Il gran finale

Troppe cose e il tempo che vola, mentre tu resti sempre la stessa, infondo non dispiace, sta diventando una questione di punti di vista. Situazioni, eventi, circostanze che tornano alle mente e di nuove, che poi di nuovo alla fine non hanno molto. Volti nuovi, ma vecchi pensieri. Con la sensazione che i giorni stiano scorrendo alla meno peggio, da che parte stavi, quando tutto poteva andare al meglio? Situazioni, eventi, circostanze che tornano alla mente e di nuove, che di nuovo hanno poco. Poi di nuovo i turni, il lavoro, macinare km a qualsiasi ora del giorno. Per cambiare strada, per perdersi. Ricordi che si fissano fin dentro le ossa e frasi che vorresti dimenticare, chi ha mai detto che il tempo può tutto? Discorsi che sembravano un copione di vecchia annata, un vino di qualità invecchiato male. Ubriacati ancora se puoi. Con la sensazione che i giorni stiano scorrendo alla meno peggio, da che parte stavi, quando tutto poteva andare al meglio?
Avevi dei pensieri, sì. E sai. Va quasi bene così. Situazioni, eventi, circostanze che tornano alle mente e di nuove, che poi di nuovo alla fine hanno poco.
Niente di imprevedibile, così è per tutti. Per non ricominciare, per non ripetere. Con la sensazione che i giorni stiano scorrendo alla meno peggio. Un compito di algebra che non ho completato. 
La sigaretta persa in macchina, il volume alto. La strada che è notte inoltrata. Finestrini abbassati, persa la voglia di parlare. La silente voglia di abbandonarsi al niente, ..il gran finale.

camerieri e caffè

Siamo in uno dei bar del centro più frequentati, clienti viziati, gente che si è messa dietro a fare il cameriere.
“Il suo caffè lungo signora” passa il primo di questi; lasciando la tazzina al centro del tavolino. Un pezzo di legno laccato nero che fa angolo. Appoggiato alla parete dove ha lasciato un impertinente segno. “Grazie” è una voce femminile, cliente fissa. “In caso desiderasse altro…” è una voce maschile dai toni cordiali. “No, sono apposto cosi”. La voce femminile si trasforma in occhi, occhi che hanno rivolto l’attenzione verso una coppia a distanza di qualche tavolo. Occhi che si trasformano in pensieri, se stessa. Pensieri che si trasformano in una quiete stanchezza.
Impossibile ignorare i segnali, stava nuovamente cambiando tutto. Una nuova fase di assestamento. Difficile fare previsioni. 
I camerieri ondeggiano tra i tavoli, sembra una coreografia senza sceneggiatura e regista. Pensieri che si trasformano in una linea rigida delle labbra “sposato? Avrà una famiglia? Figli? Divorziato?” Tutti noi abbiamo divorziato da un impegno importante almeno una volta. Porta alle labbra quel liquido aromatico amaro e dolce che sia. Perfino le cattive abitudini sono salutari.
Qualcosa cattura l’attenzione. Un uomo di media statura seduto affianco, davanti ad un paio di brioche ed un caffè doppio. Colazione da campioni?
Incuriosita finge di controllare dei messaggi sullo smarthphone, IG, whatsapp, facebook…
L’uomo se ne accorge e fissa lo sguardo per nulla intimidito. Afferrando con le dita della mano destra il bordo del tavolo.
Lei abbassa lo sguardo con fare annoiato, cercando chissà nelle pagine di internet. Passa qualche minuto. La coppia s’alza e lascia il resto sul tavolo, un bambino si lamenta del latte troppo caldo, un anziano fa cadere il quotidiano per terra, …
“E’ libero?” solleva lo sguardo, una brioche si presenta vicino al suo caffè. “E’ da qualche tempo che volevo chiederle di uscire, ma l’unico modo che ho trovato e aspettarla qua”
La voce femminile vince il momento che ha creato “sono una compagnia silenziosa”. Ora quel tavolo sembra più stretto e completo allo stesso tempo.  “Potrebbe andare bene anche così”
“Dopo di lei” fa, prima di dare un morso alla brioche.
Lei spegne lo smarthphone e lo ripone nella borsa accanto alla sedia, riprendendo a sorseggiare il suo caffè ormai tiepido. Il cioccolatino è ancora intatto.

