Cronistoria della notte

Le 22:57. Tutto tace. Nella camera da letto, i loro respiri riempiono l’aria di anidride carbonica. Fa caldo. Le finestre sono spalancate e una leggera brezza riesce a penetrare all’interno dell’appartamento dagli interstizi  delle tapparelle. Lui è adagiato supino, una mano appoggiata  al petto a seguire il movimento del torace e il braccio opposto lungo il fianco. Lei è prona, con le mani sotto il cuscino e la testa rivolta a destra verso la culla dove dorme il piccolo esserino di un anno e mezzo, accovacciato sul fianco sinistro, la testa appoggiata alle sponde. Piccole macchioline di luce gialla, proiettate sulla parete dove è appoggiato il letto da un lampione in strada, creano disegni obliqui e ordinati. Le 00:23. Passa un’auto, la luce si estende al soffitto, corre velocemente lungo la parete opposta alla finestra, trafigge lo specchio e muore sullo spigolo in alto, appena prima di colpire una minuscola ragnatela in via di realizzazione. Lui inizia a russare lievemente. Il bambino si sposta, staccando la testolina dal letto e distendendo la gamba destra. Il comodino scricchiola, il corpo di lei sussulta, pur rimanendo immobile nella posizione assunta. Le 1:13. Lei si sveglia, scende dal letto, si dirige verso il bagno, chiude la porta. Tira lo sciacquone, spegne la luce prima di aprire la porta, la richiude delicatamente, cammina verso il letto e sbatte contro gli zoccoli di legno lasciati sul tappeto. Il bambino si sveglia, piagnucola ad occhi chiusi. E’ caduto il ciuccio, lei tasta il lettino alla sua ricerca, lo trova, lo prende e glielo rimette in bocca. Il bambino si gira e si riaddormenta. Lei risale sul letto, si distende, dà un’ultima occhiata alla culla e chiude gli occhi. Le 2:46. Si sente in lontananza la sirena di un’ambulanza. Lui si sveglia, allunga il braccio, trova la schiena di lei. La accarezza, scorre la mano fino ai fianchi e le si avvicina premendogli contro il corpo. Le sfila gli slip. Lei si gira, lo bacia con gli occhi chiusi per il sonno e lo lascia fare in silenzio. Le 4:01. Lui si alza, va in bagno, poi si dirige verso la cucina a preparare il latte al piccolo. E’ così vorace che sembra non aver mangiato da giorni. Si sente l’aria che gorgoglia all’interno del biberon mentre il latte gli scorre in gola. Le 4:28 il bambino dorme di nuovo. Il camioncino del fornitore del latte fresco parcheggia davanti al bar al piano terra del palazzo. Spegne il motore, apre la portiera, che non richiude. Apre il portellone posteriore. Fa rumore. Nessuno si sveglia, né si muove. Il bambino adesso ha il respiro lento e profondo. Lei ha il lenzuolo attorcigliato alle gambe, che la cinge fino alla vita. Lui è completamento scoperto, un piede penzola fuori dal letto. Un cane abbaia al furgoncino che si allontana. Le 5:32. La tenue luce dell’alba si sostituisce ai lampioni che si spengono. Le rondoni garriscono. Una bicicletta cigolante scorre lungo la via. Il bambino è supino, mani dietro la nuca. Il ciuccio dondola lievemente tra le labbra, che abbozzano un sorriso, gli occhi sempre chiusi, mentre le palpebre si muovono. L’aria si è rinfrescata. Lei si rigira su stessa, alza il busto per guardare all’interno della culla, allunga la mano fino a prendere il lenzuolino per coprire il bambino, subito dopo si copre fino al collo. Le 6:45. La sveglia suona. La città sembra essersi svegliata. Lui si mette seduto sul letto, si stira, infilandosi le infradito e si alza trascinandosi fino dentro la doccia. Lei annusa il profumo di croissant che entra dalla finestra aperta. Si alza e si dirige in cucina a preparare il caffè. Le 7:48. Un clacson suona, il bambino si sveglia. Lei entra in camera con un sorriso enorme sulle labbra, lo prende in braccio e lo sbaciucchia dappertutto mentre il bambino ride e si divincola, scendendole dalle braccia. Lei si gira verso la finestra. Tira la cinghia della tapparella, inondando di sole la stanza. Lei guardo giù. Le persone camminano già veloci sui marciapiedi, mentre la signora del negozio di fronte pulisce la vetrina e il proprietario del negozio di sport mette fuori espositori di palloni e cartelli delle ultime offerte. Lui esce dal bagno con l’asciugamano attorno alla vita e chiama il bambino per augurargli il buongiorno. Lei fa per uscire dalla camera da letto e, prima di varcare la porta, guardando il comò, passa un dito sulla sua superficie: “Quanta polvere… E’ ora che mi decida a toglierla.”  In quel momento mi sento sollevare con un gesto veloce, poi mi stacco dal suo polpastrello e volo libero nell’aria prima di ricadere dolcemente sul pavimento vicino i piedi del letto: “Cavolo” dico “… da qui non vedo più niente!”