Girasoli

Vorrei regalarti un girasole.
Sono coraggiosi i girasoli,
innamorati del Sole,
lo cercano, sempre,
anche nei giorni più scuri,
quando imperversa il temporale.
Chinano il capo un attimo,
ma mai domi,
per risollevarlo, poi,
pazienti e fieri,
al riapparir di quella amata luce,
perché il Sole,
(lo sanno i girasoli),
torna, torna sempre.

Lucia Lorenzon, 4 giugno 2020

Il momento perfetto

Era una giornata afosa, la calura avvolgeva tutte le cose in un’aura di molle pigrizia. Anche i fiori erano troppo accaldati per muoversi e il silenzio sembrava più profondo di quel che in realtà non fosse. Le cicale, i grilli e gli uccellini, instancabili e indifferrenti alla temperatura, facevano risuonare l’aria dei loro cicalii e cinguettii, fischi e richiami. Ma era un sottofondo talmente naturale e delicato che si armonizzava perfettamente col silenzio dando l’impressione di non interromperlo. Nel giardino l’erba era appena stata tagliata e innaffiata e il lieve profumo di terra fresca era inebriante e dolce. In quel punto, vicino alla piscina, una tenue brezza accarezzava la pelle. Fresca quanto bastava per rendere l’afa piacevole senza far rabbrividire il corpo bagnato dopo il tuffo.

Il sole diramava i suoi raggi creando giochi di ombre fra le foglie verde smeraldo dei rovi donando la vita alle piccole more scure che punteggiavano i cespugli. Sfiorava i petali e lambiva i rami e l’erbetta. Irraggiungibile e arrogante, splendeva al centro del cielo più azzurro che si possa vedere. Un azzurro perfetto, pieno, senza macchie o sbavature. Nessuna sfumatura, solo l’azzurro intenso e i raggi del sole si vedevano lassù.

Dal lettino, avvolta nella luce calda, si vedevano le increspature sull’acqua della piscina che risplendevano come una miriade di diamanti ballerini con un ritmo che solo loro potevano sentire. Tutta la superficie appariva blu chiara per via del colore della vasca. L’acqua cristallina vibrava lievemente, senza fretta, senza rumore, per non disturbare l’idillio del momento. Appena percettibile, l’odore del cloro sapeva di vacanze e di giochi e di riposo. Il giorno d’estate perfetto nel luogo perfetto si stagliavano lì, spavaldi, nell’angolo di un giardino qualsiasi, una vispa mattina di un’estate qualsiasi.

La perfezione dell’armonia di suoni, colori, odori e sensazioni. La perfezione in un cielo limpido, in un prato verde, in una cicala innamorata. Un ronzio, una piccola ape ricoperta di polline torna a casa. Un cinguettio, più forte, ma la mamma torna subito nel nido con il cibo per i suoi neonati. Un alito d’aria appena troppo tiepido, forse. Una nuvola solitaria che fa il suo corso attraverso il cielo il cui azzurro è ora solcato dalla scia bianca di un aereo. Qualcuno è là, più vicino al sole, avvolto in quell’azzurro esagerato. Una libellula sfiora l’acqua interrompendo per un momento il ritmo impeccabile dei diamanti di luce. Ogni piccolo neo sulla perfezione rende più chiara e percepibile la divinità mirabile del momento. Rende reale il luogo da sogno, troppo esatto per durare a lungo. Non avrebbe nessun valore se durasse più di pochi istanti.

Ed ecco che l’acqua della piscina diventa più scura. Blu intenso, quasi oleoso. L’ombra di una nuvola impetuosa e carica di pioggia si allunga spregiudicata, impassibile di fronte alla perfezione. Il verde è più grigio e l’azzurro è più nero. Le cicale tacciono. Gli uccelli trovano rifugio. Gli odori si intensificano e diventano più bagnati, più terrosi, sapevano di malinconia e di tensione.

L’audacia di un fulmine, lo scroscio della pioggia. Il momento perfetto è finito. E ora tocca al temporale mostrare la sua roboante perfezione. Nella sua insolenza per aver interrotto la pace, ostenta il trambusto del suo divino furore.

 

VanessaMedea