i vortici del tempo

Occhi velati di fumo

capisco che sei stato il mio veleno

nel profondo essere il tuo stesso marchio

ma con un difetto di prefabbricato

sei stato acido

e poi miele

un mix mortale e mai vitale

intossicata e poi amata

in quale ordine?

di te porto spine e pistole

puoi spararmi e farmi sanguinare

di te ne ho l’abisso nella carne

a te supplico un rinvio

ti reputavo il migliore, l’eroe dei miei mondi

adesso ti guardo e piango

quei viaggi

quelle promesse

ne ho tanto e quasi mi intossico

così presente e così dolente

mi chiedo se leggi in me ancora il tuo marchio

hai dimenticato

non l’hai mai cercato

e quei viaggi

e quelle promesse

mi hai strappato i miei anni migliori

hai calpestato i miei sogni

mi è solo rimasto l’amaro

non sapere se ne uscirò fuori

di te ho tanto e niente

del vuoto che hai e di quello che lascerai

dovrò convincermi che sono nel torto

per poterti perdonare.

Se anche dopo capisci

se senti che hai trovato il tallone d’achille

se avverti fin dove hai iniziato a sanguinare

distillazione

Immagine tratta liberamente dal web

 

“Qualcosa da bere?”
rientriamo da poco da una cena fuori fra amici, si direbbe di me che sia il quadro della tranquillità al contrario di lei. Chiudo la porta e accendo il quadro luminoso della sala, qualche angolo rimane in penombra, va bene così.
“Non ho preferenze, basta che aggiungi un paio di cubetti di ghiaccio e andrà bene qualsiasi alcolico” dice sedendosi, allunga entrambe le gambe sul divano, sfilandosi i tacchi bordeaux, il tacco picchietta sul pavimento, prima l’uno e poi l’altro. L’abito da sera prende la piega sull’interno delle cosce.
Verso un paio di bicchieri di scotch “ho come la sensazione che sia il momento di parlare, non trovi. Questa cosa di vivere le situazioni e gli avvenimenti a modo tuo. come se fossi il regista della sceneggiatura, eppure vedo che continui ad andare contro la tua personalità”
Soppesa le parole, mordendosi il labbro “Mi conosci ormai. Ho addosso la terribile sensazione di essere al punto di partenza. Ovunque sia, in qualche modo. Ciò che sono prima o poi ritorna in superficie e distrugge il copione. E’ avvilente in un certo senso, gli sforzi che faccio per essere diversa, nei momenti più critici sono vanificati”.
Allontano dal divano il tavolino in vetro che impreca per l’insulto. Creo giusto lo spazio per me. “Cosa vuoi dire?” chiedo sedendomi ai piedi del divano bianco in finta pelle.  Penso distratto allo spreco di soldi, sfilandomi le scarpe lucide.
Rivolge lo sguardo al soffitto, lo sguardo annoiato “dico che nonostante i buoni propositi, una parte di me riesce a vincerli e qualcosa va perso, qualcosa perdo come fosse inevitabile”
Poggio la testa sulla parte libera, il bicchiere di scotch per terra “la tua parte che non vuoi ascoltare, continui a metterla a tacere. La soffochi. Andando contro corrente più verso te stessa che verso altri” risento la voce nella sala, siamo noi e le nostre parole, i nostri discorsi. Chi ha conosciuto qualcosa di più intimo e riservato?
Beve un lungo sorso di scotch, tossendo un poco.
“Vorrei che seguire me stessa fosse la strada giusta, credo che potrei essere felice. Non sono come te. Sembra la vita ti scivoli addosso, nella tua tranquillità mi ritrovo a guardarti con incredulità misto a stupore. Come una bambina messa davanti ad un trucco di magia che non conosce” si gira sul fianco, mi ritrovo all’altezza della piega del vestito sulle cosce, qualcosa mi distrae.
“Non c’è il trucco. Sono me stesso, sono ciò che voglio essere. Accontentarsi di tutto ciò che passa, essere passivi. E’ la strada giusta se vuoi renderti infelice. Non so quanto tu possa ancora resistere, rendendo infelice te stessa e infastidendo gli altri con il tuo comportamento da sofferente”
“Sei sempre così diretto” disse finendo di bere, nei suoi occhi si leggeva che stava soppesando ogni ultima parola.

