aperineve e una patatina

bene bene bene… allora con l’ultimo tipo? – ragazza convinta di essere ad un semplice aperitivo

l’ultimo tipo? un altro bla,bla,bla – ragazza convinta di non essere ad un semplice aperitivo

-arriva il barman con i due spritz, taglia la corda, ha fiutato il pericolo.

La ragazza non convinta ne beve un lungo sorso, inizia a spezzettare con i denti qualche patatina, sospira “l’ultimoo tipo?”

la ragazza convinta avverte il pericolo. Beve un lungo sorso a sua volta. Il silenzio degli innocenti è perfetto.

“L’ultimo tipo, eh? Vediamo…” altra patatina decapitata rumorosamente. Altro lungo sorso, ordina il secondo.

Arriva di nuovo il barman, appoggia con fare elegante il bicchiere colmo, taglia la corda, ha evidetemente realizzato il

pericolo.

“L’ultimo tipo? un altro bla, bla, bla. Un tipo così giusto, da non avere senso. Così presente, da sembrare assente. Così grande, da non vedere nulla. Così intellettuale, da non capire altrettanto. Una differenza iniziale che avrebbe dovuto essere una guida. Un continuo parlare, che avrebbe dovuto essere un appoggio. Il genere di incontri, che vorresti sempre, ma di cui ti accorgi che non vale niente. Un incrocio di sguardi, persi e presenti. Immersi in differenti sensi. L’uno un sesso senza direzione, l’altra un sentimento privo di azione. Se quando agiva c’era lo scopo, finiva sempre in un unico modo. E poi le sere a guardare oltre il finestrino, raccogliere racconti da svuotarsi l’anima, rendersi conto che si sta parlando da soli. Un dialogo ripetuto a regola d’arte, un copione che è sempre lo stesso, consumato e privo di senso. Un dolce fanciullo avanti coi tempi, ma che non ha ancora capito la differenza tra l’esserci e apparire. Avere l’idea, vagamente, che si sta assieme, solo di fronte al cameriere che chiede il conto dopo la cena. Pensare di avere ancora una chance col Destino, che se la ride il bastardone, convincersi che sia normale non sentirsi apprezzati. Perchè c’è crisi, anche per il rispetto. Lasciar scorrere qualche evento, sebbene valido allarme, convicersi del sbagliato, perchè il vero sarebbe troppo vero. Lasciare..lasciare?…lasciare! Quel suo voler cambiare le carte in tavola “non voglio perdere tempo, il mio” (ed io sono un tempo giusto?”) “so quello che voglio? (ed io sono desiderabile?) “voglio che tu sia presente” (ed io sono presente?) “credo nell’amore a prima vista” (ed io sono amore a prima vista?) “voglio una famiglia, ma non con te” (ed io sono un intermedio?) “ho dei progetti, ma riguardano me” (ed io sono il trampolino?) “ho bisogno di un aiuto” (ed io sono un pronto soccorso?)

ed io sono desiderabile?

sì, ma anche un poster nell’officina del mio meccanico lo è

ed io sono presente?

troppo, perfino per uno come te

ed io sono amore a prima vista?

per nulla, a prima vista c’è solo la Nutella

ed io sono un intermedio?

rivolgiti ad un prete piuttosto

ed io sono il trampolino?

al massimo per una maxi vasca idro-massaggio

ed io sono un pronto soccorso?

nemmeno per me stessa

La ragazza non convinta finisce anche il secondo bicchiere “..le fini rivelano gli inizi”, si dimentica di tutto. Forse al quarto bicchiere? La ragazza convinta, si convince ulteriormente, pagherà il conto al prossimo.

 

https://www.pianetadonna.it/pictures/2017/02/07/storia-dell-aperitivo-un-rito-tutto-italiano-1672382513[937]x[391]780x325.jpeg

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il sesso dei colori, estratto V parte

