Promoter 2, il ritorno

In quest’epoca buia per il mondo del lavoro riuscire a trovare lavoretti da promoter non è male per una ragazza giovane e bisognosa di pecunia per campare. A volte stai ore e ore in piedi sui tacchi a sorridere come un ebete, altre volte cammini in lungo e in largo per la città in cerca di firme, contatti, indirizzi e-mail, altre stai nei supermercati pubblicizzando i prodotti più disparati. Capita di essere pagate poco, ma capitano anche paghe molto buone al piccolo prezzo di trovarti i piedi gonfi come zampogne e le gambe doloranti. Non bisogna essere superfighe altissime e anoressiche, io sono alta un metro e mezzo e non ho il fisico da modella di Vogue, ve l’assicuro. Certo, più sei gnocca più sono i lavoro per cui puoi candidarti, ma sapere un paio di lingue e avere anche solo un minimo di bella presenza è già ottimo per ottenere risultati.

Finita la mia mirabolante esperienza nel mondo della promozione della telefonia fissa, dopo le vacanze di agosto, eccomi di nuovo all’avventura, in cerca del Sacro Graal, del tesoro del drago, di una minima fonte di guadagno. Il bisogno di lavorare mi ha spinta anche a considerare promozioni in cui non si guadagna se non si vende, ma la mia famiglia mi ha minacciata di morte se avessi accettato questa truffa (eh, questa vita è davvero pericolosissima, si rischiano ammazzamenti in ogni momento!) e quindi mi sono buttata sull’alternanza di quattro diversi lavori, uno non pagato e uno pagato occasionalmente al mattino, baby-sitter al pomeriggio e… rullo di tamburi… la promoter la sera!

Questo lavoro è divertente perché non è difficile trattare con i ragazzi ubriachi che pascolano nella zona universitaria. Un bel sorriso e il più delle volte si mostrano interessati e partecipativi. La mia vita sociale è azzerata e le mie gambe sono di gelatina, ma almeno mi diverto, anche perché stavolta non devo vendere niente a nessuno. La fauna della movida serale è un po’ diversa: non mancano i signori “no, grazie” che provano anche a volare pur di evitarti (e anche i “no” e basta con tono da assassino infuriato e non si rendono conto che alla fine dei conti sei solo una poveretta che cerca di lavorare) e quelli “ho fretta” (Sì, di andare a sederti in piazza con una birra), i viscidi che ti scannerizzano la scollatura e ti chiedono baci sulle guance in cambio della mail (e in certi casi venderesti l’anima al diavolo per ottenere questi indirizzi pur di raggiungere la quota giornaliera prefissata; se poi avessi un euro ogni volta che mi dicono “dammi tu il tuo numero” sarei ricca!) e la tipologia “turista” è sostituita da quella dello studente “erasmus”: no hablo italiano..”, Sorry I don’t understand..” Nella mia città l’invasione degli ultracorpi si è materializzata sotto forma di frotte di ragazzi spagnoli, infiltrati ormai in ogni angolo.

Le nuove tipologie serali si dividono in maschili e femminili. Quelle maschili sono:

1. Il fattone antipatico:

“Non mi importa della tua petizione, a me interessa solo che legalizzino le droghe leggere”.

2.Il fattone simpatico:

Ride, ride tantissimo, ci mette un’ora a ricordarsi l’indirizzo e-mail, ma intanto scherza, straparla ed è gentile e disponibile. Fanno perdere un po’ di tempo ma sono esilaranti.

3. Il drogato perso:

“ugh.. err..” Lo evitiamo pure noi e basta.

4. Gli impezzatori:

Da me l’espressione “tirare la pezza” significa parlare tantissimo con qualcuno che vorrebbe andarsene. Dovrebbe essere il mio mestiere, ma a volte capita il contrario: trovi il vecchio pazzo solitario che vaga in mezzo ai giovuincelli cercando di attaccare bottone con tutti. Appena vedono una promoter le corrono incontro costringendola ad ascoltare cose a caso fino allo sfinimento. Il problema sono quelli che non lasciano la mail, ci sono anche alcuni che prima ascoltano te e poi partono con il loro monologo e quindi accetti lo sforzo di ascoltarli per un poco. In ogni caso sono di una pesantezza asfissiante!

5. L’alticcio:

“Ahahahahah siete furbi a fermare gli ubriachi, hic, non oppongono resistenza, hic, ma io sono ubriaco, hic” e biascica nome cognome mail rendendo il lavoro semplice e veloce.

6. Il moralizzatore:

Non firmano nulla, non lasciano nomi né indirizzi, ma fanno partire un processo dell’Inquisizione di un’ora spiengandoti perché fumare fa male (e si accendono una sigaretta), perché non bisogna bere (e stanno andando al pub), perché lo sport fa bene eccetera. Alcuni hanno un barlume di intelligenza e dicono cose sensate e non troppo ipocrite, la maggior parte li bombarderei col napalm.