Puzzle e società moderna

C’era la critica, l’incomprensione, la distrazione, l’imperfezione. Potevo dire di aver fatto abitudine, ma opponevo una perfezionata resistenza. Amareggiato di non essere la personalità ideale prefissata. Una lotta perenne tra ciò che volevo essere e ciò che dicevano sarei diventato da qui ad un passo. E’ la prerogativa dei sognatori, sognare. Da parte mia fantasticavo sul giorno in cui sarei tornato indietro con le mie medaglie al valore tatuate sul petto, frutto di una lunga battaglia contro me stesse e contro il Tempo. Man mano che passavano i mesi aumentavano responsabilità, criteri da rispettare, ordini ed incarichi, soffocavo il tempo ed il Tempo si stava ribellando a sua volta, soffocandomi a mia volta, curioso? Così al tutto si aggiungeva l’ansia di non arrivare, di non realizzare, di non passare l’ostacolo e di cadere nella trappola degli invidiosi. In mezzo ai momenti passati, poi, tutti meritiamo quel qualcuno, che prenda le tue debolezze e ne faccia un quadro di normalità. Quasi una soluzione che mette assieme i pezzi senza sforzo, gli stessi che a volte noi stessi non sappiamo che nome dargli.

 

immagine tratta liberamente dal web

A cosa pensi?

Sta camminando su di una superficie d’acqua. Lo trovo ironico considerando i millimetri di profondità. Ciò non lo dissuade, si crede Dio lo stesso. Gli piace che quello spazio conquistato abbia un senso di freschezza estiva, sebbene l’Autunno sia alle porte. Settembre 2016.

Chiede una foto. 

Vuole dimostrarmi che è capace di provare la leggerezza dei suoi anni. 

Inquadro per prima la tensione sulle labbra, sembra stia per scoppiare in una risata che mi coinvolgerà. 

Scatto. Un altro, poi ancora. Cambio prospettiva e sembra ancor più un adolescente. 

“Un ragazzino alla fine delle scuole”

Mi raggiunge sporcandomi di terra i jeans. Osserva il fattaccio “stai meglio senza”.  Per un momento ricordo esattamente il nostro primo incontro, prima di sapere verso  cosa sarei andata incontro, proseguendo questo cammino.

Tranquillo a piedi scalzi, un rametto impreca sotto la pianta del piede. 

A cosa pensi, mentre stai vivendo? Vorrei dirgli, prima dimenticarmi della domanda stessa.

apiediscalzi 

assomigliare a se stessi

Forse non l’hai saputo

dal più basso senso di colpa

quando guardo al futuro

un progetto personale

un progetto unidirezionale

hanno scambiato l’orgoglio con la cattiveria

la velleità con un sorriso di cortesia

di che pasta sei fatto?

E’ un puro ingegno restarsene al sole

mentre sai che è solo un illusione

dietro l’angolo l’ennesimo fallimento

un piano storto, la mancanza d’appiglio

l’irrefrenabile desiderio di esser libero

ancor prima di vivere per davvero

ti hanno già accusato di ipocrisia?

Forse loro sanno da che parte tira il vento degli onesti

Mentre non riesco a disegnare un’alba

ho in mano i colori di un tramonto imponente

trovi giusto il fastidio di essere contraddetti?

Dentro un voce che richiama il passato “non me ne sono mai andato”

Talvolta il suono delle giornate è più forte degli incubi della notte

ma quanto si spengono le luci della città

che musica ascoltano i sogni

E’ un valzer di pensieri fino all’alba

un’insonnia febbrile

mentre progetti un futuro personale

ti hanno già accusato di superbia?

forse loro sanno cos’è esser questo:

un vagabondaggio tra ladri e furbi

ci sono più progetti in corso che realizzati

ti dice qualcosa sul retrogusto delle tue giornate

se non fosse per chi dice di aver già vinto

ha forse dalla sua una qualche capacità in più?

prima di trovare una ragione valida

per vivere.