“Direttore, ha ricevuto la mia proposta per il concorso in fase di programmazione?” sollevo lo sguardo, Marc è sulla porta. “
L’ho guardato sì, l’idea di introdurre una fascia d’età per genere mi sembra logico, ma forse limita la partecipazione. Mentre noi puntiamo alla massa” Marc entra dentro socchiudendo la porta “la massa è un animale volubile” sorrido ironico “hai imparato il mio motto, visto che stai prendendo parte attiva al progetto penso di far bene a lasciarti il posto di Luis, stasera manderò alcune e-mail per coordinare i prossimi passi, il posto è tuo” Marc resta interdetto “capo, non vorrei fare qualcosa che renda l’aria in ufficio più tesa di quella che è” lo interrompo “dei rapporti in ufficio non m’importa, siamo qui per far fiorire l’editoria, Luis ha in mano questo progetto da due settimane e non è stato in grado di tirar fuori un ragno dal buco” Messaggio recepito?” spalanca gli occhi scuri e si massaggia dietro al collo  “va bene, l’indomani mattina ho altro materiale per il progetto” abbasso lo sguardo e ritorno al mio lavoro “va pure, lascia aperto”.
Do un’occhiata veloce all’orario, è mezzogiorno passato. Dovrei perlomeno mangiare qualcosa per passare il pomeriggio senza svenire sulla scrivania, lavorare intensamente è l’unico modo che fa scorrere le giornate in modo piacevole, almeno la pensavo così fino a quando non ho incontrato Annie. Potrei raggiungerla alla galleria nella pausa pranzo, rifletto. “Direttore, le idee che abbiamo steso nell’ultima riunione sono pronte per la prossima pubblicazione, procediamo?” Giulia fa capolinea. Giulia con una decina di libri in anteprima sulle braccia che le nascondono il viso “si procedete pure, vado in pausa e quindi non sarò in ufficio prima delle due, fermatevi anche voi, ne avrete bisogno, ottimo lavoro di squadra ragazzi” sparisce oltre il corridoio. Come fa a tenere quel peso, prima o poi la sentirò cadere in mezzo ad una cascata di pagine in bozza. Decido di raggiungerla alla galleria, spengo il MAC, fuori dalla finestra s’intravede una giornata di sole.
“Speravo di trovarti qui”
Annie è intenta ad osservare il ritratto, ci troviamo allo stesso punto dove quella sera mi diede lo schiaffo, la sera durante cui la barriera interposta si sgretolò ad ogni momento passato insieme. Curiosi i casi della vita, potrei rivedere davanti ai miei occhi una pellicola di ciò che è accaduto in questo posto. Un film in diretta dove siamo protagonisti indiscussi. “A ripensarci sento la guancia pulsare”. I nostri sguardi si scontrano nel silenzio, leggo del rammarico nel suo sguardo “cosa mi nascondi, Annie? Pensavo che avessi deciso di abbandonare la tua crisalide”. Si alza dal divanetto in pelle, s’avvicina tanto da poter sentire il suo respiro accanto al mio “le crisalidi sono per le farfalle pronte ad esplodere con le loro ali colorate. Dovresti dare un’occhiata nell’angolo a destra” aggiunge in secondo tempo cambiando il tono della voce. Faccio come dice, una piccola televisione pare, a guardarla bene invece è un bianco e nero dell’entrata della galleria “hai installato una telecamera? Da quando?”.
“da qualche settimana, se guardi bene ancora, puoi vedere di come offrono un’ampio sguardo sul via vai, ad esempio del via vai mattutino dei paesani”
Soppeso le sue parole “l’hai sempre saputo”.
“Più che saperlo ho solo capito e avuto modo di vedere. Ho installato le telecamere il periodo che hai iniziato a farti vedere più spesso da queste parti, non capivo cosa volessi, se eri un qualunque interessato ai quadri o forse un ladro da quattro soldi, visto come ti comportavi. Poi ho notato che non degnavi di attenzione nessun quadro eccetto questo. L’idee sono oscillate dal maniaco al ladro ossessivo, ho lasciato perdere il macabro ed ho pensato che fossi semplicemente interessato al quadro di mio marito”. Vedo che aspetta una mia reazione, la stringo ai fianchi come l’ultima volta insieme, sentendo la tensione crescere, non so bene se provare vergogna nell’accettare l’etichetta dello stalker.
“Tuo marito oltre che pittore e pure un povero cornuto. Se avessi avuto modo di capire che idee malsane avevi per la testa sul mio conto mi sarei comportato diversamente forse, ma vedo che non ti sei fatta problemi a venire a letto con me” la lascio andare, ma mi trattiene con un lungo bacio. Inteso, pieno, coinvolgente. Come i suoi colori, come il nero dei suoi capelli e la vitalità del rosso sulle labbra.
“Vorrei che fosse più semplice, diverso. Gestibile. Molla tutto e vieni a vivere da me” sgancio la bomba che da tempo aspettava di esplodere dal cervello alla bocca, detto nell’impulso suonava male, ma speravo che arrivasse la sincerità riposta nelle mie parole.
“Michele è tutto ciò che ho oltre la galleria. Un approdo sicuro, che coppia potremmo formare noi, all’infuori di tutto questo? Sei legato al lavoro molto più di quanto tu possa ammettere, mentre da parte mia sento che presto avrò bisogno di qualcuno che abbia una sincera voglia di starmi accanto”
Combatto tra gli impulsi, sento di poterla perdere tra le mie braccia. Con lei abbasso le difese, sgretolo le reticenze, il senso dell’etica e del dovere morale mancano di significato, lei che è una donna sposata, felicemente si potrebbe dire. Trattengo la delusione alle sue parole, un senso di solitudine si fa strada ed i ricordi di una settimana passata prendono tutto il retro gusto amaro della realtà “forse non ti è bastato vedermi ogni mattina, al solito orario, per vedere che vita fai le prime ore dopo esserti svegliata, per vedere, per capire”
“Non è questo, tu potresti bastarmi per altri momenti come questi, ma poi? Di me che resta, dopo un battito d’ali, arriverà un momento difficile e doloroso. Chi si prenderà cura di me se non sarò nelle forze di farlo?”
Allento la presa intorno la sua vita minuta “se non eri convinta di riporre fiducia in me avresti fatto bene a rimanere nella tua posizione, invece che accogliere una proposta che hai colto con piacere e di tua volontà”