 

Categorie femminili:

1. La ragazza da sola:

Spesso si ferma, ascolta, è gentile e collabora (qualche rara volta fugge come se avessi la faccia da stupratrice..)

2. Le ragazze in coppia:

E’ un prenderci, a volte sono carinissime e gentilissime, a volte sono Miss Acidità. Serpi velenose a due teste dallo sguardo truce e la voce pietrficante. Meduse moderne con la puzza sotto il naso.

3. Le ragazze in gruppo:

DA EVITARE. Gelose, competitive, inacidite come zitelle col culo basso, ti guardano come se fossi un orribile schifezza appiccicata sotto la loro suola anche se non hai nemmeno fatto cenno di rivolgere loro la parola. Auguro a tutte loro di non trovare mai lavoro. Amen.

4. La coppietta:

Non sempre, ma spesso fermare la coppia vuol dire che lui si ferma e lei si inviperisce e lo trascina via incazzata come una pantera. Ci sono anche i casi in cui lui ti ignora e passa oltre e quindi è lei che decide di essere cortese e si ferma ad ascoltarti. Ragazze non siate gelose, a noi promoter non può fregare di meno del vostro ragazzo! Grazie.

 

L’avventura della promoter si conclude con un ricovero in un centro per demenza senile. Legata al letto in preda al delirio, condannata a ripetere a tutti, continuamente, sempre le stesse quattro frasi.

Avventure di una Promoter alle prime armi

bambolavoodooGiorno 1:

Shorts minuscoli, infinitesimali, bianchi e trasparenti. Ovvio. Chiappe al vento e vedrete che la gente si ferma ad ascoltarci. Maglia sintetica, effetto sauna garantito, perché il sudore sotto il sole di luglio fa tendenza. Pettorina altamente infiammabile, tanto per essere sicuri dell’efficacia dell’effetto sauna, grazie. Cappellino rosso, così ci differenziamo dalle volontarie di Save the Children: che sia chiaro, noi siamo promotrici della telefonia fissa e di Internet velocissimissimo.

Siamo in mezzo alla strada, così tutti i passanti possono scannerizzarci il posteriore e impariamo a riconoscere la fauna locale:

Prima tipologia: il turista

-Scusi, vuole partecip…

-Sorry, I don’t speak italian/ Lo siento, no hablo italiano / Ich spreche kein italienisch

-Oh sorry…

Per noi tristemente inutili, ma sempre piuttosto gentili.

 

Seconda tipologia: il cafone

-Buongiorno, vuole…

-No (dito sventolato in faccia: sono odiosi) / No, grazie (meglio) / Ho fretta (ed entrano nel negozio a fare a shopping camminando alla velocità di un bradipo stordito: ok che ti rompo le scatole, ma almeno non dire cavolate che scema non sono)

La maggior parte dei casi

 

Terza tipologia: ragazzine che non hanno mai lavorato in vita loro, mantenute da papi

-Ciao, vorresti….

(sguardo sprezzante e tirano dritto)

Vi auguro la disoccupazione eterna.

 

Quarta tipologia: i perduti

-Scusi..

-Ah cara, mi sai dire dov’è questo negozio/quella via…

oppure:

-Ah ho visto la pubblicità di quella tariffa…

-No guardi, non ne ho idea, noi promuoviamo solo…

-Ah ok, vado in negozio, ciao.

Perdita di tempo.

 

Quinta tipologia: i cavalieri erranti

-Ehi ciao…

-Ciao, ma certo ti lascio la mia mail, il mio numero, il mio contatto twitter, facebook, google plus, instagram, tutto quello che vuoi, magari poi ci rivediamo, se hai bisogno di contatti ti porto i miei amici.

Grazie cari, grazie di esistere, rimanete marpioni, guardatemi il c**o finché volete e a voi tutto il karma positivo dell’universo. Tra loro stanno anche gli ex-promoter solidali che sanno quanto stressante sia fermare la gente per strada tutto il giorno.

 

Sesta tipologia: il viscido

-Buongiorno signore, noi stiamo promuovendo…

-Oh che begli occhi che hai, sei bellissima, che sorriso, mi dai il tuo numero? Vuoi venire a prendere un caffè?

Almeno lasciano il contatto, però è patetico, davvero, tirano delle pezze infinite, stanno lì re a raccontarti la loro vita, intercalando il discorso con apprezzamenti vari alla beltà della giovinezza. Sorridiamo per mezz’ora pregando non ci vogliano baciare e abbracciare, ma puntualmente un disgusto-bacio sulla guancia o un orrido-abbraccio ci tocca concederlo. Maledetta diplomazia.

 

Settima tipologia: i realmente interessati

Stanno lì, ascoltano la promozione, lasciano il contatto volentieri, sono gentili e sono rarissimi, una specie protetta…

 

Ottava tipologia: i cacciatori di gadget

Ti impezzano loro

-Cosa regalate?

