tavola apparecchiata. Suo marito era ancora fermo lì, seduto davanti al suo piatto di pasta fumante, senza far nulla. Aspettava come intontito. Sintonizzato chissà su quale lontana frequenza. Gli occhi della donna guizzarono febbrilmente in pochi istanti per squadrare quell’inetto con la barba nera. Occhi furiosi, accecati dal nero odio. Tornò ad occuparsi alle faccende in cucina, scuotendo decisamente la testa. “Puoi mangiare adesso.” disse, scandendo le parole in tono perentorio. Il volume della tv non era eccessivamente alto e la moglie non sentì alcun tintinnio di posate. Passarono secondi come frustate violente alla sua schiena, senza nessun chiaro segnale dal tavolo del soggiorno. Sbirciò all’altezza della sua spalla destra e gli colò un rivolo di sudore dalla tempia. Caldo. Insopportabile. Senza tregua. “Mangia! Ho detto mangia!” Nessuna risposta provenne da laggiù.
D’un tratto la voce del giornalista perse irrimediabilmente potere fino a sciogliersi come zucchero nell’acqua. La sua mano ghermì il coltello giusto, dal manico nero e lucido. Scivoloso. Caldo. Insopportabile. Senza scampo. I suoi occhi si spensero, perdendo lucidità. Il volto si deturpò di un ghigno storto. “Mangiaaa!” urlò rabbiosamente, mentre tutta sudata raggiunse con uno scatto l’uomo che aveva sposato seduto alla sedia, colpendolo ripetutamente al collo, al petto, alle braccia. Il sangue si mescolò al sugo nel piatto e sporcò le posate e i tovaglioli.
I due coniugi proiettarono in quei pochi secondi molte diverse ombre, davanti alla finestra spalancata. Tristi ombre in movimento sotto la calda luce di agosto. Calda. Insopportabile. Senza alternativa. Da un mondo lontano, l’elegante giornalista riprese ad annunciare lentamente un’altra notizia: “Nuovo caso di apparente follia omicida nella calda provincia di…”

08/08

Estate di sete e colori assurdi,
porzioni in dolce armonia
e respiri condizionati per incanti vissuti.

Una parentesi d’occasione
me la racconti con una nota,
mi accerchi e non mi perdi di vista
mi conduci per inflessioni mai ascoltate.
E fotografi irriconoscibili crocevie,
sfami vuoti di preludio,
ricrei sensi perduti tra rinunce.

Estate di conferme e concezioni,
discioglie granelli di energia
nei cassetti di tempo altrui.

06/06

Fammi godere i confini della tua speranza
quando il mio sangue inacidito dalle regole
delinea vortici inconsapevoli
che stropicciano i simboli delle nostre mappe.

Adoro la tua grazia di lenta costanza
e faccio collimare brandelli di ogni sera
con il pensiero intimo di quei riccioli
soffici come sbuffi di borotalco.

La mia resistenza procura fame,
la tua attesa silente dichiara fedeltà
e a bordo di questa trama onirica
osserviamo lo sbocciare degli eventi
come timide ali di crisalide.

04/04

Invocate questo pervertito adulatore
che si regge sul piedistallo stanco
e che va in cerca della possibilità di una spiaggia
in una intricata, torturata confusione.

Cosa ci si aspetta da me?
Il regno nei cieli e la coperta sulle spalle?
Qualunque cosa sia progettata
non sono l’adepto prescelto.

Un appetito maligno
mi visita ogni notte
ma non sarà suggellato.

Un dolore suscettibile
sta forando la mia testa
ma non sarà illuso.

Avreste desiderio di qualcosa da me?
Vi sto forse deludendo?
Non sono mai stato d’accordo
sull’ormeggiare alla riva dei santi.

Qualunque delitto abbia commesso
è perchè ho fissato il foro di una pistola.

02/07

Sono lo scheletro danzerino
se chiudo gli occhi rimiro onde trasparenti
che indicano i tuoi prossimi passi.

Ho venduto i gusti della vita
per non temere la morte
ma inevitabilmente bisogna inchinarsi.

Trasformare l’attimo in universo
volare come un angelo nero
leggero, insolente e dal cuore bianco.

Che qualcuno salvi la pioggia,
le preghiere, le vicissitudini,
il senso della corsa e del traguardo.

Mordo.
Poi desisto.
Convinco.
Pignolo e furbo.
Bellissima agonia.
Esaltante mistero.

Un incubo da ricordare.

12/6

Incollare momenti
come schegge di follia
ma pulsanti di ragioni.

Bruciare attimi vitali
nell’arco di una domanda spezzata
e nel soffio di sentenze mai pronunciate.

Colorare suoni,
odorare pensieri,
disegnare frasi.

Galleggiamo in un equivoco,
in assenza del mai,
in presenza del forse.

10/4

Vogliamo cambiare stile
vogliamo ribaltare ruoli
vogliamo ispirare qualcosa di diverso.

Io amo ricadere in certi circoli
scolpisco statue di propositi contorti
indico l’entrata di sudici bordelli.

La savana ci attende
vigliacca e immorale
non siamo che i suoi saggi selvaggi.

Un uomo da buttare
che risparmia fino alla briciola
per riscattare una marea.

Analfabeta della vita
sono un iniquo bollore.

Prendimi.

SHAMPOO

Tarda sera. La luce biancastra del lampione lambiva i vetri del finestrino nel bagno. L’uomo vi entrò barcollando, con il volto corrucciato e lo sguardo perso. Era giunto puntuale il momento dello shampoo. Prese il flaconcino dall’armadietto e si sistemò in ginocchio sul tappetino persiano accanto alla vasca. Appoggiò subito i gomiti sui bordi reclinando dolcemente il capo e poi azionò distrattamente il rubinetto e il miscelatore della doccia che sembrava un sinuoso serpente d’argento. Rialzò brevemente la testa e guardò lo specchio appeso al muro di fronte a sé. C’era soltanto il resto della stanza dietro le sue spalle. Nessun essere orribile che ghignava con la bottiglia vuota in mano; solo il bagno e il suo fine arredamento. Chiuse gli occhi e si bagnò i capelli con l’acqua ormai tiepida. Vide delle facce sconvolte in quel microuniverso misterioso. Facce che articolavano parole senza suono. L’acqua scorreva in piccoli ruscelli rigando le sue tempie e ben presto si aggiunsero fiumiciattoli di profumato e denso shampoo. Le facce intanto continuavano a gridare nell’assurdo silenzio di quell’oscurità, terrorizzate ed incredule. Improvvisamente alcune bottiglie di Jack Daniel’s volteggiarono come streghe nel cielo cupo d’autunno. Erano luccicanti in quel profondo nero e scoppiarono in mille artigli di vetro. Dardi impazziti si scagliarono immediatamente contro di lui. Sentì subito un intenso bruciore alla nuca e spalancò con forza gli occhi. Cascate di sangue chiaro scivolarono sul fondo della vasca, mescolandosi all’acqua e allo shampoo, compiendo strani vortici di colori contrastanti. Provò il gusto del suo plasma mentre lo specchio rifletteva l’immagine del mostro. La sua bieca maschera deformata sghignazzava e respirava convulsamente. Osservò con apprensione il sangue sui capelli bruni, sul collo, sulle braccia, sui vestiti. Il mostro allora brandì con ferocia la bottiglia spaccata a metà. Un urlo acuto. Fine dello shampoo.