Il gran finale

Troppe cose e il tempo che vola, mentre tu resti sempre la stessa, infondo non dispiace, sta diventando una questione di punti di vista. Situazioni, eventi, circostanze che tornano alle mente e di nuove, che poi di nuovo alla fine non hanno molto. Volti nuovi, ma vecchi pensieri. Con la sensazione che i giorni stiano scorrendo alla meno peggio, da che parte stavi, quando tutto poteva andare al meglio? Situazioni, eventi, circostanze che tornano alla mente e di nuove, che di nuovo hanno poco. Poi di nuovo i turni, il lavoro, macinare km a qualsiasi ora del giorno. Per cambiare strada, per perdersi. Ricordi che si fissano fin dentro le ossa e frasi che vorresti dimenticare, chi ha mai detto che il tempo può tutto? Discorsi che sembravano un copione di vecchia annata, un vino di qualità invecchiato male. Ubriacati ancora se puoi. Con la sensazione che i giorni stiano scorrendo alla meno peggio, da che parte stavi, quando tutto poteva andare al meglio?
Avevi dei pensieri, sì. E sai. Va quasi bene così. Situazioni, eventi, circostanze che tornano alle mente e di nuove, che poi di nuovo alla fine hanno poco.
Niente di imprevedibile, così è per tutti. Per non ricominciare, per non ripetere. Con la sensazione che i giorni stiano scorrendo alla meno peggio. Un compito di algebra che non ho completato. 
La sigaretta persa in macchina, il volume alto. La strada che è notte inoltrata. Finestrini abbassati, persa la voglia di parlare. La silente voglia di abbandonarsi al niente, ..il gran finale.

camerieri e caffè

Siamo in uno dei bar del centro più frequentati, clienti viziati, gente che si è messa dietro a fare il cameriere.
“Il suo caffè lungo signora” passa il primo di questi; lasciando la tazzina al centro del tavolino. Un pezzo di legno laccato nero che fa angolo. Appoggiato alla parete dove ha lasciato un impertinente segno. “Grazie” è una voce femminile, cliente fissa. “In caso desiderasse altro…” è una voce maschile dai toni cordiali. “No, sono apposto cosi”. La voce femminile si trasforma in occhi, occhi che hanno rivolto l’attenzione verso una coppia a distanza di qualche tavolo. Occhi che si trasformano in pensieri, se stessa. Pensieri che si trasformano in una quiete stanchezza.
Impossibile ignorare i segnali, stava nuovamente cambiando tutto. Una nuova fase di assestamento. Difficile fare previsioni. 
I camerieri ondeggiano tra i tavoli, sembra una coreografia senza sceneggiatura e regista. Pensieri che si trasformano in una linea rigida delle labbra “sposato? Avrà una famiglia? Figli? Divorziato?” Tutti noi abbiamo divorziato da un impegno importante almeno una volta. Porta alle labbra quel liquido aromatico amaro e dolce che sia. Perfino le cattive abitudini sono salutari.
Qualcosa cattura l’attenzione. Un uomo di media statura seduto affianco, davanti ad un paio di brioche ed un caffè doppio. Colazione da campioni?
Incuriosita finge di controllare dei messaggi sullo smarthphone, IG, whatsapp, facebook…
L’uomo se ne accorge e fissa lo sguardo per nulla intimidito. Afferrando con le dita della mano destra il bordo del tavolo.
Lei abbassa lo sguardo con fare annoiato, cercando chissà nelle pagine di internet. Passa qualche minuto. La coppia s’alza e lascia il resto sul tavolo, un bambino si lamenta del latte troppo caldo, un anziano fa cadere il quotidiano per terra, …
“E’ libero?” solleva lo sguardo, una brioche si presenta vicino al suo caffè. “E’ da qualche tempo che volevo chiederle di uscire, ma l’unico modo che ho trovato e aspettarla qua”
La voce femminile vince il momento che ha creato “sono una compagnia silenziosa”. Ora quel tavolo sembra più stretto e completo allo stesso tempo.  “Potrebbe andare bene anche così”
“Dopo di lei” fa, prima di dare un morso alla brioche.
Lei spegne lo smarthphone e lo ripone nella borsa accanto alla sedia, riprendendo a sorseggiare il suo caffè ormai tiepido. Il cioccolatino è ancora intatto.