amore urbano

Siamo alla solita ora del mattino, come accade con regolarità negli ultimi mesi, sto aspettando. Dovrebbe arrivare a momenti per aprire, Annie. In una città di modeste dimensioni come questa è riuscita ad ottenere un discreto successo, dopo l’apertura della sua galleria d’arte. Quadri su ispirazione di autori impressionisti. Aspiranti pittori e affermati, innamorati dello stile. Riprendono vita nomi entrati nella storia dell’impressionismo. Nomi come Cézanne, Pisarro, Picasso, Vincent Van Gogh, Monet. Dopo gli ultimi eventi nessuno dei due ha provato a contattare l’altro. L’unico legame degno di nota è rimasto il sesso della settimana passata. C’è poco da chiarire o discutere. Una voce interiore lo suggerisce. Un riverbero, un monologo che invita a mollare la presa. Che uomo sono? Un disilluso. Tengo botta per il lavoro, ho dedicato la maggior parte delle mie energie negli anni per ottenere una carriera, carriera che perse ogni lustro con il divorzio da mia moglie. Forse per questo in lei mi riconosco, ma che coppia potremmo formare con Annie. La cosa più curiosa, nonostante la conoscenza dei rispettivi domicili, è stata ridursi ad un incontro non del tutto casuale, ma vacuo. Eccola, ha i capelli nero corvini scompigliati, non sembra abbia dormito molto, si muove a scatti. Sbatte la portiera della macchina dopo essere scesa, sarà successo qualcosa con il marito? Povero cornuto, un po’ mi dispiace, ma è in buona compagnia. La osservo dall’altra parte della strada, la visuale interrotta dal passaggio di altra gente, macchine in ritardo che premono sull’acceleratore. Qualcosa è caduto, forse le chiavi, sento la sua voce imprecare, non deve essere di buon umore. Vado da lei. Ha raggiunto la porta d’ingresso, toglie la catena che tiene chiuso, il rumore metallico risuona per la via, vado? Sono le sette del mattino. Apre l’ingresso, richiudendo malamente. Non ho avuto modo di raggiungerla, ho tentato, risalgo in macchina, una giornata in ufficio attende.

Parcheggio nel solito posto, per qualche strana ragione ho fretta, fretta di arrivare, di finire le pratiche sulla scrivania e di ritornare alla galleria, ma la routine in cui siamo immersi non permette fuori programmi. “Gabriel, sembri nervoso” Giorgia in ufficio a quest’ora?. Sbotto stizzito “non penso che la questione ti riguardi, hai spostato gli appuntamenti del pomeriggio” apre l’agenda in pelle che porta sulle mani, se ne sta ferma ed in piedi osservandomi con sguardo torvo “che impegni hai preso? Le riunioni non si possono rimandare a capriccio”. Sbatto via il mouse sulla scrivania, finisce la sua corsa nel cestino della carta con un tonfo sordo, salvo. “Da quando puoi dire la tua? Ho lasciato correre le pratiche del divorzio, ma qui siamo nel mio ufficio, ti lascio la carica di segretaria che hai svolto al meglio, non farmi ricredere” mi guarda sbalordita, alcuni colleghi sono passati facendo dei risolini, qualsiasi cosa aumenta il senso di tensione che avverto sulle spalle e dietro il collo, non ci siamo stamattina. “Se c’è l’hai ancora con me per la questione del divorzio possiamo parlarne, mi spiace, eppure sai di come le cose fra noi non procedessero nel migliore dei modi” mi abbandono allo schienale della sedia, che mi accoglie stancamente piegandosi all’indietro “certamente, perchè adesso stare con un uomo che ti cornifica ti fa sentire, meglio. Oppure infinita, visto che mi hai sempre ripetuto di come la tua vita fosse a tratti limitata e finita nel nido che abbiamo costruito negli anni. In ogni caso, posso cercarmi un’altra segretaria. In ogni caso, ho passato la notte con un’altra donna. In ogni caso voglio rivederla nel pomeriggio” sbatte l’agenda sulla scrivania “benissimo” sibila, prima di uscire dall’ufficio. Avere come segretaria la propria ex moglie non è proprio una strategia vincente in ufficio, però sapeva il fatto suo.
Dovrò mettermi alla ricerca di qualcosa o meglio, qualcuno.