-Cosa devo fare per avere i braccialetti

-Ma regalate i tablet?

-Regalate schede telefoniche?

-Cosa mi dai? Ne hai anche per nipoti, zii, figli, fratelli, cugini, nonni?

Il più delle volte fanno solo perdere tempo

 

Nona tipologia: i troll

Ti tengono lì a parlare come un idiota, ti fanno spiegare tutto e ti guardano con sorrisetto sardonico (anzi sadico), annuiscono e chiedono ulteriori informazioni. Dopo un’ora che parli e hai la lingua secca e mal di gola o se ne vanno dicendo -No non mi interessa- (dovete soffrire tantissimo!!!) oppure lasciano un contatto finto convinti di essere dei simpaticissimi geni del male, soprattutto quando fanno firme dalla forma fallica o scarabocchi a caso (sì, siete davvero dei tenerissimi mattacchioni, spero finiate in un call-center nel reparto reclami.

 

Decima e ultima tipologia: gli haters:

Sono loro a puntare noi, si avvicinano come furie imbizzarite e cominciano a urlare. Odio il vostro operatore telefonico, ho una causa aperta da anni, mi è arrivata questa bolletta. Non possiamo fare altro che prendere dimessamente gli insulti e poi far notare che noi non abbiamo nulla a che fare con l’azienda, siamo assunte tramite un’agenzia esterna e che non siamo mai state abbonate a quell’operatore in tutta la nostra vita.

Gli insulti immeritati sono un ottimo modo per cominciare bene la giornata, non risparmiateci, davvero, ci piace, la nostra colazione dei campioni (tono acidoironico).

 

Giorno 2:

Chiappe più sode, gambe doloranti, ancora abbastanza entusiasmo.

 

Giorno 3:

Le risorse umane ci tampinano, hanno pretese, ci controllano, ci stressano, più otteniamo buoni risultati più vogliono. Ci succhierebbero anche il sangue se ciò li facesse guadagnare ulteriormente. Non dormono mai, chiamano e scrivono a tutte le ore del giorno e della notte per assicurarsi che come squali attacchiamo ogni passante inerme che incontriamo.

Non preoccupatevi, nessuno ci sfugge, aspettiamo a pelo d’acqua, siamo coccodrilli che aspettano che il branco di gnu venga ad abbeverarsi, siamo leoni che accerchiano le gazzelle spaventate. La città è la nostra giungla e nessuno è in salvo.

 

Giorno 4:

L’odio verso la gente è insopportabile. Ormai sono rimasti solo turisti inutili. Abbiamo impezzato tutto l’impezzabile. Ancora non cediamo allo sconforto, anche se la nostra vita sociale è azzerata e gli amici ci danno per disperse. Lavoriamo nei week-end e la sera siamo troppo stanche per esistere, non preoccupatevi però, ancora pochi giorni e sarà finita.

 

Giorno 5:

Desiderio di rinchiudersi in una grotta oscura, di ritirarsi nel deserto, di seppellirsi sotto il cucuzzolo di una montagna. Il prossimo che mi scannerizza il posteriore, che mi sventola il dito in faccia, che mi guarda con pietà o disprezzo, che mi tiene un’ora a parlare e poi non mi lascia il contatto giuro che lo mangio. Ho le chiappe d’acciaio a forza di camminare, l’abbronzatura da camionista, le abitudini alimentari completamente sballate e voglio dare fuoco a tutto. Sapevatelo.

 

Ora, questa storia non è ancora finita, ma qui la chiudo, prima voglio solo spiegarvi la morale. Innanzitutto non siate viscidi con le belle ragazze: gli approcci via facebook sono patetici e non è che se ho foto da promoter nel profilo allora hai il permesso di scrivermi alle otto del mattino; gli approcci per strada sono ancora peggio, sappiate che parliamo con chi ci prova perché siamo obbligate a farlo ma se provate a scroccare bacini in realtà desideriamo solo calciarvi tra le gambe; gli approcci da stalker sono anche peggio: vi vediamo quando ci seguite in giro per il centro, mettete i brividi e fate anche venire un poco di nausea!

La morale principale però è questa: quando incontrate ragazze disperate per strada abbigliate ridicolmente, abbiate per loro una parola gentile, aiutatele, non siate scortesi, stanno solo cercando di lavorare in questo mondo sommerso dalla crisi. Vi conviene anche perché ho intenzione di creare corsi di “Voodoo e Maledizioni Comparate” per Promoter stressate (uomo avvisato…)

Un appunto per chi si occupa di marketing: shorts bianchi?? davvero??? ma anche no cavolo, siete malati! E poi, promozioni a fine luglio??? sul serio?? cambiate spacciatore!! Grazie.

 

VanessaMedea