i vortici del tempo

Occhi velati di fumo

capisco che sei stato il mio veleno

nel profondo essere il tuo stesso marchio

ma con un difetto di prefabbricato

sei stato acido

e poi miele

un mix mortale e mai vitale

intossicata e poi amata

in quale ordine?

di te porto spine e pistole

puoi spararmi e farmi sanguinare

di te ne ho l’abisso nella carne

a te supplico un rinvio

ti reputavo il migliore, l’eroe dei miei mondi

adesso ti guardo e piango

quei viaggi

quelle promesse

ne ho tanto e quasi mi intossico

così presente e così dolente

mi chiedo se leggi in me ancora il tuo marchio

hai dimenticato

non l’hai mai cercato

e quei viaggi

e quelle promesse

mi hai strappato i miei anni migliori

hai calpestato i miei sogni

mi è solo rimasto l’amaro

non sapere se ne uscirò fuori

di te ho tanto e niente

del vuoto che hai e di quello che lascerai

dovrò convincermi che sono nel torto

per poterti perdonare.

Se anche dopo capisci

se senti che hai trovato il tallone d’achille

se avverti fin dove hai iniziato a sanguinare

distillazione

Immagine tratta liberamente dal web

 

“Qualcosa da bere?”
rientriamo da poco da una cena fuori fra amici, si direbbe di me che sia il quadro della tranquillità al contrario di lei. Chiudo la porta e accendo il quadro luminoso della sala, qualche angolo rimane in penombra, va bene così.
“Non ho preferenze, basta che aggiungi un paio di cubetti di ghiaccio e andrà bene qualsiasi alcolico” dice sedendosi, allunga entrambe le gambe sul divano, sfilandosi i tacchi bordeaux, il tacco picchietta sul pavimento, prima l’uno e poi l’altro. L’abito da sera prende la piega sull’interno delle cosce.
Verso un paio di bicchieri di scotch “ho come la sensazione che sia il momento di parlare, non trovi. Questa cosa di vivere le situazioni e gli avvenimenti a modo tuo. come se fossi il regista della sceneggiatura, eppure vedo che continui ad andare contro la tua personalità”
Soppesa le parole, mordendosi il labbro “Mi conosci ormai. Ho addosso la terribile sensazione di essere al punto di partenza. Ovunque sia, in qualche modo. Ciò che sono prima o poi ritorna in superficie e distrugge il copione. E’ avvilente in un certo senso, gli sforzi che faccio per essere diversa, nei momenti più critici sono vanificati”.
Allontano dal divano il tavolino in vetro che impreca per l’insulto. Creo giusto lo spazio per me. “Cosa vuoi dire?” chiedo sedendomi ai piedi del divano bianco in finta pelle.  Penso distratto allo spreco di soldi, sfilandomi le scarpe lucide.
Rivolge lo sguardo al soffitto, lo sguardo annoiato “dico che nonostante i buoni propositi, una parte di me riesce a vincerli e qualcosa va perso, qualcosa perdo come fosse inevitabile”
Poggio la testa sulla parte libera, il bicchiere di scotch per terra “la tua parte che non vuoi ascoltare, continui a metterla a tacere. La soffochi. Andando contro corrente più verso te stessa che verso altri” risento la voce nella sala, siamo noi e le nostre parole, i nostri discorsi. Chi ha conosciuto qualcosa di più intimo e riservato?
Beve un lungo sorso di scotch, tossendo un poco.
“Vorrei che seguire me stessa fosse la strada giusta, credo che potrei essere felice. Non sono come te. Sembra la vita ti scivoli addosso, nella tua tranquillità mi ritrovo a guardarti con incredulità misto a stupore. Come una bambina messa davanti ad un trucco di magia che non conosce” si gira sul fianco, mi ritrovo all’altezza della piega del vestito sulle cosce, qualcosa mi distrae.
“Non c’è il trucco. Sono me stesso, sono ciò che voglio essere. Accontentarsi di tutto ciò che passa, essere passivi. E’ la strada giusta se vuoi renderti infelice. Non so quanto tu possa ancora resistere, rendendo infelice te stessa e infastidendo gli altri con il tuo comportamento da sofferente”
“Sei sempre così diretto” disse finendo di bere, nei suoi occhi si leggeva che stava soppesando ogni ultima parola.

Puzzle e società moderna

C’era la critica, l’incomprensione, la distrazione, l’imperfezione. Potevo dire di aver fatto abitudine, ma opponevo una perfezionata resistenza. Amareggiato di non essere la personalità ideale prefissata. Una lotta perenne tra ciò che volevo essere e ciò che dicevano sarei diventato da qui ad un passo. E’ la prerogativa dei sognatori, sognare. Da parte mia fantasticavo sul giorno in cui sarei tornato indietro con le mie medaglie al valore tatuate sul petto, frutto di una lunga battaglia contro me stesse e contro il Tempo. Man mano che passavano i mesi aumentavano responsabilità, criteri da rispettare, ordini ed incarichi, soffocavo il tempo ed il Tempo si stava ribellando a sua volta, soffocandomi a mia volta, curioso? Così al tutto si aggiungeva l’ansia di non arrivare, di non realizzare, di non passare l’ostacolo e di cadere nella trappola degli invidiosi. In mezzo ai momenti passati, poi, tutti meritiamo quel qualcuno, che prenda le tue debolezze e ne faccia un quadro di normalità. Quasi una soluzione che mette assieme i pezzi senza sforzo, gli stessi che a volte noi stessi non sappiamo che nome dargli.

 

immagine tratta liberamente dal web

A cosa pensi?

Sta camminando su di una superficie d’acqua. Lo trovo ironico considerando i millimetri di profondità. Ciò non lo dissuade, si crede Dio lo stesso. Gli piace che quello spazio conquistato abbia un senso di freschezza estiva, sebbene l’Autunno sia alle porte. Settembre 2016.

Chiede una foto. 

Vuole dimostrarmi che è capace di provare la leggerezza dei suoi anni. 

Inquadro per prima la tensione sulle labbra, sembra stia per scoppiare in una risata che mi coinvolgerà. 

Scatto. Un altro, poi ancora. Cambio prospettiva e sembra ancor più un adolescente. 

“Un ragazzino alla fine delle scuole”

Mi raggiunge sporcandomi di terra i jeans. Osserva il fattaccio “stai meglio senza”.  Per un momento ricordo esattamente il nostro primo incontro, prima di sapere verso  cosa sarei andata incontro, proseguendo questo cammino.

Tranquillo a piedi scalzi, un rametto impreca sotto la pianta del piede. 

A cosa pensi, mentre stai vivendo? Vorrei dirgli, prima dimenticarmi della domanda stessa.

apiediscalzi 

assomigliare a se stessi

Forse non l’hai saputo

dal più basso senso di colpa

quando guardo al futuro

un progetto personale

un progetto unidirezionale

hanno scambiato l’orgoglio con la cattiveria

la velleità con un sorriso di cortesia

di che pasta sei fatto?

E’ un puro ingegno restarsene al sole

mentre sai che è solo un illusione

dietro l’angolo l’ennesimo fallimento

un piano storto, la mancanza d’appiglio

l’irrefrenabile desiderio di esser libero

ancor prima di vivere per davvero

ti hanno già accusato di ipocrisia?

Forse loro sanno da che parte tira il vento degli onesti

Mentre non riesco a disegnare un’alba

ho in mano i colori di un tramonto imponente

trovi giusto il fastidio di essere contraddetti?

Dentro un voce che richiama il passato “non me ne sono mai andato”

Talvolta il suono delle giornate è più forte degli incubi della notte

ma quanto si spengono le luci della città

che musica ascoltano i sogni

E’ un valzer di pensieri fino all’alba

un’insonnia febbrile

mentre progetti un futuro personale

ti hanno già accusato di superbia?

forse loro sanno cos’è esser questo:

un vagabondaggio tra ladri e furbi

ci sono più progetti in corso che realizzati

ti dice qualcosa sul retrogusto delle tue giornate

se non fosse per chi dice di aver già vinto

ha forse dalla sua una qualche capacità in più?

prima di trovare una ragione valida

per vivere.